C’è un momento, all’inizio di ogni puntata, dove uno dei personaggi in scena in quel momento fa una domanda: “Chi sei?”Chi è Antonia?”. Ed è esattamente quello che, Antonia stessa, continua a chiedersi ogni giorno. Ed è anche la domanda che viene rivolta, costantemente, a noi spettatori, impossibilitati a capire un personaggio che, in fondo, non conosce davvero sé stessa. Antonia è la nuova dramedy di Prime Video che tenta di rispondere a questa e a tante altre domanda attraverso l’ironia e attraverso l’atto, coraggiosissimo, di mostrare cosa voglia dire convivere con una malattia mai (o quasi) rappresentata: l’endometriosi. Chiara Martegiani, creatrice ed interprete della serie, scrive il personaggio di Antonia partendo da una necessità personale. Quella di raccontare un momento della vita, intorno ai 30 anni, in cui si inizia a dubitare del proprio io. Si ricerca un posto nel mondo e ci si domanda qual è il percorso di vita che si vuole scegliere. Oppure di non volerlo scegliere affatto.

Antonia: Simboli e galline

Antonia: Chiara Martegiani in una scena della serie

Nel giorno del suo trentatreesimo compleanno, Antonia (Chiara Martegiani), dopo la festa, litiga con il compagno con cui convive da cinque anni Manfredi (Valerio Mastandrea) e va via di casa. Anche a lavoro le cose non vanno benissimo: mentre è in scena sul set della soap opera in cui interpreta una segretaria, arriva un doloroso mal di pancia e un ciclo in anticipo di due settimane. Ma il momento peggiore arriva sull’autobus: Antonia sviene mentre sta scendendo e viene soccorsa da Michele (Emanuele Linfatti). Trasportata al pronto soccorso le viene diagnosticata l’endometriosi, malattia cronica dalla quale non si guarisce se non con una menopausa anticipata o la maternità. La diagnosi fa crollare il mondo di Antonia: cosa deve fare? Quali scelte deve prendere? E soprattutto, come può combattere l’endometriosi, se un figlio ora non lo vuole? La serie, brillantemente, utilizza il racconto della malattia per aumentare il carico narrativo. L’endometriosi diventa un veicolo per ragionare di sé stessi, di come affrontare la vita e di cosa scegliere per il proprio bene.

La serie si appoggia tanto sul continuo simbolismo: dal viaggio/sogno che Antonia affronta nel suo passato, fino alla costante apparizione di una gallina, simbolo che solo alla fine della serie verrà spiegato e diventa l’animale interiore della protagonista. La regia affidata a Chiara Malta segue costantemente la sua protagonista con trovate anche, per certi versi, sperimentali. La camera non è mai stabile, proprio come non lo è Antonia. La cerca sempre e restituisce quel gusto da dramedy inglese perfetto per il tono della serie.

Osare

Inevitabile è il paragone con Fleabag, capolavoro inglese che racconta le stesse dinamiche di vita. Ma Antonia ha uno spirito diverso. Condivide con la creatura di Phoebe Waller-Bridge sia la fisicità attoriale sia le intenzioni di mostrare un momento cruciale di vita. Ma cambia il modo di farlo. Lo fa attraverso il dolore, tanto psicologico, tanto quanto quello fisico, quello dell’endometriosi. Senza dimenticare la sua dose di comicità tagliente, mai esasperata e tanto, per certi versi, malinconica. Gli intrecci di racconti possono rimbalzare male in alcuni momenti, con un focus un po’ ballerino che ogni tanto esce dalla rotta principale. La voglia di simbolismo alcune volte cozza con un racconto così autentico. Un racconto che, si legge nei volti di ogni personaggio, parte da una necessità di scoprire e raccontare sé stessi. Che bello, però, quando si fanno cose così in Italia. Che bello quando si ha l’ambizione di osare e, soprattutto, raccontare.

Alessandro Libianchi

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