L’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e la vicina Uganda continua a generare forte preoccupazione. Dall’ultimo aggiornamento i casi sospetti sono oltre 1.000, 246 invece i decessi. A causa della gravità della situazione e la rapidità di diffusione del virus, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è recato nell’epicentro più colpito. L’obiettivo è di confrontarsi con le autorità locali, gli operatori sanitari e le famiglie colpite. Congiuntamente, arrivano restrizioni anche in Italia per coloro che provengono da Congo e Uganda: la vigilanza diventa più serrata per evitare che l’epidemia si propaghi su larga scala.
Per affrontare l’Ebola è necessario il giusto sostegno
Tedros, rivolgendosi ai giornalisti, ha dichiarato che «il modo migliore per affrontare la situazione è fornire tutto il sostegno necessario per combattere la malattia nel suo epicentro e continuare a offrire assistenza necessaria». Il direttore sottolinea che, nonostante l’enorme contributo che la comunità internazionale sta offrendo al Congo, è necessario anche il coinvolgimento delle comunità locali. «Siamo qui per confrontarci con la popolazione, vedere come procede la risposta e capire se ci sono difficoltà su cui intervenire», aggiunge. Per questa ragione la visita arriva in un momento estremamente delicato e altresì complesso. Parte delle complicazioni sono correlate proprio al ritardo diagnostico che, di conseguenza, ha reso più difficoltoso il contenimento del virus. La capacità di risposta continua a essere ridotta rispetto alla velocità di diffusione, perciò una vigilanza ferrea si mostra necessaria anche oltre il territorio colpito.
Quali sono le restrizioni applicate in Italia?
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2026 l’ordinanza che introduce misure di sorveglianza obbligatoria per chiunque arrivi in Italia dalla RD del Congo e dall’Uganda. L’ordinanza, che resterà in vigore per 120 giorni, prevede i possibili rischi e le eventuali misure da adottare. Quest’ultima prevede che, indipendentemente dal mezzo di trasporto, chiunque sia stato in nei paesi di riferimento nei 21 giorni precedenti deve compilare, firmare e inviare una dichiarazione sanitaria all’Asl — anche in assenza di sintomi —. Qualora siano presenti soggetti sintomatici a bordo di voli diretti in Italia, l’aereo potrà atterrare esclusivamente a all’aeroporto sanitario di Fiumicino, luogo in cui verranno applicate le procedure di isolamento previste.
Stefania Cirillo





