Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che è stata la prima a diventare regista cinematografica ed ha un contributo efficace e determinante al cinema delle origini. Il suo nome è Alice Guy e questa è la sua storia.
Alice Guy, la regista amata da Martin Scorse e quel folgorante marzo 1895

Più di mille film prodotti e diretti, la maggior parte dei quali perduti o erroneamente attribuiti ad altri, con effetti e tecniche innovative per l’epoca fanno di Alice Guy una delle grandi pioniere del cinema nonché la prima regista donna purtroppo a lungo dimenticata e poi recentemente riscoperta. La storia di questa donna, troppo emancipata per la sua epoca, e amata da Martin Scorsese che ha citato tra i suoi film preferiti il suo “The Birth, The Life and The Death of Christ “del 1906, comincia come dattilografa e stenografa.
Qualifiche piuttosto comuni per le donne dell’epoca che però le dettero la possibilità di diventare prima segretaria al Comptoir général de la photographie, dove iniziò la sua scoperta del mondo delle immagini, e poi quella di Lèon Gaumont, uno dei più grandi pionieri dell’industria cinematografica.
Fu proprio insieme a lui che nel marzo 1895 poté assistere ad una dimostrazione del cinematografo dei fratelli Lumiere restandone estasiata. Mentre i due inventori intendevano il cinema più come un fatto scientifico e documentaristico la Guy ne colse per prima le potenzialità per l’intrattenimento. All’inzio dovette faticare per convincere Gaumont che all’epoca produceva solo macchine fotografiche a darsi alla produzione cinematografica. Solo nel 1897 la Guy divenne titolare di un reparto della Gaumont dedicato a questo ma la vera svolta l’aveva già avuta nel 1896.
La fata dei cavoli
Quell’anno in fatti la Guy diresse “La fée aux choux”, “ La fata dei cavoli”, diventando la prima regista donna in assoluto e la prima a girare un film di fiction, seppure in maniera grossolana, raccontando la storia della nascita di un bambino sotto un cavolo raccolto dalla fata ispirata ad un’antica fiaba. Fu l’inizio di un cammino importante che la portò a diventare, quando si fu trasferita negli Stati Uniti, una delle prima donne a dirigere una casa di produzione cinematografica fondata insieme al marito e operatore Herbert Blachè che fu chiamata la Solax Company.
Il pionierismo delle tecniche cinematografiche e il rovesciamento dei generi
Analizzando il cinema di Alice Guy si nota sin da subito come questa donna, seppur ingiustamente dimenticata, abbia dato un contributo notevole allo sviluppo del cinema delle origini che a grazie ad una serie di novità tecniche da lei utilizzate. Per esempio, in “Le noël de monsieur le curé” fu la prima ad usare la tecnica della sovrimpressione oppure in “A house demolished and rebuilt” per simulare realisticamente il crollo di una casa e la sua ricostruzione il film veniva proiettato alla rovescia. Questi ad altri espedienti tecnici. come le prime prove di sonoro con il cronophone le permisero di potersi dedicare ad una quantità notevole di generi cinematografici in cui si può distinguere la sua priorità nel sovvertire i tabù e le consuetudini sociali
Nei suoi speso veniva irrisi i privilegi maschili dell’epoca mentre al contrario le donne rappresentate erano sempre forti e risolute e totalmente diverse rispetto a quelle proposte dal cinema del tempo. Se Alice Guy fu la prima a far vestire le donne da uomo e viceversa fu anche precorritrice del cinema femminista. Basti pensare a “Les Résultats du féminisme” del 1906, il cui soggetto fu da lei ripreso 6 anni più tardi per un film di fantascienza oggi perduto e intitolato “In the Year 2000”. In questa pellicola infatti siamo in futuro in cui tutto è sovvertito dove le donne lavorano e bevono nei bar mentre gli uomini puliscono e badano alla prole salvo poi ribellarsi.
L’oblio e la riscoperta
Alice Guy morì nel New Jersey a 95 anni quasi dimenticata da tutti dopo aver cercato, una volta in ritornata in America, in seguito al suo ristabilirsi in Francia dopo il divorzio dal marito e la chiusura della Solax, di ritrovare invano tutti i suoi film prodotti di cui la maggior parte erano perduti o assegnati ingiustamente ad altri autori.
La sua riscoperta si deve alla figlia Simone Blaché che consegnò il manoscritto della autobiografia della madre a Anthony Slide, un archivista all’American Film Institute. Questi lo fece pervenire a ‘L’Association Musidora, un’associazione femminista francese che si era formata con l’obbiettivo di salvaguardare la memoria del lavoro cinematografico delle donne. Grazie ad essa nel 1976 furono pubblicate le “Memorie” di Alice Guy ed iniziò in quell’anno la riscoperta della storiografia cinematografica femminile.
Stefano Delle Cave
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