Le relazioni romantiche, che siano lunghe una vita o una notte, hanno un ruolo importante, seppur differente. Eppure, indipendentemente dalla durata, quando avviene una rottura l’impatto emotivo è pressoché inevitabile. In queste specifiche circostanze non esistono regole o suggerimenti che possono garantire il superamento dell’allontanamento. Accade, tra le altre cose, che le soluzioni adottate non sempre vengono viste di buon occhio, che sia per inefficacia o addirittura per “scorrettezza”. Una tra queste è proprio il famoso “chiodo scaccia chiodo” che, nell’immaginario comune, si rivela spesso inconcludente o eccessivamente precoce. Ma è davvero così? E, soprattutto, il fattore tempo è davvero l’aspetto più rilevante?

Elaborare la rottura di una relazione è difficile: quanto può aiutare il tempo?

Le cosiddette relazioni di ripiego si identificano tali quando un nuovo rapporto inizia poco dopo una rottura, specie prima che le emozioni vengano effettivamente elaborate. Non è improprio definirle così, ma non è neanche completamente corretto. E spesso le verità parziali posso rivelarsi dannose, specialmente se l’argomento è estremamente soggettivo. Il punto nevralgico, infatti, è sempre il tempo. Ne è passato troppo o troppo poco; occorrono sei mesi per poter voltare pagine oppure sono necessarie settimane per iniziare a basare le proprie scelte senza che il senso di vendetta prenda il sopravvento. In realtà, come riporta Empathi.com, la domanda da porsi non è «quanto tempo è passato dalla rottura», bensì «quali sono gli effetti che questa relazioni sta generando sul mio corpo e sulla mia mente». Potrebbe sembrare banale, ma la distinzione è netta e sovversiva. Il tempo, anche se utile, non necessariamente è il principale alleato. Avvolte, sommersi da mere convinzioni, crediamo che anche la percezione più personale possa avere una regola universale. Questo, quindi, cosa significa?

La risposta breve è: tutto e niente. Sì, perché il concetto secondo cui non esiste una legge assoluta è corretto. Per alcuni il “ripiego” potrebbe rivelarsi inconcludente e precoce. Ad altri potrebbe apportare benessere maggiore e addirittura una migliore opinione di sé. Prolungare i tempi o imporsi di rimanere single non assicura una stabilità emotiva futura. Non esiste, quindi, un’attesa giusta. Assodato ciò, possiamo affermare che nel complesso la fine di una relazione è incerta e confusa. Pertanto, ognuno può e deve elaborarla secondo la propria percezione. Da non trascurare le variabili interne alla relazione precedente in grado di influire significativamente sulla scelta del chiodo scaccia chiodo. Il coinvolgimento e lo sforzo emotivo sono impegnativi e sfibranti di natura, quindi credere che ogni alternativa diversa dall’attesa sia automaticamente sbagliata è scorretto. Ogni amore è estremamente personale, al pari del dolore che si può provare al termine di un sentimento. È bene ricordare che anche il chiodo scaccia chiodo, anche se convenzionalmente meno accettato, non porta con sé nulla di negativo, soprattutto se può aiutare nell’elaborazione.

Stefania Cirillo