Cinema

“American gigolò”, sempreverdi anni ottanta

American gigolò, trailer- Clip YouTube

Ci sono film meteore. Poi c’è “American gigolò“. Un cult, una scandalosa novità per il cinema. Un giovane Richard Gere che, pur trasformandosi in ufficiale gentiluomo o in Edward di Pretty Woman, continueremo a vedere sempre nudo, o vestito Armani. Per chi voglia metterci una “pezza” sopra. Un film che segnò il destino di Giorgio, il vetrinista alla Rinascente di Milano. In ascesa fino a re delle passerelle.

Escort d’alto bordo per ricche signore alla ricerca di emozioni. L’ aitante Julian ( Richard Gere), si ritrova ad essere indiziato per l’omicidio di una sua cliente. Vittima di un complotto, verrà salvato da Michelle ( Lauren Hutton). Moglie di un influente senatore, e innamoratasi di lui. Pellicola di Paul Scharader. Fu vietata ai minori.

Richard Gere, scena film American gigolò- Foto web
Richard Gere, scena film American gigolò- Foto web

Gigolò non si diventa

Quella camminata leggendaria. Di uno spensierato che sa il fatto suo. Che ha ispirato migliaia di uomini allo specchio, nel tentativo, non sempre riuscito, di imitarla. Quella muscolatura naturale di un perfetto Adone, che alla scolpitura forzata da palestra, vince tutti in eleganza. La sinuosità della posizione da American gigolò, non è da manuale. L’unica alternativa è rivedere in rewind, avanti e indietro, il Dvd.

I suoi completi firmati Armani, si notano solo dopo i bottoni slacciati all’altezza pettorali. Ma, quando c’è un film targato anni ’80 in televisione, è un intero mondo a sprigionarsi. La nostalgica malinconia del mito del tempo, siglato da Dj e paninari. Come i cartelli metallici dei gelati confezionati. Allestivano i bar, ed erano l’anteprima del contenuto di freezer ghiacciati. Tutto griffato stile anni ’80.

Richard Gere in American gigolò - Foto web
Richard Gere in American gigolò – Foto web

“What’s American”

Anche un film di quell’epoca, conserva quella patina grigia, tra anni di piombo e influssi rock. Quei colori sgargianti e ciuffi di capelli, di quegli iconici anni. Americanizzati. Una radio in spalla, era il peso da portare per sentirsi alla pari col mondo. Era appena 40 anni fa. La miglior tv di sempre. Tutti siamo cambiati, là davanti a Gere, che si imponeva come modello per il prossimo millennio.

Poco importa se non staremo a testa in giù, appesi. O non avremo il sole a favore, che trapassa la persiana a zebrarci il dorso. Avremo, però, occhi per imparare, e movenze da ripetere. E, anche se non fu merito della trama, il film ebbe una sua grandezza. Ha alterato la nostra percezione verso gli uomini. Il modo di guardarli o di sentirsi maschio conquistatore. In balia tra potere e sensualità, denaro ed edonismo.

Scena film American gigolò - Foto web
Scena film American gigolò – Foto web

Molto più di un gigolò

Risuonano ancora le note di “Call me” di Blondie. E, nella camera da letto, mentre seleziona cravatte, abbina i tessuti migliori, Julian, pare crearsi in quel momento come dalla costola di Adamo. Il primo uomo vero, nato dall’immaginario e conformatosi in materia, fatta di sogni.

Così, ancora oggi, gireremo il capo incontrando quei completi uomo, vecchia maniera. Quella giacca appoggiata in spalla come se dimenticata, come un cigno che plana su un’ala sola. E quell’accenno di jeans a zampa d’elefante, che sfina la falcata. Effetto Lionel Richie che balla. Con quel capello ribelle, indomato come il sentimento che può generare. Lasciatelo camminare pure, il simbolo dell’American gigolò Style. Che la freccia scagliata dall’arco, ti potrà cogliere anche se lui è un gigolò di mestiere.

Federica De Candia

Seguici sempre su MMI e Metropolitan cinema

Back to top button