ComicsInfoNerd

Arcobaleni LGBTQ tra le “nuvolette” dei fumetti

Adv

E quindi un fumetto non può essere un luogo dove, o attraverso il quale, dibattere di questioni inerenti al genere, l’orientamento sessuale o sulle discriminazioni verso le minoranze? Assolutamente no! Anzi, Assolutamente si… Certo che può esserlo. 

Chi dice che un fumetto sia soltanto un modo per passare il tempo, ahimè, ne dà una ricostruzione estremamente riduttiva. Partiamo da un presupposto: un fumetto è indubbiamente un’opera d’arte, e cos’è l’arte stessa se non un profondo e intenso luogo di riflessione sulle molteplici complessità del mondo “reale”?

Fumetto come luogo di riflessione

Cosa ci fa pensare anche soltanto uno sguardo fugace a un Caravaggio? Cosa ci innesca dentro il Guernica di Picasso? Qualcun altro ha provato certamente cose simili leggendo un fumetto: si è disperato per l’olocausto leggendo Maus di Art Spielgman o ha riflettuto profondamente sull’antropocene leggendo Shingeki no kyojin di Hajime Isayama. In un fumetto la grande riflessività tipica della letteratura si incontra con la potenza rappresentativa ed espressiva delle arti figurative, in un cocktail che può stordire quanto illuminare, proprio come potrebbe farlo una bella sbronza.

Fatta questa premessa possiamo pertanto affermare la non leggerezza di un fumetto e quindi abilitarlo come terreno fertile di riflessività, sensibilizzazione e crescita personale. Proprio su questi due ultimi concetti è opportuno soffermarsi per un istante: i fumetti, comics o manga essi siano, ragionevolmente passano tra le mani di un’utenza molto giovane, menti che spesso ancora non hanno avuto modo di formarsi pienamente e farsi un’idea sulla vita, propria e altrui, pertanto risulta fondamentale proporre proprio a questo range di pubblico dei contenuti capaci di sensibilizzare e stimolanti per crescere. Il fumetto, pertanto, potrà assumere anche una funzione pedagogica, diventando poi, perché no, uno stimolo ad un movimento reazionario di autocoscienza per un lettore adulto.

Ma torniamo al titolo, alla comunità LGBTQ, certamente in prima linea se si pensa ad un riconoscimento tardivo di determinati diritti fondamentali, soprattutto se ci riferiamo al nostro mondo contemporaneo, un mondo che ormai almeno sulla carta dovrebbe essere preparato e aperto a tutto, ma che in realtà si dimostra, in moltissimi contesti e luoghi, ancora troppo inadeguato e probabilmente civilmente immaturo. Fortunatamente la letteratura fumettistica si è dimostrata subito capace di cogliere le sfumature e di farsi capace di un sostegno simbolico e ideologico alle istanze perpetrate.

Fumetti e comunità LGBTQ: l’impegno Marvel

Due esempi recentissimi ci vengono proprio dal mondo dei comics, da una delle etichette più famose della storia, ossia dalla Marvel, con i suoi due progetti in uscita nel mese di giugno del 2021: The United States Of Captain America Marvel’s Voices: Pride, due progetti accomunati dalla presenza di due protagonisti che vorranno essere degni rappresentati della community LGBTQ. 

La prima serie vedrà l’introduzione di Aaron Fisher, il cosiddetto “Capitan America delle ferrovie”, il quale stando agli annunci della Marvel incarnerà molti dei valori cari al sentiment LGBTQ, spingendo il personaggio del Cap fuori dallo stereotipo legato alla mascolinità del “vero uomo” e restituendogli l’aura del difensore di tutti, a prescindere da classe sociale, provenienza e orientamento sessuale; la seconda serie, invece, sarà un diretto omaggio al Pride Mounth e introdurrà Somnus (alias Carl Valentino), il nuovo personaggio queer creato della Marvel, nato, secondo le parole del creatore Steve Orlando, proprio dalle esperienze di vita personali di quest’ultimo.

Altri esempi virtuosi:

Aaron Fischer e Carl Valentino non sono di certo i primi (e non saranno gli ultimi) personaggi rappresentativi della comunità LGBTQ, come del resto molte altre sono le opere che hanno riflettuto al riguardo. Possiamo citare, ad esempio, l’ormai “classico” capolavoro del 1979 di Keiko Takemiya, Il poema del vento e degli alberi, oppure il più attuale Il blu è un colore caldo, opera di Julie Maroh del 2010 e riadattato cinematograficamente nel 2013 attraverso La vita di Adele. 

Ma non solo, degni di nota sono poi l’italiano In Italia sono tutti maschi, di Luca de Santis e Sara Colaone, una graphic novel che tratta il poco discusso tema del confino degli omosessuali tra il 1938 e il 1942 (tema, anche se non nello specifico italiano, ripreso ad esempio anche in V for Vendetta di Alan Moore) e Oltre le onde di Shimanami Tasogare, la storia di un adolescente costretto a nascondere il proprio orientamento sessuale che un giorno, pensando di essere stato scoperto, addirittura tenterà il suicidio, ma che grazie ad un intervento fortuito capirà di non essere solo.

Accanto a queste storie c’è poi chi riesce anche ad offrire una riflessione più leggera, a tratti tagliente, ma altrettanto efficace, come ad esempio Leo Ortolani, il quale attraverso Cinzia (2018), raffina alcune tematiche legate alla transessualità, forse in passato affrontate con troppa superficialità dallo stesso autore.

L’amore: un universale

La società certamente nel tempo cambia, ineluttabilmente, la gente poi, come cantava Mia Martini «è strana… cambia idea improvvisamente», tuttavia l’amore non muore mai e probabilmente non cambia mai, sia esso provato da un uomo e una donna, due uomini, due donne, due o più persone che ancora non sanno cosa essere. L’amore, appunto, appartiene alle persone, ma è anche un qualcosa così incredibile da non poter quasi essere racchiuso in un’idea, figuriamoci in un “genere”. Pensate, questo molti autori e lettori di “robetta” come i fumetti lo hanno capito.

Dario Bettati

Adv
Adv
Adv
Back to top button