A Minneapolis un afroamericano è morto, dopo un fermo di polizia

Un video mostra due agenti immobilizzare George Floyd con un ginocchio sul collo e dopo aver detto “non riesco a respirare”, è morto. Nello stato americano del Minnesota, a Minneapolis, ieri 26 maggio migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro le violenze della polizia nei confronti della comunità afroamericana.

Cosa è successo a Minneapolis

A scatenare questa reazione è stata la pubblicazione di un video, diventato virale, in cui un uomo, identificato in seguito come George Floyd, viene ammanettato dalla polizia locale, messo faccia a terra e poi immobilizzato da un agente con un ginocchio all’altezza del collo.

Prima di perdere i sensi e morire, Floyd ha ripetuto più volte la frase “I can’t breathe” (non riesco a respirare). Il video, girato da alcuni testimoni presenti sul luogo al momento del fatto, mostra anche alcune persone intervenire dopo che l’uomo ha smesso di muoversi: c’è chi ha chiesto agli agenti di andarci piano e controllargli il polso per capire se fosse ancora vivo, e chi ha fatto notare che l’uomo aveva iniziato a sanguinare dal naso.

La scena è durata 10 minuti circa e, fino all’arrivo dei soccorsi, nessuno dei due agenti che ha arrestato Floyd è intervenuto per accertarsi delle sue condizioni di salute. L’Fbi e le autorità del Minnesota stanno indagando sull’accaduto per accertare le responsabilità.

La versione della polizia

Secondo la versione fornita dal Minneapolis Police Department, l’uomo è stato arrestato la sera del 25 maggio, dopo una segnalazione, per abuso di alcol e droga. La polizia ha riferito che Floyd si sarebbe opposto all’arresto, ma da un video diffuso dalla Cbs, ripreso da una telecamera di sorveglianza di un ristorante sulla strada, non sembra esserci stata nessuna resistenza da parte dell’uomo all’azione degli agenti.

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