Alchimia bellica: il fuoco greco |

Alchimia bellica: il fuoco greco, un rebus irrisolto da più di mille quattrocento anni.

Vorrei ringraziare Metropolitan Magazine per avermi dato l’opportunità di “varare” Nautilus, la nuova rubrica per divulgare la Storia in maniera caleidoscopica.

Segreti imperiali:

I Bizantini: gli antichi romani dell’Impero Orientale non smettono mai di essere custodi gelosi di segreti, specialmente nell’alchimia militare, in tal modo il fuoco greco è quello che rimane più indecifrabile.

La prima comparsa nelle fonti:

Secondo il monaco e storico greco Teofane il Confessore, è un alchimista l’inventore dell’arma più letale dell’Impero romano d’Oriente (Bisanzio).

Il santo ortodosso ci racconta che:

Il “siriano” Callinico di Eliopoli aveva escogitato un fuoco marino capace di incendiare le navi degli arabi di qualsiasi dimensione, fu per questo che i romani conseguirono molte vittorie e scoprirono il fuoco marino.

Brevetto “siriano”

Il combattimento precedentemente riportato al quale si riferisce Teofane è l’assedio di Costantinopoli del 674, promosso dal primo califfo della dinastia Omayyade Muʿawiya ibn Abi Sufyan, in quelle circostanze disastrose si presenta alla corte di Costantino IV il “siriano” Callinico.

L’alchimista porta con sé il “fuoco marino“, una straordinaria invenzione che muta le sorti dell’assedio e più in generale stravolge l’intera arte della guerra.

Gli alchimisti:

Alchimista - immagine web alchimia
Alchimista – immagine web

Sono personaggi dalle tinte oscure la loro nascita è sparsa per tre continenti Africa, Europa e Asia.

Nel corso della Storia si possono incontrare alchimisti egizi, greci, romani, arabi, magiari, indiani e cinesi.

Possiamo definirli pioniere della chimica, è nota la loro particolare attenzione per il fuoco e lo zolfo, quest’ultimo considerato una delle tre essenze primordiali, per l’appunto: sulphur mercurius et sal.

Questa proto-scienza è tenuta in altissima considerazione dall’impero romano specialmente nel settore bellico.

Le teorie scientifiche:

Sulla creazione e composizione del fuoco greco abbiamo pareri differenti: secondo alcuni si tratta di un composto chimico a base di salinitro come per la polvere da sparo, per altri la composizione è petrolio e resine che formano una sorta di antico napalm.

Andrea Frediani, nel suo libro Le grandi battaglie del medioevo ipotizza una fusione di olio, sale, petrolio, zolfo vivo, sarcocolla e pesce.

Gli autori bizantini:

Come lo Storico Niceta Coniata, allo stesso modo Cecaumeno scrittore del trattato militare ”strategikon”, citano per così dire “raramente” il fuoco liquido, senza fornire troppi dettagli specifici.

La ragione è chiara: non è permesso a nessuno di svelare i segreti di Stato specialmente quelli militari.

Fuoco e fiamme:

Anna Comnena - Immagine web alchimia
Anna Comnena

Grazie a Anna Comnena figlia dell’imperatore Alessio I Comneno e alle sue dettagliate descrizioni nell’Alessiade, sappiamo che L’intero esercito bizantino ha in dotazione il fuoco greco:

La flotta imperiale bizantina

composta dai dromoni, equipaggiati con elaborati sifoni bronzei foderati in pelle di bovino o equino, che solitamente terminano in cocche a forma di testa di drago e leone situati a prua e sulla poppa. Tecnicamente il liquido fuoriesce da potenti pistoni altamente infiammabili, il tutto abilmente manovrato da professionisti adibiti a questa specifica mansione chiamati sifonari.

Dromoni - Immagine web alchimia
pagina rivista MEDIOEVO Dicembre 2012

Esistono anche piccole e fulminee imbarcazioni incendiarie riempite con il fuoco greco, impiegate come sommergibili ante litteram.

Con l’ausilio dell’ alchimia bellica e l’impiego del fuoco greco ce battaglie navali da ora in poi non sono più le stesse.

La fanteria

è equipaggiata con lanciafiamme composti da contenitori in terracotta caricati con il liquido infiammabile e dotati anch’essi di sifoni come detto in precedenza per la marina.

Esistono anche cerbottane caricate con zolfo e resina dotate di una carbonella sulla punta per soffiare il fuoco.

I sagittari nome degli arcieri bizantini, i balestrieri appiedati e le truppe da tiro a cavallo, dell’Impero romano d’Oriente intingono le frecce nel liquido, per poi scagliarle, scatenando l’inferno sulla terra e sul mare.

Lanciafiamme - Immagine web alchimia
pagina rivista MEDIOEVO Dicembre 2012

L’artiglieria e le macchine d’assedio

scagliano dardi incendiari ed esplosivi con catapulte, baliste, onagri e trabucchi. Il fuoco greco è adottato dall’artiglieria su tutti i fronti dalle battaglie campali a quelle marittime.

Anche durante gli assedi il fuoco greco è adottato, con risultati terribilmente devastanti per la sorte dei nemici.

I conflitti terrestri e gli assedi si trasformano in maniera radicale con la venuta del fuoco greco.

Immaginate lo stupore, l’agghiacciante terrore dei nemici che gettano acqua sul fuoco e invece di spegnerlo, si accorgono che le fiamme crescono. Come dire: “oltre il danno la beffa”… Ancora di più Il fuoco greco non ha pietà per niente e nessuno edifici, animali, esseri umani tutto brucia eternamente, senza nessuno scampo.

Il silenzio è d’oro:

In ogni caso i segreti di Stato non possono essere rivelati come scrive l’imperatore bizantino Costantino VII nel “De administrando imperio”.

Così la più letale arma dell’arsenale imperiale dei basileis rimane inviolata, svanendo nel nulla.

Contemporaneamente con la fine dell’Impero nel 1453, una nuova arma entra in campo: il “mostro” di Urban (un gigantesco cannone)

Questa volta i bizantini sono stati preceduti dai turchi ottomani, che assoldano Urban il fonditore ungherese, ma questa è un’altra storia…

Cannone di Urban - Immagine web alchimia
Il mostro di Urban

In sintesi complessivamente in molti tentano di creare un’arma uguale, alla fine nessuno, neppure i dotti arabi, riescono a giungere al pari di Bisanzio e il suo capolavoro dell’alchimia bellica: il fuoco greco.

Filippo Scicchitano

© RIPRODUZIONE RISERVATA