Achille Lauro, ”L’ultima notte”: seconda opera letteraria del cantante. Un viaggio fra mondi onirici, lirismo, poesia e descrizioni di stati d’animo contrastanti.

Achille Lauro, ”L’ultima notte”: le 24 ore del 16 marzo

Un connubio fra prosa e poesia, un lungo poema di un’anima lucida che narra sé stessa, e la condizione che lo caratterizza: la fragilità dell’essere umano. Il 16 marzo, una data banale; tuttavia, per il cantante-scrittore Achille Lauro,- al secolo Lauro De Marinis -, rappresenta un giorno importante. Nella sua prima fatica letteraria, Io sono Amleto, Achille Lauro descrive un mondo quasi lirico imbevuto di solitudine; quella solitudine che, nel tempo, lo ha reso lucido e intuitivo nel cogliere gli aspetti reali e sensibili dell’esistenza. Non solo: un’anima che è stata forgiata proprio da una vita fatta di esperienze fuori dalle righe. 16 marzo-L’ultima notte il nuovo libro edito da Rizzoli, è il percorso interiore del cantante che si abbandona ad un flusso di pensieri, facendo scorrere le emozioni ed imprimendole sulla carta.

Achille Lauro, ”l’ultima notte”, un soliloquio meditativo: lirismo, amore e quesiti sulla vita

Il testo, si potrebbe definire, come una radiografia alla creatività dell’artista; un soliloquio volto alla meditazione di variegati argomenti. I toni lirici si evincono soprattutto quando, scorrendo fra le pagine, si percepisce un velo di tristezza; quasi un poema che narra delle sofferenze amorose di un uomo, impossibilitato al raggiungimento della donna che ama. Sorprende come, l’autore, non attribuisca né meriti e né colpe: quasi dietro ad una parvenza di fatalità suggerisce come, spesso, gli accadimenti della vita non abbiano imputati o colpevoli: semplicemente il fato e la diversità fanno il loro corso.

Achille Lauro, l'ultima notte copertina - Photo Credits: Amazon
Achille Lauro, l’ultima notte copertina – Photo Credits: Amazon

Le incompatibilità caratteriali, i temperamenti contrastanti, le ambizioni diverse. Colpe di cui nessuno, in realtà, ”ha colpa”. E’ un dimenarsi di parole: un flusso di coscienza che straripa con un fiume in piena: tuttavia, non solo un manifesto sull’amore ma, e soprattutto, sulla vita. Achille Lauro si chiede quale sia l’origine della stessa vita, estrapolando pensieri danteschi e meditando sui passi sommi della Divina Commedia.

Metamorfosi di un bambino che sognava le parole

La narrazione introduce subito il lettore in un concetto di metamorfosi. Si descrive il percorso artistico ed interiore di come Lauro De Marinis diventi Achille Lauro. Dai trasferimenti intrapresi verso nuove città per inseguire un sogno, alla totale metamorfosi attuata per risultare credibile agli occhi di chi lo giudicava, ed avere un’opportunità. Lauro descrive la sua rivoluzione esteriore, evidenziando una realtà che, specie oggi, risulta predominante nella società odierna; l’abito che rappresenta e delinea la persona che lo indossa. L’apparenza che arriva prima del contenuto qualora si voglia avere una possibilità: perché – purtroppo! – le prime impressioni sono tutto; e non sempre esiste una seconda occasione per dare una buona prima impressione! Nel testo emergono anche tenerezze e fragilità proprie del bambino che, Achille, fu: un’infanzia dettata dall’impulso passionale verso la scrittura come rifugio e l’introspezione. E poi l’adolescenza: un periodo difficile da cui emerge con tenacia.

Complicanze d’amore, un libro che narra le sfumature di un sentimento

Un fiume in piena emozionale che fluisce imperterrito fra sensazioni e pensieri, seppur, a volte, contraddittori: il sentimento amoroso non è etichettabile, tuttavia è composto da momenti di dinamismo, altri di stasi; non è definibile ma può essere circoscritto. Dicotomie in antitesi: come se l’autore volesse sottendere un chiaro messaggio: lo stesso amore è l’ossimoro per eccellenza, proprio per le sue mille sfaccettature. Le sfumature dei sentimenti sono difficili da descrivere e il ”mantra” quasi generico che si annida nei pensieri dell’autore sembra essere che, l’amore non può essere ucciso ma, ciononostante, può uccidere. Una lunga poesia che si destreggia fra versi e prosa, rincorrendo immagini, metafore e riflessioni sul passato dell’artista e sulla sua esistenza. Una lunga poesia che sa di confessione e trasparenza.

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