La polemica sui figli d’arte – o, per dirla all’inglese, nepo babies – è vecchia quanto il mondo. Ha matrici socio-economiche e, di riflesso, culturali. In un mondo dove le risorse scarseggiano, la ricchezza non è distribuita e l’arte di qualità diventa sempre più di nicchia (a patto di non voler sottostare alle regole del mercato), questo è il quadro. È vero che non tutti partiamo dalle stesse condizioni e che non tutti possiamo aspirare alle stesse cose. Per la musica, uno dei mercati più spietati che ci siano, questo è un dato di fatto. Ma c’è un “ma”.

Nomi che non hanno bisogno di presentazioni

Angelina Mango è una stella e punto. Il suo cognome c’entra poco col suo talento, che è oggettivo e la rende una cantautrice intima e precisa. Certo, essere cresciuta in mezzo agli strumenti è un punto a suo favore, ma se non fosse stata brava chi l’avrebbe ascoltata? La giovane 23enne, cresciuta a Matera, è figlia di Laura Valente, ex voce dei Matia Bazar, e di Pino Mango, immenso e indimenticato cantautore scomparso nel 2014. Lei stessa ha ammesso ad Amici di aver iniziato a cantare e suonare il pianoforte ancora prima di camminare. E ci crediamo tutti, perché la ragazza è incredibile. Come l’ha aiutata il suo cognome? Beh, in realtà l’ha penalizzata. Angelina aveva già pubblicato dei pezzi prima del talent, ma non era nota al grande pubblico. La sua fortuna è stata proprio Amici di Maria De Filippi, dove ha vinto il circuito canto per l’anno 2022-2023. Al suo ingresso era attaccata su tutti i fronti: i leoni da tastiera e non solo le dicevano che era raccomandata, falsa, agevolata perché “figlia di”. Sono bastate due puntate per far cambiare idea a tutti. Aiutata anche dalle dinamiche del programma e da una Maria De Filippi particolarmente materna, il suo EP Voglia di vivere è stato un grande successo. Pubblicato a maggio 2023 sotto l’etichetta Warner Music Italy e il management di Marta Donà (LaTarma Managements), come primo lavoro “ufficiale” ha lasciato tutti a bocca aperta. Le canzoni più ritmate, come l’omonima che dà il nome all’album e Ci pensiamo domani, si alternano a quelle più profonde come Mani vuote o Vita morte e miracoli. Parliamo di oltre 100 milioni di ascolti tra Spotify e Youtube, prima in classifica e disco di platino. Da lì è stato tutto in salita: il successo del singolo Che t’o dico a fà, collaborazioni del calibro di Gemitaiz, Tedua e Mengoni. E come dimenticare la sua partecipazione a Sanremo 2024 con il singolo La noia e la cover de La Rondine? In quei momenti è apparso chiaro che la ragazza di Maratea ha una voce che incanta, cattura e ti coinvolge. Il suo nome non fa che esaltare queste doti.

Lo stop forzato e la lotta discografica

Dove c’è un luccichio, c’è anche uno specchio d’ombra. Quello di Angelina è stato l’immenso successo. Dopo Sanremo, la Mango ha partecipato all’Eurovision e pubblicato il suo primo album Poké Melodrama. Un disco che è un diario di bordo: tra cumbia, elettronica e urban, Angelina ha messo a nudo le sue fragilità e la sua energia esplosiva, scalando le classifiche. I pezzi come La noia, Pokè melodrama e Another world incontrano canzoni struggenti come Fila Indiana, Gioelli di famiglia, Edward e Lucy e la collaborazione con Marco Mengoni. E la ragazza allora ha partecipato a concerti, festival, arene tour estive e nel frattempo ha iniziato le prove per il suo tour sold out invernale. Ecco, dal punto di vista di un artista non esiste nulla di meglio. Anzi, le regole discografiche ti impongono di continuare a cavalcare l’onda, specie in un momento dove socials e visualizzazioni dominano tutto. Nonostante ciò, Angelina, detta Nina, si è fermata. Ha cancellato il tour dicendo di essere stremata. Ed era visibile: una magrezza eccessiva, occhi spenti e il peso di una pressione di mercato troppo esigente. Il suo nome era diventato una condanna e non un aiuto.

