Cinema

“A Casa Tutti Bene”, la commedia degli eterni Infelici di Gabriele Muccino

Una famiglia apparentemente perfetta e in armonia, copia su carta carbone di uno stereotipo da slogan pubblicitario, denudata e spogliata del suo affiatamento posticcio da colui che ha voluto mostrare al pubblico il punto di rottura di personaggi inguaribilmente infelici. Con 5 candidature ai Nastri d’Argento, 3 candidature e un premio ai David di Donatello, torna stasera nella prima serata di Rai1 “A Casa Tutti Bene”, l’indimenticabile ritratto dell’ipocrisia familiare firmato Gabriele Muccino.

Muccino e la sua versione di famiglia allargata

Una Commedia dal sapore amaro e dal titolo ironico quella del Regista Gabriele Muccino, che ci racconta la storia di una grande famiglia allargata riunita su un’isola per festeggiare i 50 anni d’amore della coppia che per lungo tempo era stata il collante di quella artefatta sintonia. Un improvvisa mareggiata però impedisce il rientro a casa di tutti gli invitati, che fermi per tre giorni nella villa di famiglia si ritrovano costretti a fare i conti con gelosie, tradimenti, passati ma sopratutto con se stessi.

I 105 minuti di film, che ci svelano contemporaneamente le vicende dei vari personaggi, attraversano più generazioni, compresa l’adolescenza, conducendoci dolorosamente alla loro interna spaccatura. Frustrati e incapaci di parlare a se stessi, i grandi attori della pellicola regalano magistralmente allo spettatore un affresco di ipocrisia familiare. Le bugie e l’autoconvincimento che a casa “vada tutto bene”, rendono esattamente la tristezza e l’ironia di una realtà in cui “Va tutto male”. Un viaggio che inizia con la voce fuori campo di Stefano Accorsi e che ci accompagna alla scoperta delle fragilità di famiglie che di perfetto alla fine dei conti non hanno proprio nulla.

“A Casa tutti bene”, frustrazione versione pellicola

“Per le loro nozze d’oro i miei ci hanno voluto riunire tutti, era stato organizzato per stare bene tutti insieme, come quando eravamo bambini”, queste le parole di Ginevra che fanno della falsità l’analgesico di ogni problema. Personaggi che scoppiano ma poi si pentono e un andirivieni di ripensamenti al limite della nevrosi sono gli ingredienti di una versione disillusa e spietata della famiglia; questa infatti appare agli occhi del pubblico nuda e cruda, senza filtri o maschere. Il regista che ci consegna un’aspra realtà non perde tempo ad assolvere i personaggi o trovargli delle vie di fuga; preferisce abbandonarli alla vita così come succede nella realtà; li costringe a fare i conti con l’isteria e la puerile immaturità che li contraddistingue senza trovare il palliativo alla loro sofferenza.

Grazie al suo cast ricco di grandi nomi, già cari al regista, come Stefania Sandrelli, Stefano Accorsi e Pierfrancesco Favino, il film si trasforma in un’elogio al disincanto, che mette a suo agio lo spettatore sollevato dal fatto che “Anche a Casa sua (non) vada tutto bene”.

ELISA SCOPANO

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