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Anna Marchesini, chi era il marito Paki Valente: “Una vera e propria battaglia legale”

Anna Marchesini è stata un’attrice teatrale, comica e imitatrice, scomparsa prematuramente nel 2016. Nasce nel 1953 e, dopo la laurea in psicologia, si iscrive presso l’Accademia nazionale di arte drammatica dove si diploma e inizia a lavorare a teatro.

Oltre a lavorare come attrice teatrale, inizia anche un’attività nel campo del doppiaggio che continuerà a praticare anche negli anni successivi.

Il vero successo arriva con la formazione de “Il Trio”, gruppo che forma insieme a Massimo Lopez e Tullio Solenghi, che farà la storia della televisione italiana. Il trio inizia a lavorare prima in radio e, in seguito, approdano in televisione con gli sketch che li resero celebri.

Il successo del trio raggiunse l’apice con “I promessi sposi”, parodia dell’omonimo romanzo, che andò in onda su Rai 1 e ottenne un consenso incredibile presso il pubblico.

Il trio si sciolse nel 1994 e Anna continuò la sua carriera da sola sia a teatro che in televisione.

Per quanto riguarda la vita privata la Marchesini sposò nel 1991 l’attore Pasquale Valente: i due ebbero una figlia nata nel 1993, Virginia, e divorziarono nel 1999. Da lì iniziò una vera e propria battaglia legale per l’affidamento della bambina.

La lettera di Paki Valente alla figlia

Pubblichiamo la lettera scritta da Packi Valente, all’anagrafe Pasquale Valente, attore ed ex marito di Anna Marchesini, indimenticata attrice deceduta nel 2016. Dalla loro unione è nata una figlia, Virginia, oggi 28enne, e a lei si rivolge questa missiva piena di amore poiché Valente non riesce a vedere la ragazza. I rapporti tra i due, infatti, si sono interrotti bruscamente. Cara Virginia, chissà se leggerai mai questa lettera oppure sparirà nel nulla come è successo con le altre. Ma sono tuo padre e non smetterò mai di tentare di ricongiungerci. Ricordi quando da piccola ti chiamavo “cucciola di papà”? A te piaceva tanto. “Cucciola di papà”. Mi chiedevi di ripeterlo all’infinito e io lo ripetevo, facevo il clown solo per vederti sorridere perché ancora non parlavi ed era l’unico modo per comunicare con te. Da allora sono cambiate tante cose. Purtroppo la tua mamma non c’è più: e noi non riusciamo a vederci da troppo tempo. Ma il mio amore per te invece non è cambiato. Che ci si veda o no, che certe persone riescano per ora a tenerci separati o no, resta il fatto che sono tuo padre e ti voglio un bene dell’anima: se spero di vivere a lungo è per proteggerti, amarti e supportarti il più a lungo possibile. Anche se non te lo fanno sapere (e non certo perché tu sia irreperibile chissà dove, ma perché chi ti orbita intorno te lo sta impedendo), sto utilizzando tutti gli strumenti della legge italiana per proteggerti da chi, a quanto sembra, ti sta usando. Se codeste persone non avessero nulla da temere e fossero spinti dall’amore come dicono, non ci sarebbe alcun motivo per tenerti lontano da me. Sei sangue del mio sangue. Sono tuo padre e lo sarò sempre e credimi quando ti dico che nessuno potrà ancora tenerci lontano a lungo. Credimi anche quando ti dico che se tua madre fosse qui, mi chiederebbe di fare quello che sto facendo. Lei non aveva previsto lo scempio che sta accadendo, causato proprio da chi dovrebbe preoccuparsi per te. Nessuno potrà mai amarti tanto quanto la mamma e me. Nessuno. Purtroppo però sono rimasto in vita soltanto io. Non sono soltanto mosso dall’amore viscerale paterno ma anche dal grande amore che provavo per tua madre. E tutti gli errori che ha commesso in vita li ho perdonati nel momento stesso in cui il suo cuore ha cessato di battere. L’amavo persino quando litigavamo per te. Quando ho saputo che non l’avrei più rivista, che non avrei più potuto discutere con lei, insomma che non ci sarebbe stata mai più l’occasione per riavvicinarci, io sono morto dentro. Ed è giusto che tu sappia che non ho mai smesso di cercare una tregua affinché tu ne giovassi, figlia mia. Le avrò mandato chissà quante lettere, pur conoscendola e immaginando che forse non le avrebbe mai aperte. Purtroppo ho fatto l’errore di esitare e non le ho spedito proprio la lettera più importante, quella sarebbe stata l’ultima lettera perché qualche mese dopo tua madre è venuta a mancare. Era l’ultimo tentativo per dissuaderla dalla sua estrema posizione di coniuge ferito e far leva sull’amore infinito che proviamo per te, mandando finalmente al diavolo rancore e orgoglio e crescere un po’ anche noi trasformandoci nei genitori adulti che si preoccupano solo del tuo bene; invece di litigare. Virginia il nostro legame è unico come può essere soltanto quello tra padre e figlia e più forte dei trucchi ed equivoci creati ad arte da chi sta facendo di tutto per tenerci lontani. I parenti di terzo grado vogliono adottarti? È ridicolo e contraddittorio voler adottare un parente. Virginia, sei una persona speciale e sei pura, e so che non riesci a vedere certe meschinità. Ma io sì, so distinguere chi ti vuole bene da chi vuole bene solo ai tuoi soldi. Cercare di adottare un consanguineo è un’operazione che fa ridere i polli e già dalla stessa richiesta di adozione si evince la cattiva fede. Sì, perché tu sei già loro parente e quindi un domani saresti già l’unica loro erede poiché non hanno figli e i loro ex coniugi si sono risposati. Sembra evidente che l’obiettivo sia l’interesse e non l’affetto. Anzi, se fossero davvero mossi dall’affetto e dal buon senso, dato che hanno un’età avanzata farebbero il contrario: cercherebbero cioè di riavvicinarti a tuo padre. Perché chi ti ama non dovrebbe mai permettere che un giorno tu rimanga da sola o comunque senza tuo padre vicino. Invece a quanto ne so vorrebbero farti credere che tuo padre è avido, ipocrita, che fa tutto questo per mettere le grinfie sul tuo patrimonio. Addirittura mi dicono che vorrebbero convincerti che anni fa fossi stato io a essere condannato penalmente, quando invece fu la tua povera mamma a venire condannata dal tribunale penale di Roma. Non crederci, Virginia, ti scongiuro, tesoro di papà. Non lasciarti avvolgere da tutte queste menzogne. Questa non sarà la sola trappola che incontrerai nella tua vita, difenditi, non caderci. Solo papà e mamma ti amano incondizionatamente. L’ho detto e lo ripeto: io vorrei solo stare con te, non chiedo altro. Dopo tutto quello che ho passato, le prove affrontate e le ingiustizie ricevute: io chiedo soltanto di starti vicino. È troppo chiedere che un padre, l’unico tuo genitore rimasto in vita, stia a fianco di sua figlia? A sessanta anni papà tuo ha solo un sogno: una vita normalissima accanto a te. Un bacio grande, cucciola. Papà.

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