Caramè, le 15 canzoni + 1 che parlano di autenticità

La verità è che non è un nome a fare la differenza, ma quanto tu abbia alle spalle un management che riesca a farti diventare un personaggio amato. Il pubblico è quello che decide se avrai successo o meno. E Nina è stata brava: avere una grande voce l’ha sorretta, ma chi non ha empatizzato verso una ragazza che ha dichiarato di voler preservare la propria salute mentale e fisica, mettendole prima del guadagno? Infatti Nina si è presa un anno e mezzo di stop: si è iscritta all’università di Bologna ed è sparita dalle scene. Cambio di look e di vita, zero presenza social. Dopo questo periodo è riapparsa pubblicando a sorpresa il suo secondo album: Caramè. I social sono impazziti, su X è andata dritta in tendenza, su Spotify l’album ha raggiunto milioni di stream in poche ore e la prima posizione in classifica. E come si può pensare a una raccomandazione ascoltando questo capolavoro? Come si può citare la famosa “spintarella all’italiana” quando partono bopponi come Ioeio (con il feat. di Madame), Scarpe slacciate, Pacco fragile, 7seven up, Bomba a mano? Non viene in mente a nessuno. Perché il talento di Nina e la produzione di Zef e Strage son capaci di sorreggersi da soli da soli. L’album infatti avrebbe potuto anche essere un flop discografico: zero pubblicità, zero iter canonico, zero singoli ad anticiparlo, zero trovate di marketing alla Kardashian. Invece la musica, quando è vera, non ha bisogno né di contorni né di fronzoli.

Nina canta nei teatri e omaggia sé stessa

Angelina Mango ha continuato a sorprendere i fan. Ha pubblicato un post su Instagram ad ottobre dove annunciava il suo tour nei teatri. In partenza a gennaio dalla città di Napoli fino a marzo nella città di Milano, la scelta ha dimostrato come la giovane non abbia mai lasciato la musica, ma solo quelle dinamiche che la discografia italiana, legata più agli streaming e alla quantità che alla qualità, le aveva imposto. Il suo tour precedente ricordava quello delle rockstar americane: grandi arene, luci, anche un abbigliamento molto esuberante. Nina canta nei teatri è invece uno spettacolo intimo, dove l’artista si rivolge al suo pubblico in uno spazio che le sta a cuore e dove si sente accolta, non persa. Lei stessa ha detto che nel momento più brutto della sua carriera mai avrebbe pensato di poter tornare a fare musica o salire su un palco senza avere attacchi di panico. Ma la verità è che la ragazza è nata per fare questo. Ecco perché la band è formata da quelli che l’accompagnano dall’inizio: suo fratello Filippo Mango alla batteria e i suoi musicisti storici. E Marta Donà l’ha sempre sostenuta, dimostrando che le regole discografiche possono anche essere diverse quando esiste un’alternativa sana.

Figlia di, ma ormai tanto altro

Oggi, guardando il percorso di Angelina, ci si rende conto che parlare di “figlia di Mango” o “figlia della Valente” è un esercizio ormai superato da tempo. Quei nomi, per quanto immensi, non sono più un’etichetta che serve a spiegarla, ma solo le radici di un albero che ha imparato a svettare da solo. Angelina il peso del cognome non l’ha rinnegato, ma l’ha superato con una bravura che non lascia spazio a dubbi. Se all’inizio le sue origini poteva sembrare un’ombra o un lasciapassare, oggi è solo un dettaglio anagrafico. Nina ha vinto la sua battaglia: si è imposta sul mercato discografico con la propria voce e la propria testa. Il nome di mamma e papà è storia, ma la musica di oggi è tutta sua. Ed è figlia solo del suo immenso talento. E allora Nina canta!

Layla Perroni

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