In Georgia, dieci persone hanno ricevuto condanne tra i due e i sette anni di detenzione per via delle proteste dello scorso ottobre intorno al palazzo presidenziale della capitale Tbilisi, mentre erano in corso le votazioni per eleggerne il sindaco e il consiglio comunale. Tra i reati per i quali sono accusate figura l’aver organizzato delle azioni violente per rovesciare il governo e l’ordine costituzionale. Tra i condannati ci sono attivisti ed esponenti dell’opposizione.

Coinvolto anche Paata Burchuladze, un cantante d’opera molto famoso nel Paese, considerato uno dei promotori della manifestazione. I giudici hanno condannato lui e altri quattro imputati a sette anni di carcere; altri quattro hanno ricevuto una pena di cinque anni. Il verdetto contro l’ex funzionario del Ministero dell’Interno Irakli Shaishmelashvili (due anni) è invece arrivato in absentia. Tutte queste condanne sono un segnale evidente della repressione delle opposizioni da parte del partito filorusso Sogno Georgiano, al governo dal 2012, e che influenza fortemente la magistratura.

Le proteste in Georgia contro il partito filorusso Sogno Georgiano

Oltre che nella capitale, lo scorso ottobre si è votato in altre sessanta città. Tutte le elezioni erano state boicottate dai due principali partiti di opposizione, poiché ritenute irregolari. Migliaia di cittadini avevano sfilato in segno di protesta per le vie di Tbilisi; verso la fine, un gruppo di manifestanti si era diretto verso il palazzo presidenziale, tentando di assaltarlo. Altri, invece, avevano innalzato delle barricate nei pressi dell’edificio, scontrandosi con la polizia in tenuta antisommossa. Le forze dell’ordine erano intervenute sulla folla usando cannoni d’acqua e spray urticanti.

Sogno Georgiano, che negli ultimi anni ha disposto l’arresto di molti leader dell’opposizione e giornalisti contrari al governo, aveva rivendicato la vittoria delle elezioni in tutti i comuni. Il partito si era imposto anche nelle parlamentari, a loro volta contestate per presunti brogli denunciati sia dalle opposizioni che da osservatori indipendenti.

Il loro trionfo non era stato infatti riconosciuto neanche dall’ex presidente Salome Zourabichvili, che aveva denunciato influenze russe nella campagna elettorale. Le proteste si erano allargate ulteriormente dopo la decisione dell’esecutivo di rimandare al 2028 i colloqui per entrare nell’Unione Europea, un argomento molto delicato e piuttosto sentito nel Paese.

Federica Checchia