I ministri degli Esteri di trentasei Paesi, tra i quali l’Italia, hanno approvato una risoluzione per istituire un tribunale speciale che si occuperà di processare Vladimir Putin per i crimini commessi durante la guerra in Ucraina. La sua sede sarà all’Aia, nei Paesi Bassi, e opererà internamente al Consiglio d’Europa, un’organizzazione per i diritti umani che ha assunto un ruolo guida nell’affrontare il vuoto giurisdizionale lasciato dalla Corte penale internazionale, ma avrà giudici e pubblici ministeri propri.

Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, che ha partecipato alla cerimonia, ha definito questo momento come «il punto di non ritorno» nella lunga ricerca di giustizia da parte di Kiev. «Il Tribunale Speciale diventa realtà giuridica. Pochissimi credevano che questo giorno sarebbe arrivato. Ma è arrivato», ha dichiarato sui social media, evocando lo spirito dei processi di Norimberga, che portarono a giudizio i leader della Germania nazista. «Putin ha sempre voluto passare alla storia. E questo tribunale lo aiuterà a raggiungere questo obiettivo. Passerà alla storia. Come criminale».

Quali Stati hanno approvato l’istituzione del tribunale per processare Putin?

L’impegno congiunto è stato formalizzato durante la riunione annuale dei ministri degli Esteri del Consiglio. I presenti hanno approvato una risoluzione che definisce la struttura e le funzioni del comitato di gestione che supervisionerà il tribunale. Tra i suoi compiti, il comitato approverà il bilancio annuale, adotterà il regolamento interno ed eleggerà giudici e pubblici ministeri. Gli Stati coinvolti si impegnano a rispettare l’indipendenza del procedimento giudiziario. Verrà aperto, inoltre, un registro dei danni, che raccoglierà le richieste di risarcimento da parte di chi ha subito danni per via dell’invasione russa; una commissione internazionale per i reclami, invece, esaminerà le richieste e deciderà l’ammontare dei risarcimenti.

La risoluzione è stata firmata da Andorra, Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Repubblica di Moldova, Monaco, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina e Regno Unito. Australia e Costa Rica sono stati gli unici firmatari non europei. Anche l’Unione Europea ha appoggiato l’iniziativa, sebbene quattro dei suoi Stati membri, Bulgaria, Ungheria, Malta e Slovacchia, non abbiano approvato il progetto.

Il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, ha chiesto ai Paesi firmatari di stanziare i fondi che consentiranno al tribunale di diventare operativo a breve. L’UE ha già contribuito con dieci milioni di euro. «Si avvicina rapidamente il momento in cui la Russia dovrà rispondere della sua aggressione. La strada che ci attende è quella della giustizia, e la giustizia deve prevalere», ha dichiarato Berset durante l’incontro.

Federica Checchia