Lo stato di fermo posto dalla polizia di Parigi all’eurodeputata franco-palestinese, Rima Hassan, continua ad alimentare dubbi sulla sua natura. Il provvedimento è stato definito «sconcertante» dal partito di Hassan, La France Insoumise (LFI), e «completamente illegale» da Vincent Brengarth, l’avvocato della trentatreenne. Quest’ultima, accusata di «apologia di terrorismo», dovrà presenziare all’udienza che si terrà il 7 luglio. Per ora sono stati forniti chiarimenti su alcuni punti sollevati al momento dell’arresto.

Mancata applicazione dell’immunità parlamentare per Rima Hassan

«Perfettamente illegale»: queste le parole di apertura Brengarth durante la conferenza stampa. Il primo punto sollevato dall’avvocato è proprio la mancata applicazione dell’immunità parlamentare, il cui scopo è quello di «proteggere i parlamentari dalle pressioni che costituirebbero minacce di arresto o di azioni penali per dichiarazioni e posizioni politiche che rientrano nell’ambito della libertà di espressione». Secondo quanto sostenuto dall’uomo, le autorità hanno «inventato il procedimento» affinché fosse possibile superare l’applicazione dell’immunità (poiché esistono dei limiti in caso di “flagranza di reato”). A questo si somma la fuga di notizie alla stampa ritenuta tutt’altro che fortuita, ma pianificata per danneggiare la reputazione di Hassan.

Presunto possesso di droga e fuga di notizie

Nello specifico, si fa riferimento al presunto possesso di droga segnalato al momento dell’arresto. La donna, ribadisce l’avvocato, era consapevole che sarebbe stata perquisita e inventariata. Pertanto, fermo restando che Hassan non fa uso di droghe, è impensabile che «si sarebbe presentata alla polizia con una valigia contenente droga». Oltre a ciò, quel che è stato trovato era Cbd, uno dei principali componenti attivi della pianta di Cannabis, che non ha effetti né narcotici né psicotropi. Hassan, riferendosi al prodotto legale, ha fornito indirizzo e luogo d’acquisto per permettere agli inquirenti di fare i dovuti accertamenti. Le autorità, in aggiunta, hanno anche svolti l’esame delle urine. Test che ha rivelato il mancato uso di droghe o stupefacenti.

Vincent Brengarth ribadisce ancora la scorrettezza della fuga di notizie avvenuta «mentre Rima Hassan era sotto custodia della polizia, dando origine a una storia di disinformazione nei suoi confronti». L’avvocato pretende che l’indagine in questo senso vada fino in fondo, poiché «si tratta di flagranza di reato». Brengarth ha poi dichiarato: «Ci aspettiamo che le persone che hanno fatto trapelare queste informazioni vengano condannate e che vengano prese delle sanzioni amministrative. Perché riteniamo che il Ministero dell’Interno abbia fallito nel non permettere la diffusione di queste informazioni».

Dove nasce l’accusa di apologia di terrorismo?

Nel dettaglio, Rima Hassan è stata arrestata nell’ambito di un’indagine del Centro nazionale per la lotta all’odio online. Le autorità fanno riferimento a un post del 23 marzo pubblicato su X in cui l’europarlamentare ha scritto: «Kōzō Okamoto: Ho dedicato la mia giovinezza alla causa palestinese. Finché c’è oppressione, la resistenza non è solo un diritto, ma un dovere». L’uomo citato nel post è l’unico del commando giapponese dell’Armata Rossa sopravvissuto all’attacco avvenuto all’aeroporto di Lod (ora aeroporto Ben-Gurion) il 30 maggio 1972 che causò 26 vittime. L’avvocato ha dichiarato che l’unica finalità del post è ripetere i termini di una citazione. Inoltre, in alcun modo Hassan «sostiene o provoca alcuno degli atti di cui Kōzō Okamoto». È piuttosto un’«osservazione di uno stato d’animo, una filosofia di resistenza all’oppressione».

Stefania Cirillo