Yoko Yamada è nata a Brescia nel 1993, ma non si conosce l’esatto giorno della data di nascita. La madre è italiana mentre il padre è giapponese. Dopo aver studiato a Brescia, ottenuto il diploma decide di trasferirsi a Venezia per studiare la lingua del padre frequentando l’università.

Nel 2020 arriva a portare in scena il suo primo spettacolo, “Pizza sul gelato”, per poi prendere parte alla prima stagione di “Stand up Comedy” di Comedy Central.

La consacrazione per la comica Yoko Yamada arriva con la televisione: nel 2023 partecipa a Italia’s Got Talent e raggiunge la finale, portando la stand-up comedy su un palco seguito da milioni di spettatori. In seguito viene invitata in programmi comici su Comedy Central e partecipa a festival nazionali, consolidando la propria posizione nella scena italiana. Ha ricevuto anche il Premio Satira di Forte dei Marmi, riconoscimento che ne certifica l’originalità.

Tra la fine del 2023 e il 2024 ha nuovamente calcato il palco dei teatri, per più di 50 date, con il suo secondo spettacolo Mary Poppins e i Doni della Morte. La stagione TV 2025, invece, la annovera fra i protagonisti della una nuova produzione comica di RAI2 Audiscion e nel cast di THE TRAITORS Italia su Prime Video oltre alla ormai consolidata presenza nella nuova stagione di Stand Up Comedy (Eagles Pictures) su Comedy Central.

Le origini di Yoko Yamada

Parlare dei genitori di Yoko Yamada significa capire quanto le sue origini siano parte integrante della sua comicità. Il padre, giapponese, arrivato in Italia negli anni Settanta, ha portato con sé un mondo fatto di abitudini diverse e regole precise. La madre, italiana, le ha trasmesso la spontaneità e il legame con la terra bresciana. In casa, queste due anime hanno sempre convissuto, dando vita a un ambiente ricco ma anche fonte di contrasti.

Nelle sue esibizioni, Yoko racconta spesso di come il cognome “Yamada” abbia suscitato curiosità, equivoci o domande stereotipate. Lo trasforma in materiale comico, smontando con intelligenza quelle situazioni in cui l’apparenza sembra dire tutto, ma non racconta nulla. Proprio da questa esperienza personale nasce il suo modo di affrontare il palco: prendere i pregiudizi e ribaltarli, trasformandoli in occasione di risata collettiva. Anche lo studio universitario della lingua giapponese a Venezia va letto in questa chiave: non un vezzo accademico, ma un bisogno autentico di riconnettersi a un pezzo di sé.

Il coming out

Sul palco, con la naturalezza di chi ha imparato a trasformare la propria vita in racconto, Yoko scherza perfino sugli stereotipi razzisti: “Avete presente quello che dice che gli asiatici non reggono l’alcol? È tutto vero”.

Da lì parte il racconto del giorno in cui decise di dire ai suoi familiari che era lesbica, in piena festa giapponese dei bambini organizzata… nel giardino di casa a Brescia. “Eravamo tutti in giardino”, racconta nel monologo, “papà con il microfono in mano, un po’ di sakè di troppo e un discorso d’amore per l’Italia: ‘O sole, o mare’… e poi si è trasferito a Brescia!”. Proprio in quella cornice surreale, Yamada prende la parola: ‘Ho un annuncio importante da farvi’.

La zia, immaginando chissà cosa, esclama: ‘Oddio, sei astemia?’. Ma la notizia è un’altra: Yoko dichiara di essere lesbica. “Ma neanche uno spritz?”, ribatte la zia. “No, zia, ma ti stai concentrando sulla cosa sbagliata”.