Lunedì 20 aprile 2026, alle ore 16, presso la Sala Conferenze Stampa della Camera dei Deputati, si è tenuta la conferenza di presentazione della XI Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”, promossa dall’Associazione #DiCultHer e in programma dal 4 al 9 maggio 2026. Scopriamo di più sull’evento.
L’impegno di DiCultHer per l’umanesimo digitale
Nella giornata di lunedì 20 aprile 2026, la Sala Conferenze Stampa della Camera dei Deputati ha registrato un’ampia partecipazione in occasione della presentazione della XI Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”, promossa da #DiCultHer e in programma dal 4 al 9 maggio 2026. L’iniziativa è dedicata all’ingegnere e politico italiano Antonio Ruberti, che ha ricoperto gli incarichi di rettore dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ministro e commissario europeo.
L’Associazione DiCultHer, nata il 16 marzo 2015, è impegnata da oltre dieci anni nella promozione della cultura digitale. Lo slogan dell’associazione è incisivo: «Nel Novecento ai giovani si chiese di costruire strade e ponti per collegare un Paese. Oggi si chiede loro di costruire ponti digitali per connettere saperi, comunità e opportunità. Il patrimonio culturale, l’educazione e l’IA diventano così infrastrutture condivise per una nuova cittadinanza attiva.»
All’evento, organizzato dai membri dell’associazione e in particolare dal presidente, dottor Carmine Marinucci, erano presenti rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della scuola, della ricerca e delle comunità educanti, insieme a un pubblico proveniente da gran parte d’Italia. Questo dimostra un interesse sempre più diffuso verso i temi dell’umanesimo digitale.
È sempre più necessario — sottolinea il dottor Marinucci, che con profonda dedizione si dedica al progetto — impegnarsi affinché le nuove generazioni facciano un uso consapevole degli strumenti digitali, per essere cittadini attivi nel mondo. La sfida più grande è sicuramente rappresentata dall’intelligenza artificiale: comprenderla, interpretarla e cercare di governare questo nuovo contesto, in cui non è una variabile indipendente né neutrale, ma un elemento che incide profondamente sulla nostra quotidianità.
A intervenire nella conferenza è stata poi l’On. Anna Ascani, Vicepresidente della Camera dei deputati, che ha sottolineato la rivoluzione digitale in atto e l’urgenza di non subirla, ma di governarla. Ha inoltre ricordato che «la tecnologia non è mai neutrale, ma porta con sé visioni del mondo e incide su scelte politiche e sociali […] dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti. Non siamo più nella fase in cui dobbiamo scoprire la transizione digitale o l’intelligenza artificiale».

La domanda chiave: quale umano nell’era dell’IA?
L’Onorevole Ascani ha poi richiamato una domanda che sarà centrale nella XI Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”: «Quale tipo di umano vogliamo diventare nell’era dell’intelligenza artificiale?»
Una domanda tutt’altro che facile, secondo l’Onorevole, «perché se non mettiamo al centro di questa rivoluzione l’umano e i suoi diritti, questa innovazione ci travolgerà; e ciò significherebbe aver fallito, mettendo a rischio la nostra società e le nostre democrazie. Il nostro patrimonio culturale digitale non è un semplice archivio di file da conservare nei server o in qualche cloud: è la nostra memoria viva, la radice del nostro essere europei e la bussola che deve guidarci in un’epoca di continui stravolgimenti tecnologici».
Ma cosa si può fare affinché l’innovazione continui a essere uno strumento di emancipazione e non di oppressione? — si chiede l’Onorevole. La risposta è chiara: fornire alle nuove generazioni gli anticorpi cognitivi necessari per distinguere il vero dal falso, l’autentico dal generato.
È intervenuta poi l’Onorevole Valentina Grippo, vicepresidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera dei deputati, che ha portato all’attenzione dei presenti una questione precisa: oggi si parla solo dei rischi dell’intelligenza artificiale, mentre sarebbe opportuno iniziare a considerarla anche come un’opportunità.
Ha poi preso la parola la professoressa Emanuela Guarcello (Università di Torino), che ha illustrato il progetto “Cantiere Bellezza”, nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e, in particolare, il Laboratorio di Innovazione in Filosofia e Scienze dell’Educazione. Il progetto si concentra sull’educazione e sulla formazione, promuovendo, sia sul piano teorico, attraverso le prospettive della filosofia e delle scienze dell’educazione, sia su quello pratico, una visione consapevole e critica del rapporto con il digitale.
Come spiega la docente, il laboratorio mira a garantire «una formazione dei più giovani che li renda in grado di sviluppare un rapporto critico con l’innovazione, il digitale e l’intelligenza artificiale, consapevoli dei rischi, ma anche dei benefici e delle potenzialità di un uso e di una progettazione dell’innovazione tecnologica orientati allo sviluppo umano. In questo senso, si promuove non solo una relazione critica, ma anche creativa, poiché è molto facile, nel rapporto con l’innovazione tecnologica, limitarsi al ruolo di fruitori, lasciando che i giovani si identifichino esclusivamente in questa veste rispetto all’innovazione tecnologica e all’intelligenza artificiale.»
È intervenuta poi la docente Silvia Mazzeo, che ha illustrato gli obiettivi dell’associazione: «siamo consapevoli che stiamo vivendo una fase storica veramente importante, quella di un’innovazione tecnologica che non è solo una conoscenza di un nuovo strumento, ma è quella di un vero e proprio nuovo ambiente cognitivo, è un ambiente che sta in qualche maniera condizionando, in cui noi stiamo imparando a costruire nuove forme di pensiero ed esercitiamo nuovi modi di partecipazione collettiva. Diciamo che la ragione per cui nasce DiCultHer Academy è l’ispirazione dettata dal fatto che la preoccupazione che abbiamo è quella della delega cognitiva, appunto, la nostra preoccupazione è che troppo facilmente cominciamo a lasciare il posto alle macchine, non lavoriamo più con le macchine, ma lasciamo che le macchine lavorino al posto nostro, e questa ci è sembrata una grande preoccupazione, per cui abbiamo pensato che bisognerà lavorare su una sorta di cultura dell’intelligenza artificiale […] DiCultHer vuole essere un ecosistema che vuole mettere in relazione le scuole, le università, le istituzioni, i territori, quindi la realtà vissuta, e quindi vuole intrecciare in qualche maniera queste entità, in maniera tale che collaborino per creare nuovi contesti.»
Successivamente ha preso la parola il dirigente scolastico Franco Calcagno, che, attraverso il racconto di un’esperienza diretta vissuta a scuola, ha chiarito come all’intelligenza artificiale possa essere delegata, ad esempio, la risoluzione di un integrale, ma non il dialogo diretto con gli studenti, che hanno bisogno di essere ascoltati.
Infine, ha preso la parola la pedagogista Patrizia Marletta, che ha spostato l’attenzione sui temi dell’inclusione e dell’accessibilità, sottolineando la necessità che l’intelligenza artificiale venga progettata e “istruita” secondo criteri linguistici, grafici e tipografici capaci di favorire la lettura, la comprensione e l’apprendimento da parte di bambini, ragazzi e adulti.
La conferenza stampa si è configurata non solo come un momento istituzionale, ma come l’avvio concreto di un percorso condiviso che, dal 4 al 9 maggio 2026, vedrà scuole, università, istituzioni e territori protagonisti dell’XI Settimana delle Culture Digitali, pensata come un vero laboratorio nazionale di cittadinanza digitale.
Alessandra Bassolino





