Due funzionari iracheni hanno rivelato al New York Times l’esistenza di una seconda base militare clandestina israeliana in Iraq, oltre a quella già resa nota dal Wall Street Journal in un articolo pubblicato all’inizio del mese. Le informazioni a riguardo sono minime, e le fonti della testata -una delle quali sarebbe un parlamentare che avrebbe preso parte a una riunione segreta sull’argomento- hanno detto soltanto che questa si troverebbe nella parte occidentale del Paese, in una zona desertica. Al momento, né l’esercito idi Israele, né il governo iracheno hanno ancora confermato o smentito l’indiscrezione.
In base alle ricostruzioni del New York Times e del Wall Street Journal, anche la prima base si trovava nel deserto, vicino alla città di al Nukhaib, e consisteva in una serie di tende e in una pista d’atterraggio, realizzata in terra battuta. Tel Aviv se ne sarebbe servita per attaccare l’Iran e le milizie alleate, riducendo i tempi di volo degli aerei militari dell’IDF impiegati nei raid contro le forze iraniane, per rifornirsi di carburante e per fornire trattamenti medici. L’inchiesta del Wall Street Journal riporta che Israele avrebbe iniziato a costruirla nel 2024, rendendola operativa già l’anno successivo; nel corso della guerra, però, è stata smantellata, e ora non è più attiva.
La scoperta della base in Iraq e la reazione di Israele
I giornalisti del New York Times si sono messi in contatto con un gruppo di beduini, che vive nelle vicinanze del luogo dove si troverebbe la base. Il 3 marzo, queste persone hanno visto un pastore essere inseguito ed eliminato da un elicottero israeliano, dopo averla accidentalmente scoperta. La sua famiglia lo avrebbe cercato per due giorni prima di trovare i beduini che avevano assistito al suo omicidio e scoprire cosa gli fosse successo. “Ci dissero che c’era un pick-up bruciato, identico a quello di Awad, ma nessuno osava andarci”, ha raccontato il cugino, Amir. “Quando siamo arrivati, abbiamo trovato l’auto e il corpo carbonizzati.”
L’uomo aveva avvisato le autorità irachene, e il giorno dopo alcuni soldati erano arrivati sul posto per controllare. Avevano poi provato ad avvicinarsi al sito, a bordo di mezzi corazzati, ma gli israeliani presenti gli avevano sparato contro per farli allontanare., uccidendo un militare e ferendone due. Quattro giorni dopo, l’8 marzo, il Parlamento iracheno aveva obbligato i vertici militari a fornire un resoconto riservato.
Federica Checchia





