Sicuramente Mel Gibson ha osato in Apocalypto, ma è un gran bel film. C’è solo un cavillo: puoi godertelo se sei un vero duro, con lo stomaco d’acciaio.

Un film per conoscere meglio Mel Gibson.

Con Mel Gibson è difficile. La cosa difficile è principalmente provare a farsi un’idea prima di aver visto un film. Personalmente mi è piaciuto in Mad Max e Gallipoli. Mi stava sempre piacendo anche se stancando un po’ nel suo compiaciuto machismo quando ha girato Arma Letale. Ma è stato Braveheart che mi ha davvero messo in crisi – come succede quando sei davanti ad un guilty pleasure. Quindi anche Apocalypto va preso come qualcosa a sè stante. Stasera su NOVE in programmazione. Molto diverso dall Passione di Cristo, di cui dobbiamo dire che comunque la sua è una rivisitazione molto cruda, che sa essere particolare senza indugiare nel dissacrante.

Apocalypto: cosa vedrete stasera in TV

Nonostante la difficoltà nell’esprimere un’opinione sul lavoro di Mel Gibson, Apocalypto conferma che, nelle giuste circostanze, è davvero un regista di grande talento.

Apocalypto, una scena – fonte: google

Questa è una favola primitiva di violenza e vendetta, sulla schiavitù e la necessità di fuga: Apocalypto è un capolavoro di coraggio cinematografico.

Ambientato nella giungla dell’America Centrale, Apocalypto è un’epica narrazione storica (o preistorica, visto che è ambientata prima dell’invenzione della scrittura). La pellicola è in lingua dei Maya, con sottotitoli in inglese (o italiano). È un esperimento che funziona meglio della precedente incursione di Gibson nell’aramaico biblico (che potrete vedere prima di questo film, sullo stesso canale) de La Passione di Cristo. Poiché, a differenza di Gesù e dei suoi persecutori, i protagonisti di Apocalypto sono semplicemente uomini. E per la maggior parte uomini di azione piuttosto che parole.

La trama:

In effetti, si potrebbe saltare del tutto il dialogo e fare ugualmente gran parte della storia: in cui Jaguar Paw (Rudy Youngblood) è un membro di una tribù pacifica edenica (fintanto che non sei un tapiro) il cui villaggio è attaccato da una squadra caratterizzata da una somiglianza sospetta con i rifugiati di The Road Warrior. Quelli che non sono stati uccisi vengono presi come schiavi – tra cui Jaguar Paw, anche se non prima che nasconda la moglie incinta e il figlio piccolo in un pozzo. I prigionieri vengono portati in marcia verso una metropoli Maya (una delle visioni più persuasive dell’inferno mai impegnate nella celluloide) da sacrificare agli dei. Ma Jaguar Paw fugge e fugge verso casa con una banda di esecutori omicidi accaldati sulla sua coda. Dettaglio: il pozzo in cui ha nascosto la sua famiglia ha una sfortunata tendenza a inondare quando piove.

È praticamente tutto. Ci sono pochissime sottotrame o digressioni e quelle che esistono vengono spesso lasciate cadere (come i bambini orfani del villaggio, per esempio).

S’intuisce dalla trama una discreta quantità di violenza

Infatti durante i 139 minuti di pellicola vedrete: sangue, sangue ovunque, veramente tanto sangue. Predominerà le scene rosso come il rossetto e bagnato come un bacio. È l’elemento essenziale, l’alfa e l’omega, il fluido primordiale che scorre nelle vene del film di Gibson. Ad un certo punto spruzza persino da un cranio spaccato.

Eppure, nonostante tutte le sanguinose attenzioni di Gibson, Apocalypto non feticizza la sofferenza. Sebbene molti personaggi vengano uccisi violentemente, il film non si sofferma su di loro. Non può, perchè la narrazione principale densa di forza e cattura il nostro interesse. Bisogna tenere il passo con Jaguar Paw nella sua avventura attraverso un continente di lussurioso verde e peccaminoso rosso.

Apocalypto ci immerge in una Natura prospera, selvaggia – fonte: google

Ovviamente, se anche il solo pensiero di una decapitazione occasionale o di un personaggio che si fa masticare la faccia da un giaguaro ti sconvolge, potresti non goderti questo film. Ma ci tengo a precisare che non è un esercizio di sadismo cinematografico.

L’eleganza di Apocalypto:

Il film è un brillante susseguirsi di scene di eccesso delirante, narrazione sfacciata, violenza senza remore alcune. Tutti quei cadaveri nudi. Sono scene di un coraggio che fa quasi pensare come sia possibile che sia venuto in mente a Mel Gibson. Sconvolgente è la quantità di immagini e idee che invocherà in chi guarderà la sua pellicola.

Il film emana una specie di follia elettrica, sciamanica. Dalla prima scena, che mostra un tapiro che viene brutalmente ucciso e mangiato, fino al finale, Apocalypto non si arrende mai: una storia avvincente di uomini tribali orgogliosi catturati da una squadra di attacchi brutalmente efficiente, poi legati e condotti al limite. L’opera ci presenta un mondo in cui la vita umana è come carne fresca per l’operazione di sacrificio umano. Un’orrore a noi alieno che invece esiste, ed è reale per 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Una continua cascata di sangue, mantenuta da una disperata oligarchia al fine di propiziare gli dei arrabbiati che stanno rovinando i loro raccolti.

Mel Gibson ci catapulta con rabbia in una specie di miscuglio di folle e geniale. Se avete voglia (e la forza!) di vederlo, è tutto per voi.

Qualche difetto:

C’è un indugio un po’ eccessivo nel rallentatore. Il che non fa comunque perdere di verve alle scene – le quali restano molto estreme, ma sicuramente è poco piacevole. Diciamo che notiamo comunque quella prepotenza di fondo di Mel Gibson (che era stata accennata anche all’inizio della recensione), ma per la quale il regista riesce a farsi perdonare. Non è la prima volta, probabilmente non sarà l’ultima.

In definitiva, a mio parere si tratta di un gran bel film. Io, da appassionata di scene estreme ed esplicite, sono rimasta incollata allo schermo come se quelle due ore e passa avessero potuto volare. Se e solo se siete così anche voi, seriamente: guardatelo. E ringraziatemi dopo.

I SUGGERIMENTI DeL CINEMA DI METROPOLITAN MAGAZINE.

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