Avere una casa è un diritto, o almeno dovrebbe esserlo. Eppure, uno degli elementi fondamentali per condurre una vita dignitosa diventa sempre più difficile. Per questa ragione sette Paesi dell’Unione europea si sono rivolti a Bruxelles poiché sostengono che uno dei problemi sia proprio il mancato allineamento tra le norme UE e quelle nazionali. Questo fattore, a loro detta, rischia di rallentare o prolungare inutilmente i progetti edili urgenti e necessari. Tra i sette Paesi figura proprio l’Irlanda che sta affrontando una significativa crisi abitativa, proprio a causa dell’aumento degli affitti e dalla conseguente carenza di offerta.

James Browne, il ministro irlandese dell’Edilizia, riferisce l’aumento della lista di progetti di affitti a basso costo destinati a coloro il cui reddito è troppo elevato per abitare in case popolari, ma eccessivamente basso per potersi permettere il mercato degli affitti privati. Il problema, tuttavia, non è circoscritto esclusivamente all’Irlanda. I dati UE riportano che tra il 2010 e il 2024 i prezzi delle case sono aumentati del 53%, mentre gli affitti del 25%. I tentativi di Bruxelles di semplificare la regolamentazione attraverso i pacchetti “Omnibus” -pacchetti di semplificazione legislativa volti ad accelerare la proceduta- hanno generato timori in merito a possibili rallentamenti per i progetti urgenti.

I Paesi UE sollevano preoccupazioni legate al settore dell’edilizia

L’Irlanda, come accennato poco prima, non è l’unico Paese a sostenere che vi siano problemi legati al settore dell’edilizia. Congiuntamente Austria, Grecia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia ribadiscono che le complicazioni non sono alimentate dall’eccessiva regolamentazione, ma da un mancato allineamento delle leggi dell’UE. Il centro nevralgico è il processo di approvazione dei progetti edili che uniscono sia norme comunitarie che nazionali. Pertanto, la richiesta è che vengano presentate regole più incise e chiare, invece che una riduzione della burocrazia.

La Commissione europea, con l’intenzione di accelerare le procedure legislative, ha cercato di abbattere gli ostacoli che potevano intaccare non solo gli investimenti, ma la crescita stessa. Il Commissario Dombrovskis l’ha definita una «pulizia profonda» per accrescere la competitività dell’Europa. Quest’ultimo ha dichiarato a Euronews: «Abbiamo fissato obiettivi ambiziosi per ridurre gli oneri amministrativi complessivi del 25% per tutte le imprese, del 35% per le piccole e medie imprese, il che implicherebbe tagli in termini di costi amministrativi annuali di circa 37,5 miliardi di euro». Eppure, i critici ritengono che i pacchetti Omnibus vadano a intaccare le fondamenta del Green Deal, cioè la strategia di crescita dell’UE lanciata nel 2019 per trasformare l’Europa nel primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Ciò che serve agli europei, sostiene Sonja Leyvraz sono «leggi sull’edilizia e sull’energia che funzionino, non di minori tutele».

Stefania Cirillo