Cultura

Anna e Marco siamo io e te -sulla luna di Lucio Dalla

Ve li ricordate quei due che “tornarono tenendosi per mano”? La canzone di Lucio Dalla è la nostra storia senza tempo.

Anche Anna e Marco avranno ricordato pochi giorni fa, insieme a tutta Bologna – e tutti noi- la scomparsa di Lucio Dalla. Era il 1 marzo 2012, dopo pochi giorni Lucio avrebbe compiuto gli anni, e invece ci ha lasciati nel silenzio della sua morte. Un attacco cardiaco, a Montreaux in Svizzera, dove era arrivato per una serie di concerti.

Lucio Dalla (Dal Web)

Ma tutti quei concerti ce li ricordiamo ancora a memoria, e a Bologna in via d’Azeglio qualcuno si chiede ancora Cosa sarà domani.

Perché se la vita muore la canzone mai, e le canzoni di Lucio Dalla sono ancora le nostre risposte a domande senza tempo, a rimproveri antichi per speranze disperate. Ancora oggi siamo tutti Attenti al Lupo, mentre aspettiamo L’Anno che verrà in attesa che Futura ci possa svelare davvero Com’è profondo il mare.

E Anna e Marco sono persino tornati dalla Luna mano nella mano. Ma è un viaggio che non finisce mai, che dura dal 1979 quando il cantautore ci ha infilati nell’undicesimo album, che in studio intitolò proprio Lucio Dalla.

Una delle chicche del repertorio del cantautore bolognese, la più amata dagli amanti, la più consumata dai disillusi. Una canzone diretta e autentica, una storia con un inizio, un luogo, un tempo, e persino una fine.

Come un vero cantastorie, Lucio Dalla ci ha dato un nome, un posto dove ballare, un nascondiglio dove perderci e poi la strada per ritornare.

Siamo Anna e Marco, io che ballo l’insoddisfazione della mia vita e tu che balli – proprio male- la ribellione del vuoto della tua esistenza. Alla fine degli anni ’70 eravamo così giovani da vivere la stessa noia che proviamo oggi, come i ventenni americani alla Tony Manero. Però non avevamo l’America, e allora era un pretesto per scambiarla con la Luna.

Ma l’America è ancora lontana, c’è qualche checca che fa il tifo, e la depressione delle discoteche di giorno è tramontata nel freddo dei club tesserati dove oggi finiamo per sentirci ancora così vuoti.

Perché quel tormento degli anni ’70, dopo cinquant’anni è rimasto sempre un fantasma che vaga tra le coscienze. Non è il tempo allora, ma è forse il momento. Non sono gli anni forse ma l’età. E come Anna e Marco vestiti vintage con i capelli alla Tony oggi quei due non sono invecchiati, ma sono giovani disperati come loro alla ricerca della stessa Luna.

Non basterà una grande città per evitare di sentirci solo una “stella di periferia“, e l’illusione che l’amore possa davvero salvarci dall’angoscia della nostra esistenza.

Lucio Dalla (foto credits: Marta Coratella, dal Web)

In una dimensione un po’ naif Anna e Marco celebra l’eterna malinconia della gioventù ma con l’allegria disperata della speranza che tutto ci lascia credere, tutto ci lascia illudere. Un’ode alla giovinezza, l’elogio della disillusione, della saudade.

Anna e Marco siamo io e te, oggi, in qualche bar che è uno schifo, in qualche periferia della nostra città, quando balliamo il disincanto di tutte le nostre incertezze goffe e impacciate.

Lo siamo stati tutti, abbiamo tutti atteso che un abbaiare in lontananza ci riportasse alla realtà con la serenità della maturità. Perché la paura passa come passa il sogno, la Luna è solo il nascondiglio delle tue agonie.

Tutte quelle discoteche all’Americana avranno chiuso, al loro posto pub bui e locali da techno, i jeans a vita alta sono tornati di moda da un po’, non ci cotoniamo più i capelli e Lucio Dalla non gira più per Bologna centro, ma Anna e Marco sono ancora su una moto impedita, credono ancora che la loro vita sia un tedio e che l’amore sia la luna.

Ma non è vero che l’America è lontana. Quel luogo è solo questione di tempo. Il conforto solo questione di esperienza, la disperazione è la meravigliosa controindicazione dell’incoscienza. Ma nel baccano e nel vuoto, in mezzo al sogno e al disincanto arriverà il momento in cui vedrai un cane che ti guarda, abbaia e se ne va. E tu, proprio in quel momento: tornerai. Dalla Luna.

Rossella Papa


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