Abbiamo intervistato per voi Angelo Longoni, regista e drammaturgo: nato a Milano, diplomato alla Civica Scuola d’Arte drammatica Piccolo Teatro di Milano, dopo aver lavorato per alcuni anni come attore ha firmato testi e regie teatrali, televisive, cinematografiche e ha pubblicato alcuni romanzi e racconti. Recentemente ha pubblicato il suo libro : Modigliani, il Principe.

MM: Perché Modigliani?

A.L.: Mi sono imbattuto per la prima volta nella vita di Amedeo Modigliani quando avevo circa 25 anni. Avevo letto un libro sulla bohème parigina nel quale si raccontava anche della sua contrastata vita artistica. Da allora ho sempre considerato questo pittore come l’esempio massimo di quella particolare forma d’ingiustizia che la vita può riservare a chi è travolto dallo spirito dell’arte senza essere compreso dai propri contemporanei.

Oggi, a cento anni dalla morte, sappiamo che Amedeo è considerato il più grande pittore italiano del ‘900, eppure, mentre era in vita, il destino gli ha riservato solo fatiche, anonimato e povertà. Ho voluto raccontare quest’uomo perché sono rimasto profondamente colpito dalle enormi contraddizioni del suo modo di essere, puro, nitido ma, al contempo, anche furioso. Posso definire il mio romanzo una sorta di racconto di formazione artistico, umano e amoroso… la dimostrazione di quanto sia tortuoso e difficile il percorso per trovare se stessi. Io stesso in lui mi riconosco.

copertina del romanzo di Angelo Longoni
copertina del romanzo di Angelo Longoni

MM: Dissoluto, dipendente dall’alcool, donnaiolo… pensi che un artista debba necessariamente avere un lato tormentato per poter essere un genio?

A.L.: Dipende dai periodi storici e dai caratteri degli artisti. Amedeo sta alla bohème parigina, come un divo rock sta agli anni ’70 del 1900. I due periodi più pazzi e psichedelici della storia dell’arte e del costume hanno in comune lo stesso spirito riassumibile nel famoso detto “sesso, droga e rock & roll”. Bohème è la parola che indica la vita degli artisti a Parigi tra il 1900 e il 1920: erano tutti un po’ “maledetti” in quegli anni.

Tutti volevano opporsi ai principi borghesi con ogni forma di eccesso. Amedeo a volte era “teatrale” e mostrava molto di sé come farebbe un attore sul palcoscenico. Dietro però c’era la paura per la tubercolosi che non lo lasciava mai: non voleva essere considerato malato e per questa ragione ha fatto di tutto per mascherare la malattia con i sintomi dovuti ai vizi come l’alcol e le droghe. Per queste ragioni mi sento di ridimensionare un po’ questa sua fama da “maledetto”.

MM: A tutte le donne perché questo libro parla di tutti i modi per amarle”, questa la dedica sul frontespizio del suo libro… Le donne di Modigliani… muse o qualcosa di più?

A.L. : Amedeo dipingeva le donne cercando nel loro sguardo l’amore assoluto e l’anima profonda dell’essere femminile. I grandi amori di Modì scandiscono i diversi periodi della sua arte e della sua eccessiva e movimentata vita. Modigliani ha amato le donne in tutti i modi possibili, con dedizione ma anche con conflitti estremi, con il corpo e con l’anima, con rispetto e con disprezzo, con fedeltà e infedeltà, con dolcezza e voluttà. Si può dire che è attraverso le sue donne che ho raccontato Amedeo.

Alcuni dei ritratti femminili di Amedeo Modigliani Angelo Longoni
Alcuni dei ritratti femminili di Amedeo Modigliani

MM: So che è stato curato da lei anche un lavoro teatrale sulla vita di Modì.

A.L. : Il romanzo segue la messa in scena dello spettacolo scritto e diretto da me con Marco Bocci nel ruolo del protagonista. Lo spettacolo durava circa due ore e prendeva in esame le quattro donne fondamentali della vita parigina di Amedeo. Aveva le caratteristiche della concentrazione dei fatti e dei sentimenti.

Il romanzo è molto più ampio, esaustivo e racconta tutta la sua vita: nel romanzo gli intrecci sono molteplici, i personaggi hanno un alto livello di spettacolarità, il materiale narrativo è ricco di fatti, di relazioni, di eccessi e amori. Le figure presenti nella storia, strettamente a contatto le une alle altre, hanno come sfondo la Parigi di inizio novecento governata dall’anticonformismo rivoluzionario.

Foto (by Marina Alessi) di Marco Bocci e del cast dello spettacolo “Modigliani” scritto e diretto da Angelo Longoni.

MM: Gli occhi dei quadri di Modigliani, un mistero forse insoluto. Modì disse: “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”  Lei cosa ne pensa?

A.L.: Che è vero, gli occhi dei quadri di Modigliani resteranno un mistero insoluto. Spesso diceva che nei personaggi da lui dipinti un occhio guardava il mondo e l’altro guardava dentro l’anima. Per questa ragione a volte non dipingeva le pupille o ne faceva solo una. Voleva dare il senso, un po’ psicanalitico, delle istanze psichiche della mente umana. Del resto anche la sua vita era divisa in due come lo era anche la considerazione di sé.

Amedeo era dotato di una grande gioia di vivere ma anche di una profonda malinconia dovuta al timore di non essere apprezzato e riconosciuto per le proprie capacità e a quello di non riuscire ad avere abbastanza tempo da vivere. Mi ha sempre affascinato la presenza dei contrari in una persona. Il lato oscuro e quello illuminato. La parte “leggibile” evidente e quella che sta nella zona indicibile. Gli opposti che rappresentano la vita e la morte.

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