L’intelligenza artificiale è, dal giorno in cui è stata annunciata, al centro del dibattito pubblico. Sicurezza e affidabilità si inseriscono in un blocco di domande che toccano gli sviluppatori e gli utenti stessi. Eppure, la rapidità con la quale aumenta in efficienza e rapidità, un’altra domanda sorge spontanea: l’IA ci ruberà il lavoro? È un quesito complesso e prevedibile solo entro una certa misura, tuttavia Jensen Huang, il CEO di NVIDIA, ha voluto fornire una risposta ottimistica.
Secondo Huang l’IA creerà posti di lavoro
È importante precisare che l’IA non nasce con lo scopo di sottrarre posti di lavoro, bensì migliorare la qualità della vita. Come è stato dibattuto, uno strumento tecnologico di simile portata non rappresenta di per sé un problema, a patto che questo venga impiegato correttamente. Il dubbio è alimentato da episodi in cui assistiamo a una riduzione del carico di lavoro o da riorganizzazioni interne che, di conseguenza, generano allarmismo. L’ipotesi non sembra inverosimile o lontana, eppure il CEO di NVIDIA (azienda che favorisce progressi in IA), crede che la scenario futuro sia migliore di quello ipotizzato.
Durante un incontro organizzato dal Milken Institute, Huang è andato oltre il semplice ottimismo, affermando che l’intelligenza artificiale non solo non sottrarrà posti di lavoro, ma andrà a crearne di nuovi. Sostiene, inoltre, che potrebbe condurre verso una prossima fase di industrializzazione. Parte del suo discorso è legato alla necessità per l’IA di infrastrutture specializzate e, nello specifico, centri di produzione e hardware. Tutte questi fattori, a suo dire, genereranno domanda di lavoro. Huang aggiunge che la scomparsa di interi ruoli è pressoché impossibile, tenendo conto dell’ampia gamma di funzioni che lavoratori professionisti possono svolgere a differenza delle macchine.
Il pensiero di Huang va oltre le ipotesi più allarmistiche che, come da lui sostenuto, rischiano di limitare l’adozione della tecnologia. È impensabile per il CEO che l’IA vada a sostituire l’uomo o, addirittura, causare un crollo dell’occupazione. Il suo pensiero è mediamente condiviso da aziende analoghe del settore che pongono l’intelligenza artificiale come motore, anziché come freno. L’idea, comunque, viene valutata come ottimistica e non come realistica. Per questa ragione diventa sempre più pressante credere che una regolamentazione sia necessaria per tutelare il lavoro e i lavoratori.
Stefania Cirillo





