Non faremo un solo passo indietro” dichiara #nonunadimeno al presidio del 2 Luglio contro le politiche pubbliche sull’Aborto in Umbria. Ma le richieste del femminismo romano sono molto oltre e affrontano la questione della discriminazione di Genere al nocciolo.

Abbiamo già raccontato del 2 Luglio. Quando alle ore 11 ci siamo ritrovat* tutt* in piazza sotto il Ministero per protestare, farci ascoltare , proporre. Nel nostro precedente articolo è gia stato scritto che infatti le attiviste sono state ascoltate e 25 di loro, tra le varie associazioni, sono state invitate a salire al Ministero della Salute per esporre le nostre proposte.

Noi BRAVE GIRLS eravamo lì. Ma non si stava in piazza solo a protestare. Ci siamo confrontate e abbiamo dialogati tra varie frange dei femminismi (ormai è chiaro a tutti che non esiste un “Unico Femminismo”). Vogliamo dare voce a tutte quelle militanti che hanno contribuito a creare le condizioni per la giornata appena svoltasi, spiegare le idee e le proposte che ci spingono a lottare per i nostri diritti. Vogliamo farvi capire come i diritti delle donne siano diritti umani, e come le lotte siano inevitabilmente intersecate.

“Aborto libero” ma non solo: Rete Umbra

Dopo gli interventi di #nonunadimeno è la volta di Rete Umbra. Come potete immaginare (altrimenti: aggiornatevi qui sulla situazione in Umbria) c’è molta rabbia e frustrazione. L’esordio è iconico:

“Caro Ministro Speranza: che ci siano Consultori ACCESSIBILI a tutt*!”

Viene poi esplicata la mossa della giunta regionale in tempo di Covid, di cui abbiamo parlato nell’articolo indicato sopra (e qui).
Ma Rete Umbra, come Nonunadimeno, sa perfettamente che il problema è sistemico e che dietro queste manovre politiche c’è un sistema perpetuato di disparità economica e culturale. Esprime la (condivisa) necesità di fare qualcosa riguardo l’esclusione sistemica femminile nel mondo del lavoro, le differenze di salario in base al genere, la percezione sociale del ruolo di “angelo del focolare” e le conseguenze per la carriera di una donna. Chiedono di poter riavere una contraccezione libera, soprattutto per la RU. Chiedono consultori liberi, per garantire la salute sessuale sia al livello culturale che medico e sanitario.

Solidali con l’Umbria, ripetiamo anche noi BRAVE GIRLS che non faremo un solo passo indietro.

Le nostre esperienze con l’Aborto:

Una dichiarazione agghiacciante ma necessaria racconta la cruda realtà della situazione:

“Mia madre è ostetrica, mi raccontava di quel tempo in cui gli uomini parlavano per le donne e per il loro corpo. La visita ginecologica era fatta in famiglia, e si chiedeva al capofamiglia della condizione ginecologica della donna. Scendiamo in piazza per la nostra scelta: siamo noi che abbiamo il diritto di scegliere se accogliere o no una gravidanza!”

Ma non finisce qui, racconta poi di come non fosse possibile affrontare il tema dell’aborto, di come le lotte per la liberazione del corpo che noi dobbiamo continuare, abbiamo mietuto vittime. Abbiamo ancora molto da fare, ma se siamo dove siamo è grazie a chi prima di noi ha cercato di riprendersi ciò che gli spettava, con ogni mezzo necessario. Per quelle vittime di aborti clandestini, morte perché non potevano permettersi un aiuto basilare dallo Stato. Ascoltiamo il racconto di una giovane donna, di nemmeno vent’anni, che fu uccisa da 1kg e mezzo di prezzemolo nella vagina, che al tempo era considerato un metodo abortivo clandestino efficace.

LGBTQIA+ femminismo e disabilità:

Un’altra considerazione molto interessante che è emersa e quella della sessualità e disabilità. Ci siamo trovate tendenzialmente tutte d’accordo nel considerare la lotta femminista parallela a quella LGBTQIA+ ma non solo. Con una riflessione trasversale dai diritti di genere alla più completa rappresentazione delle minoranze, siamo giuste ad una conclusione fondamentale. Come non c’è stata rappresentanza in passato per la cultura queer, la sessualità dei disabili è ancora un tabù.

La Società non può negare un diritto espressivo umano, basilare, costitutivo della natura umana. La sessualità e la disabilità sono temi che vanno affrontati e con urgenza. Il femminismo si batte, come il movimento queer, per la liberazione sessuale. Non vogliamo lasciare nessuno indietro: chiediamo rappresentanza per la sessualità dei disabili nel movimento LGBTQIA+ e ci impegniamo a lottare per questo come femministe e come persone.

Perché i diritti di genere sono diritti umani, e non intendiamo negarli in nessun modo.

A GOOR GIRL IS A BRAVE GIRL!

Leggi il nostro reportage sugli aborti clandestini in tempi di lockdown qui.

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