Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna che ha superato limiti e convezioni della sua epoca alla ricerca della sua emancipazione e della sua libertà. Il suo nome è Alexandra David-Nèel e questa è la sua storia
Alexandra David-Nèel, l’amore per l’oriente e per i viaggi

Se fosse rimasta con la sua famiglia il destino di Alexandra David-Nèel sarebbe stato quello di diventare, secondo i piani materni, null’altro che una moglie e una madre con un matrimonio combinato ad hoc. La David-Nèel sin da giovanissima fu una ragazza ribelle che non riusciva ad adattarsi alle convenzioni europee tardo ottocentesche. A solo 15 anni, infatti, cercò di salire su una nave per l‘Inghilterra ma la famiglia, contraria alla cosa, la fermò. A quell’epoca infatti non stava bene che una donna viaggiasse da sola senza un accompagnatore. Alexandra David-Nèel però non si fermò e a 18 anni abbandonò la sua casa di Bruxelles per un viaggio in bicicletta con cui attraversò la Francia, la Spagna e l’Inghilterra.
Fu durante i suoi viaggi, in cui arrivò anche in Tunisia ed in India, che si dedicò allo studio dell‘inglese e della cultura orientale. Alexandra David Nèels si avvicinò anche alle teosofia, all’anarchia e alla religione buddista con lo scopo, come riportato da enciclopedia delle donne, di mettere da parte nel buddismo “miti e le superstizioni derivanti dall’antica tradizione Bon, precedente all’introduzione del buddismo in Tibet […]: la superstizione, le stregonerie e i rituali magici con cui era stato soffocato da generazioni e generazioni di fedeli”. Grazie ai suoi studi e ai suoi scritti divenne ben presto una nota scrittrice e conferenziera. Per poi portare avanti i progetti dei suoi viaggi lavorò anche come cantante lirica ma ben presto si pose il problema se potesse essere una donna credibile senza un marito. Così nel 1904 sposò un ingegnere conosciuto in Tunisia.
I nuovi viaggi e il primato di Lhasa
Alexandra David-Nèel non si considerò mai una donna felicemente sposata sebbene fosse libera di viaggiare da sola e tenere conferenze. Iniziò ad avere mal di testi ed esaurimenti nervosi tanto che d’accordo con il marito decise d’intraprendere un nuovo viaggio in India. Sarebbe dovuto tornare dopo 18 mesi e invece rimase via per quattordici anni rimanendo sempre in contatto epistolare con il marito fino alla morte di lui nel 1941. Durante questo viaggio la David-Nèel arrivò fino all’Himalaya per incontrare il tredicesimo Dalai Lama. Inoltre conobbe un giovane monaco tibetano, Aphur Yongden, prima assunto come servitore e poi adottato come figlio. I due insieme vissero per due anni in Tibet dopo che la David-Nèel diventò lama.
Entrambi però avevano il sogno di andara a Lhasa, la città santa del Tibet che all’epoca era interdetta agli stranieri. Alexandra David Nèel escogitò un piano ingegnoso. Raccontò nel suo libro“Viaggio di una parigina in Tibet“: “dicemmo a tutti che andavamo in cerca di erbe medicinali. Yongden fece finta di essere mio figlio. Io mi tinsi la pelle con cenere di cacao e usai del pelo di yak che tinsi con inchiostro cinese nero, come se fossi la vedova di un lama stregone. Decidemmo di viaggiare di notte e di riposare di giorno. Di viaggiare come fantasmi, invisibili agli occhi degli altri. Qualche volta dovemmo far bollire l’acqua e gettarvi un pezzo di pelle dai nostri stivali per nutrirci”. Così la Davi Nèel, divenne la prima donna occidentale ad entrare a Lhasa. Venne poi in seguito scoperta e costretta a ritornare in Francia.
La Samten Dzong
In seguito Alexandra David Nèel acquistò un terreno a Digione dove costruì la Samten Dzong, la fortezza della meditazione, in cui continuò a tenere conferenze e a leggere testi buddisti. Questa residenza venne benedetta dal Dalai Lama e fu la casa della Nèèl fino alla sua morte avvenuta all’età di 101 anni nel 1969. Le sue ceneri come quelle del figlio adottivo, scomparso anni prima a causa di un problema renale, vennero poi disperse nel Gange.
Stefano Delle Cave
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