Antonio Gramsci, politico del Novecento italiano

Definito uno dei politici più celebri del primo Novecento italiano, parliamo di Antonio Gramsci. Non solo parlamentare, ma anche filosofo, scrittore e giornalista. Ha trascorso una vita piena di ostacoli, portando avanti i suoi ideali nonostante le avversità. Nel 1924, fonda il quotidiano l’Unità, attraverso il quale poter esprimere gli ideali del partito comunista italiano. Ma in un periodo di regime fascista, il diritto di opposizione, non era consentito, ecco perché il politico, pagherà un caro prezzo: la sua libertà personale.

Antonio Gramsci nasce come oggi nel 1897, ad Ales. Fin da piccolo, si concentra sugli studi, anche se la sua famiglia è di origini molto umili. L’amore per la cultura, lo porta avanti, fino all’Università di Torino. Qui scopre la passione per il giornalismo, infatti collabora con molti giornali universitari. Affascinato dalla politica, inizia a militare nel Partito Socialista italiano (PSI), di cui poi diventerà politico di spicco più avanti.

photo credits: mauriziosaliani.it
photo credits: mauriziosaliani.it

L’ascesa politica di Antonio Gramsci

Nel 1924, Antonio Gramsci, arriverà al parlamento, eletto deputato. Pochi anni prima, nel 1921, insieme ad altri colleghi di partito, fonda il primo Partito Comunista Italiano (PCI). Proprio quest’anno, nel mese corrente di gennaio 2021, ricorre il centenario della nascita a Livorno del PCI, il più grande dell’ Europa Occidentale. Nonostante i molti consensi guadagnati nel tempo, Antonio Gramsci, si trova ad affrontare una spiacevole esperienza: quella del carcere.

Nel pieno del periodo fascista italiano, gli ideali di Antonio Gramsci, gli costeranno, la libertà. Viene infatti accusato di cospirazione e di incitamento all’odio di classe. Sarà quindi condannato, alla pena di 20 anni di reclusione, a partire dal 1928. Sconta il primi anni di detenzione nel carcere di Turi. In seguito, con l’aggravarsi della sua salute, verrà trasferito nella clinica di Formia.

carcere di turi- photo credits: culturificio.org
carcere di turi-photo credits: culturificio.org

Gli ultimi anni…

Durante il drammatico periodo di detenzione, Antonio Gramsci, cerca di distarsi studiando e approfondendo le sue filosofie politiche. La produzione di scritti, denominati “Quaderni del carcere“, descrive tutto il flusso di pensieri, che accompagna Antonio Gramsci, durante la prigionia. Ancora oggi questi testi, sono consultati e sono spunto di riflessione per molte generazioni. Inoltre, nel dramma del carcere, Antonio Gramsci, trova un altro politico, Sandro Pertini. I due uomini, anche se di posizioni differenti, diventeranno ottimi amici. Infatti, una volta divenuto Presidente della Repubblica, Pertini molto spesso, ricorda nei suoi discorsi, il suo stimato amico e compagno di detenzione, Antonio Gramsci.

Durante gli anni del carcere, la salute cagionevole di Antonio Gramsci, peggiora. Per questo, dopo non pochi ostacoli posti dal regime fascista, gli verrà concesso il trasferimento per le cure, in una clinica di Formia. Lo stesso Gramsci, ottiene poi, dopo varie controversie, di essere curato a Roma, alla clinica Quisisana. Giunge però nella capitale, con un quadro di salute, fortemente compromesso. Muore così il 27 aprile del 1937 ed oggi riposa nel cimitero acattolico di Roma. Tra i suoi innumerevoli pensieri e scritti, forse ce n’è uno, che mai come in questo momento di emergenza pandemica, può suggerire un invito all’ottimismo: “Sono pessimista con l’intelligenza, ma ottimista per la volontà“.

a cura di Chiara Bonacquisti

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