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Abortion Pill Reversal: una procedura dei gruppi antiabortisti per “invertire” un aborto

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La “Abortion Pill Reversal” è una procedura secondo la quale la somministrazione di dosi di progesterone potrebbero fermare l’azione del mifepristone, e quindi bloccare l’aborto. La procedura non è stata provata scientificamente, e secondo alcuni studi, risulta essere dannosa per le donne.

Proteste contro l’Abortion Pill Reversal-Photo credits: web

La “Abortion Pill Reversal” è una procedura non provata scientificamente e promossa da organizzazioni contro l’aborto. L’espressione “Abortion Pill Reversal”, o APR, nasce negli Stati Uniti. Nel 2012 infatti, un medico di San Diego, George Delgado, ha iniziato a sostenere di aver trovato un metodo chimico per fermare l’aborto farmacologico. In questo modo, offriva maggior controllo e possibilità di scelta ad alcune pazienti che cambiavano idea a processo già avviato.

Il protocollo

Il protocollo con il quale avviene l’Abortion Pill Reversal, utilizza il lasso di tempo che va dall’assunzione del mifepristone e quella del misoprostolo, la sostanza con cui si porta a termine la procedura. In quel frangente di tempo, Delgado iniettava o somministrava una serie di dosi di progesterone per via orale. Tale somministrazione avveniva nel corso di diversi giorni: il fine era quello di bloccare l’azione del mifepristone e quindi fermare l’aborto.

Il progesterone non è dannoso in sé. Tuttavia, il suo uso in dosi elevate per questi scopi è stato definito “pericoloso per la salute delle donne” e basato su “ricerche non dimostrate e non etiche” dall’American College of Obstetricians and Gynecologists. Lo stesso istituto sostiene che “affermazioni riguardanti trattamenti di inversione dell’aborto non sono basate sulla scienza e non rispettano gli standard clinici”.

Studi sull’Abortion Pill Reversal

Il ginecologo Creinin, ricercatore medico e professore presso l’Università della California, spiega che si tratta di una tecnica nata al di fuori dei normali percorsi di sperimentazione. Delgado l’ha sviluppata sul campo, direttamente sulle pazienti, senza controlli rigorosi. Creinin, insieme ad altri colleghi, ha deciso di esporre pubblicamente le sue preoccupazioni in merito alla procedura. Il risultato della sua indagine mostra come non sia stato possibile trarre alcuna stima certa a causa problemi di sicurezza per le pazienti. Le donne in gravidanza, vengono infatti esposte a un alto rischio di emorragie significative. L’idea che un aborto farmacologico potesse essere facilmente annullato, spingeva le donne a partecipare volontariamente a un esperimento scientifico collettivo non monitorato.

La diffusione della pratica

Dagli Stati Uniti questa pratica si è diffusa anche in altri paesi del mondo. Di conseguenza le organizzazioni e i movimenti pro-life, appoggiati da alcune organizzazioni religiose e finanziati, l’hanno adottata, attuando manipolazioni e sotterfugi. Una recente inchiesta condotta da openDemocracy in oltre 15 paesi, attesta l’esistenza di una vera e propria rete di sanitari antiabortisti attivi su questo fronte. Questa pratica è presente anche in Europa,  nello specifico in Italia, Spagna e Regno Unito. Altre inchieste giornalistiche hanno trovato prove del fatto che “abortion pill reversal” sia stato promosso da attivisti anti abortisti in Irlanda e nei Paesi Bassi.

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