Cinema

“A Napoli non piove mai” stasera in tv, Sergio Assisi sotto il segno di Massimo Troisi

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Napoli milionaria, la vedi e poi muori. Ma è la sola città che ti guarisce. Luminosa, premurosa, dove non sei mai solo. Barnaba ha la sindrome di Peter Pan. Sonia, quella di Stendhal. Jacopo è vittima della paura dell’abbandono. Avere la cura per ogni male e non saperlo: i vicoli, i vasci, le corde e panni stesi, e poi il caffè. Sergio Assisi ne fa un film, “A Napoli non piove mai“, stasera in tv: “A Napoli qualcuno che ti copre con il suo ombrello lo trovi sempre“.

L’attore Sergio Assisi, si risveglia fanciullo, e decide di realizzare, nel 2015, quel sogno a cui tiene fin da tenera età: scrivere un film. La città dov’è nato e cresciuto, ne è l’assoluta protagonista. Dove ciò che conta è il contatto, la conoscenza diretta. E non si sa dove finisca la simpatia e inizi la saggezza. Per un partenopeo sono doti naturali, in simbiosi. Una genetica di speranza che scorre nelle vene. Sarà il sole, il mare, il Vesuvio, e ancora Capri e Posillipo. La giovialità non serve cercarla, ti arriva dentro casa. Entra dalle finestre sempre aperte, complice il clima mite, e corre da un popolano all’altro, con la velocità di una notizia da passare in fretta. Che come direbbe Barnaba, a Napoli “è tutto un fatto”.

Napoli, amore, libertà e Troisi

A NAPOLI NON PIOVE MAI – Trailer da YouTube

Mancano due anni ai quaranta, e Barnaba (Sergio Assisi), è ancora disoccupato a casa con mamma e papà; in stile ‘Nennillo‘, il figlio ‘zuppa a letto’ di “Natale in casa Cupiello“. Sarà costretto a trovare ospitalità, dopo un litigio con il padre, dal suo amico, compagno di scuola, Jacopo (Ernesto Lama). Che mantiene movimentata la permanenza in casa, tentando continuamente il suicidio. Perché abbandonato all’altare e, ancor prima, in fasce, in un cassonetto. Ma arriva Sonia (Valentina Corti), restauratrice del nord Italia, che per paradosso, di fronte un’opera d’arte, ne è rapita al punto da svenire. Ma accetterà l’incarico di rimettere in sesto il S.Sebastiano nella chiesa a Napoli.

Cuore e ventre di una città, accoglierà tutti e tre. La scuola comica e teatrale dei maestri napoletani, è l’ispirazione nel film di stasera in tv “A Napoli non piove mai“. Totò, Troisi ed Eduardo: citazioni, riferimenti e allegorie. Omaggi ai grandi che Assisi tiene a rimarcare. In una trama densa di cultura napoletana: i bambini giocano a calcio davanti la chiesa delle ‘cape morte’, “dei Santi Alberto e Teresa” in Piazza Santa Maria la Nova. Uno scorcio che rievoca le vecchie, e mai tramontate, ‘partitelle’ sotto casa. Quando tutti sanavano cicatrici esistenziali dietro un pallone. O San Gennaro, pregato costantemente affinché possa ricaricare il bancomat di Barnaba. Che neanche Lello Arena aveva osato chiedere tanto. E proprio nella chiesa, tra ceri ardenti di devozione, avviene l’incontro tra Sofia e Barnaba. “San Gennà, tu saie..chell che fa, io so nu client…“. Torna alla mente il Santo patrono di Napoli ne “La smorfia” di Troisi. Lo disse bene Benigni, celebrando Massimo in una poesia: “Non si capisce”, urlavano sicuri, “questo Troisi se ne resti al Sud!” Adesso lo capiscono i canguri, gli Indiani e i miliardari di Holliwoòd!“.

A Napoli non piove, ma ogni balcone è un riparo

A NAPOLI NON PIOVE MAI – Divertente Backstage- Da YouTube

Francesco Paolo Antoni è un pompiere chiamato a sventare l’ennesima minaccia di Jacopo di buttarsi dalla chiesa di “S.Antonio a Posillipo“; un megafono per far arrivare fin lassù la voce, con l’accento e l’invettiva napoletana. Neanche troppo convincente, lo invita a desistere. Lucio Caizzi è il portiere dello stabile, che sfoggia la maglia con scritto in petto “Buffon me fa un baff“. Nel film, la fermata dell’autobus davanti la fontana del Sebeto in via Caracciolo, è fatta di sedie al prezzo di 50 centesimi per l’occupazione in attesa dei mezzi. L’idea che vale oro, è anch’essa, di un intraprendente napoletano doc.

Le musiche sono di Louis Siciliano, in arte Aluei. Scelto perché somigliante alle melodie di Pino Daniele: suoni mediterranei leggeri con intromissioni di jazz insinuanti. Il sapore meridionale di una samba di mandolini in O’ tiemp e cagnà“. E ci si ispira a Nino Rota nella traccia “Barnaba valzer”, tra archi e arpe. Tutto, nel film, mariuoli, scugnizzi, e per finire le note di accompagnamento, parlano di Napoli. Di quella ‘inebriata dimenticanza di se‘ così come la sentiva Goethe in viaggio nella città. Un film di sognatori “A Napoli non piove mai“, che possano essere d’esempio a chi non sogna più.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema.

 

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