L’ex procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, si è presentata davanti a una commissione del Congresso che indaga sui crimini sessuali di Jeffrey Epstein. Bondi, rimossa dal suo incarico di massimo responsabile delle forze dell’ordine statunitensi dal presidente Donald Trump ad aprile, testimonierà sulla gestione da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti della pubblicazione dei documenti relativi al caso Epstein.

Nel suo intervento di apertura davanti alla commissione, Bondi ha affermato di essere “orgogliosa” della pubblicazione da parte del dipartimento dei documenti di Epstein, per la quale è stata ampiamente criticata. “Abbiamo dimostrato un impegno senza precedenti per la trasparenza nella ricerca, raccolta e revisione dei documenti relativi a Epstein da parte del Dipartimento, producendo quasi 3 milioni di pagine di materiale, tra cui migliaia di video e centinaia di migliaia di immagini”, ha affermato.

Ammissione sugli errori negli omissis

L’ex Attorney General ha precisato di non aver guidato personalmente ogni fase dell’esame dei fascicoli, delegando la supervisione all’allora viceprocuratore generale Todd Blanche, oggi ministro della Giustizia ad interim. “Ci sono stati errori negli omissis“, avrebbe ammesso Bondi, aggiungendo però che il Dipartimento è rimasto “impegnato fin dal primo giorno con responsabilità e trasparenza” e pronto a valutare qualunque possibile prova di attività criminali legate a Epstein e ai suoi complici.

Il presidente repubblicano della commissione, James Comer, ha scritto in una lettera di citazione che stanno indagando sulla “possibile cattiva gestione” dell’inchiesta e sul rispetto dell’Epstein Files Transparency Act. Tale legge, che imponeva al Dipartimento di Giustizia statunitense di rendere pubblici i documenti non classificati, è stata firmata da Trump.

La convocazione di Bondi

La convocazione di Bondi è arrivata settimane dopo che Nancy Mace, una parlamentare repubblicana, aveva accusato il Dipartimento di Giustizia di “insabbiamento” nella diffusione dei documenti e aveva presentato una mozione per citare in giudizio Bondi, ex procuratore generale della Florida e membro del team di difesa di Trump durante il processo di impeachment del 2020.

L’amministrazione Trump e Bondi hanno subito enormi pressioni bipartisan per la pubblicazione di tutti i documenti relativi all’indagine sul finanziere coinvolto nel traffico sessuale e sono stati criticati per la gestione dei fascicoli, in particolare per non aver oscurato i nomi delle vittime di Epstein. Epstein è morto in carcere nel 2019, in attesa di processo.

La controversia era esplosa dopo che Bondi, in un’intervista a Fox News nel febbraio 2025, aveva detto di avere sulla propria scrivania una lista dei clienti di Epstein. Un’affermazione che non si era mai concretizzata in alcunché. Nel luglio 2025, il Dipartimento della Giustizia e l’Fbi avevano poi diffuso un memorandum non firmato sostenendo che non esistevano prove dell’esistenza di una simile lista, né di ricatti da parte di Epstein a personalità influenti, e confermando la conclusione del suicidio. Una posizione che aveva alimentato nuove richieste di trasparenza, anche tra sostenitori trumpiani.