Cronaca

Abū Bakr al-Baghdādī sarebbe morto ma nessuno sa dove, come e quando

I russi avevano annunciato a maggio scorso di aver bombardato la zona dove si trovava il capo supremo del Califfato islamico Abū Bakr al-Baghdādī, poco dopo ne avevano annunciato la morte pur ammettendo di non averne le prove. L’ipotesi torna ora in auge con un’ufficiale conferma da parte dell’Isis

Abū Bakr al-Baghdādī è morto“, a confermarlo defnitivamente dopo le numerose vociferazioni degli ultimi mesi è la tv irachena “Al Sumaria” che si rifà ad una fonte locale di Ninive. La notizia è confermata anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Il terrorista più ricercato del mondo, con una taglia milionaria sulla propria testa, sarebbe veramente morto anche se in un luogo, tempo e circostanze ancora sconosciute.

Nel suo comunicato – afferma la fonte di Ninive l’isis ha annunciato che presto renderà pubblico il nome del nuovo califfo e ha chiesto ai suoi combattenti di resistere nelle roccaforti del califfato e di non farsi condizionare dalla sedizione”, ciò “indica che ci sono complessi problemi interni che sta attraversando l’organizzazione in questo momento“.

La notizia arriva a due giorni dalla conquista da parte della coalizione anti-Isis di Mosul, la città dalla quale Abū Bakr al-Baghdādī  proclamò nel 2014 l’inizio del Califfato islamico, entità mai riconosciuta dalla comunità internazionale.
Se al-Baghdadi sia morto o meno nessuno lo sa veramente, non sono state pubblicate prove per suffragare tale ipotesi, tanto che molti analisti affermano che egli potrebbe non essere morto ma si tratterebbe solo di una strategia attuata in un momento difficile per l’Isis. Quel che rende dubbiosi gli esperti è, inoltre, il fatto che la notizia non è stata data da alcun media ufficiale del Califfato (Al Furqan o dall’agenzia Amaq) ma da un tv irachena che si rifà ad una fonte sconosciuta.

Sarebbe una lotta interna per la conquista della supremazia dell’Isis invece il motivo della proclamazione della morte di Abū Bakr al-Baghdādī  che, in caso non fosse morto potrebbe aver perso potere all’interno del movimento terroristico.
L’elezione del nuovo califfo, successore di Abū Bakr al-Baghdādī, non sarà facile a causa delle tensioni fra i combattenti fondamentalisti iracheni e quelli provenienti dal resto del Medio Oriente” – afferma Mustafa Habib, analista e giornalista di Niqash, basato a Baghdad, ai microfoni de IlFattoQuotidiano.it.
Lo Stato islamico –
sottolinea Habib – è stato fondato da combattenti iracheni che sono quelli che comandano ma, allo stesso tempo, sul terreno sono i più deboli. Mentre i combattenti arabi provenienti da altri Paesi della regione sono i più forti in battaglia e i più radicalizzati: useranno la morte di al Baghdadi per prendere il comando nell’organizzazione, a discapito degli iracheni” .

Mentre l’Isis perde pezzi e il resto del mondo non sa se veramente Abū Bakr al-Baghdādī sia morto o si stia nascondendo o si tratti solamente di una mossa interna al Califfato, molti luoghi sono ancora sotto il controllo di Isis. Si continua a combattere e i civili continuano a morire.
L’Isis (forse) sta perdendo pezzi ma l’emergenza umanitaria continua. 
E’ proprio questo il momento che la comunità internazonale dovrebbe sfruttare a proprio vantaggio per mettere definitivamente piede nei territori interessati, riportando la pace e stabilendo le condizioni per l’insediamento di un governo stabile e voluto dal popolo.

Lorenzo Maria Lucarelli

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