21.3 C
Roma
Maggio 17, 2021, lunedì

Annie Ernaux: Premio Strega per “Letture Coraggiose”

- Advertisement -

Annie Ernaux è una scrittrice francese, autrice del romanzo Gli anni, vincitore dei premi Marguerite Duras, François Mauriac, del Prix de la langue française e del Premio Strega europeo 2016.

Può un’autobiografia raggiungere punti così profondi dell’animo umano da renderla universale? Sganciarci dalla penna che l’ha tracciata, continuando a dare echo alla sua voce, per diventare la voce di chi come lei ha vissuto il desiderio di avere potere sul proprio corpo.

L’Evento di Annie Ernaux, getta le basi per una lirica profonda e commovente di cui le/gli appassionate/i lettrici/lettori avevano già avuto esperienza con i suoi lavori precedenti.

Annie Ernaux: qualcosa su di lei

Da qualche anno l’autrice viene tradotta e pubblicata da L’Orma Editore da cui finora hanno visto la luce romanzi come: Memoria di ragazza; Gli anni; Una vita di donna.

Così come alcuni titoli già suggeriscono, le storie di Annie Ernaux sono memorie, Memoir, autobiografie nati dal tentativo di riesumare ricordi e le implicazioni sentimentali ad esso connessi, talvolta rendendo un fatto nella sua purezza “storica”, dall’altro facendo riemergere antiche sensazioni: gioia; paura; impotenza; angoscia.

L’Evento che da il titolo al libro è l’aborto. Illegale in Francia duranti gli anni della giovinezza che l’autrice ricostruisce. Moralmente sbagliato per chi pensa anche solo di commettere quell’errore. Ma per una giovane universitaria il suo desiderio prescinde qualsiasi morale o legge, calandosi nella posizione di chi è disposta a tutto pur di riuscirci.

Annie Ernaux, L’Evento
photocredits:web

I medici si rifiutano persino di pronunciarla quella parola – aborto – ne varrebbe della loro carriera e professionalità. Le poche persone a cui lo confida la guardano con rammarico, con lo stesso sguardo con cui si guarda ad una ragazza che ha fatto un errore ma non abbiamo intenzione di aiutare. Prova ad essere coinvolta in incidenti “casuali” affinché quella cosa possa staccarsi e abbandonarla.

Ricorre a metodi “casalinghi”, invadenti e dolorosi ma:

La sofferenza che stavo per infliggermi non era nulla rispetto a quella subita nei campi di sterminio. E a darmi conforto c’era anche il pensiero che, prima di me, molte altre avevano fatto ciò che mi apprestavo a fare io.

E Annie Ernaux ci conta, anzi spera che le parole trasmesse dopo anni, con la lucidità con cui talvolta riusciamo a razionalizzare un ricordo, abbiamo un qualche effetto su di noi. Perché come lei stessa ammette, aver vissuto qualcosa, qualsiasi cosa, conferisce il diritto inalienabile di scriverla.

Il compito che si prefigge, più che probabilmente togliere un pesante macigno dalla memoria rendendo il ricordo più libero attraverso la scrittura, è più alto quasi divino: se non andasse fino in fondo nel riferire la sua esperienza contribuirebbe a oscurare la realtà delle donne, schierandosi dalla parte della dominazione maschile.

Perché non esistono verità inferiori. Non esistono scelte sbagliate, come non esistono quelle giuste. Esistiamo noi come esseri coscienti e consenzienti e padroni delle nostre vite e dei corpi che le vivono.

La sua soluzione si presenta attraverso una figura bassa e rotondetta, con gli occhiali, uno chignon grigio, i vestiti scuri. Gli unici dettati concessici per immaginare la signora P.R.

“Prendeva in mano la situazione con risolutezza. Senza familiarità […] andava dritta all’essenziale, data dell’ultimo ciclo, prezzo, tecnica utilizzata. Questa materialità pura aveva qualcosa di strano e di rassicurante. Nè sentimenti né morale. […] limitare il discorso ai dettagli pratici evitava le lacrime e gli sfoghi che fanno perdere tempo, o cambiare idea. !

Non lo chiama mai diversamente da feto o embrione, come se definirlo diversamente potesse presupporre un qualche tipo di affetto che non si vuole sentire, un legame verso ciò che sta crescendo dentro di sè. Una riduzione, possibile ma estremamente razionalizzante, verso un ammasso di cellule ancora indefinito o in via di definizione.

Ma tra razionalità e irrazionalità non può esserci colloquio: non sappiamo spiegarci perché abbiamo paura del buio. Pur sapendo che non c’è nessuno ad aspettarci alla fine del corridoio immerso nelle tenebre.

Camminavo per la strada con il segreto della notte tra il 20 e 21 gennaio nel mio corpo, come una cosa sacra. Non sapevo se ero stata ai confini dell’orrore o della bellezza. Porvavo un senso di fierezza. Forse la stessa dei navigatori solitari, dei drogati o dei ladri, quella di essersi spinti fin dove gli altri non oserebbero mai andare. Può darsi che sia qualcosa di quella fierezza a farmi scrivere questo racconto.

BRAVE SU

Instagram
Facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Advertisement -
Claudia Cangianiellohttp://wwww.metropolitanmagazine.it
Laureata in Editoria e scrittura, bibliofila per natura e passione. Scrivo di ciò che conosco, di ciò che amo quindi di libri, cucina, arte, cultura.
- Advertisement -

Continua a leggere

- Advertisement -

Ultime News

- Advertisement -