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Aprile 21, 2021, mercoledì

Emozionarsi d’arte, incontriamo la pietà

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Che cos’è la Pietà? E’ un sentimento di affettuoso dolore, di angoscia e di solidarietà nei confronti di chi soffre. Il significato attuale della parola pietà, non corrisponde al significato del termine da cui essa deriva. La pietas degli antichi era infatti la devozione religiosa, il sentimento d’amore patriottico e di rispetto verso la famiglia. Oggi invece, il significato del termine si è avvicinato all’idea di misericordia con il Cristianesimo, per il quale la pietà è un attributo di Dio.

La letteratura, il cinema, l’arte, ecc, nel corso della storia, hanno saputo rappresentare queste emozioni producendo opere di grande bellezza. La storia dell’arte, ad esempio, è piena di artisti le cui opere altro non sono che la loro personale e compassionevole visione della vita. Ecco come la pietà viene rappresentata e addirittura suscitata negli occhi di chi guarda. Di seguito verranno elencate alcune delle opere in cui vi è rappresentata la pietà, realizzate fino ad oggi.

Giotto, Compianto sul Cristo morto - Photo Credits: Studiarapido.com
Giotto, Compianto sul Cristo morto – Photo Credits: Studiarapido.com

Giotto, Compianto sul Cristo morto, 1303-05

Realizzata da Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, la scena del Compianto sul Cristo morto, è forse una delle più drammatiche mai dipinte prima nel Medioevo. Seguendo l’iconografia religiosa, il corpo di Gesù viene adagiato al suolo, dopo essere stato deposto dalla croce. Le pie donne intorno a lui hanno cura del cadavere, tra cui la Vergine disperata che lo abbraccia. Anche i discepoli sono immersi nel compianto, così come gli angeli dal cielo partecipano al dolore.

Qui vi è rappresentata tutta la disperazione dell’umano dolore, non solo in terra, ma anche in cielo. Ne nasce l’immagine di un dramma corale, unanime, universale. Il tutto avviene in un paesaggio desolato, con alberi spogli che richiamano alla morte di Cristo, testimonianza del dolore universale, conseguente al suo sacrificio. C’è un’altissima sensazione di drammaticità data dalle figure, ognuna con una propria posizione, come l’abbraccio tenero della Madre al figlio, il gesto disperato di Giovanni che allarga le braccia, l’urlo della Maddalena che accarezza i piedi di Cristo.

Andrea Mantegna, Cristo morto - Photo Credits: artesvelata.it
Andrea Mantegna, Cristo morto – Photo Credits: artesvelata.it

Andrea Mantegna, Cristo morto, 1480

Come nell’opera precedente, anche Mantegna accosta l’idea della pietà all’iconografia del Cristo Morto, ma in maniera del tutto rivoluzionaria e innovativa. La forza espressiva della tela, sottolinea il dramma con una sobria costruzione e un’ invenzione prospettica di grande effetto, che contribuisce a creare una scena cruda, drammatica e coinvolgente. Lo scorcio prospettico del corpo di Gesù è molto azzardato, ma realizzato con estrema precisione e realismo. Come se lo spettatore partecipasse alla scena e al compianto.

Il suo corpo giace inerme su una pietra fredda, coperto da un lenzuolo. In primo piano, sono visibili i piedi con le ferite provocate dai chiodi, così come i palmi delle mani. Dettaglio voluto, per avvicinare il devoto alla sofferenza di Cristo e la sua passione. A sinistra del dipinto, vi sono i dolenti, ovvero Maria, San Giovanni e la Maddalena, che piangono e vegliano il corpo, trasmettendo quella che è l’idea di pietà. Tutte le figure vengono evidenziate dalla luce che, invece, è assente sullo sfondo, sottolineandone la drammaticità e determinando un senso di pathos nel fedele.

Michelangelo, Pietà - Photo Credits: vaticano.com
Michelangelo, Pietà – Photo Credits: vaticano.com

Michelangelo, Pietà, 1497-99

La Pietà di Michelangelo è una delle statue più note e di valore dell’arte occidentale. All’interno della Basilica di San Pietro, il marmo riproduce la figura a grandezza naturale di Maria seduta, che tiene tra le braccia il corpo del figlio morto. Il gruppo statuario ha una composizione piramidale che dona una forte stabilità ma anche un movimento verso l’alto. L’influenza del naturalismo, si coglie soprattutto nel panneggio degli abiti, nella presa di Maria e nel corpo morbidamente modellato di Cristo.

La donna sorregge il figlio sulle gambe, stringendo il suo torace. Essa indossa una veste con un velo che le copre il capo e le spalle, dal panneggio molto complesso. Cristo è magro, glabro e il suo corpo è abbandonato sulla Madre. Entrambe le figure hanno dei dettagli anatomici resi alla perfezione, come muscoli, tendini, vene. A differenza dei suoi colleghi, Michelangelo propone l’espressione di Maria vuota, senza dolore, in quanto la ritiene capace di non piangere, come un qualsiasi genitore. La rende una donna sovrannaturale, celeste, scolpendola anche molto più giovane di suo figlio, come un essere immortale e senza età.

Caravaggio, Deposizione - Photo Credits: artescuola.com
Caravaggio, Deposizione – Photo Credits: artescuola.com

Caravaggio, Deposizione, 1602–03

Ci sono moltissimi dettagli che hanno reso celebre questa tela di Caravaggio. Primo fra tutti è la capacità dell’artista di catturare il momento esatto precedente all’inumazione, cioè quando il corpo Gesù, viene appoggiato su di una lastra marmorea per essere lavato, unto e profumato. Tutto fu riprodotto in modo realistico, a partire dal braccio di Gesù che rende privo di vita, dettaglio riconducibile all’opera precedente di Michelangelo.

Nella Deposizione, vi sono altre figure che partecipano al dolore. Le 3 donne in alto, sono le tre Marie, ovvero la Vergine Maria, Maria Maddalena, e Maria di Cleofa, che alza le braccia al cielo in un gesto di altissima tensione drammatica. I due uomini sotto di loro, che sorreggono il corpo di Cristo, sono San Giovanni con il mantello rosso e Nicodemo, l’unica figura che guarda verso lo spettatore. Nel suo volto, c’è chi ha riconosciuto le fattezze di Michelangelo, come omaggio all’ammirazione sconfinata verso l’artista. La luce è una caratteristica fondamentale nei lavori di Caravaggio, e qui investe con un raggio, il costato di Cristo, mettendo in risalto tutte le ferite ed i particolari del suo corpo.

Giuseppe Veneziano, La pietà di Superman - Photo Credits: arteworld.it
Giuseppe Veneziano, La pietà di Superman – Photo Credits: arteworld.it

Giuseppe Veneziano, La pietà di Superman, 2010

Come ultima idea di Pietà, facciamo riferimento ad un artista diverso dai precedenti. La pittura di Veneziano è provocatoria, arriva dritta allo spettatore, senza passare troppo da intellettualismi. La sua opera chiamata La pietà di Superman, è strettamente legata alla classica iconografia religiosa della Vergine e del Cristo. In questo caso, però, ispirandosi alla Pietà michelangiolesca, realizzerà una pittura che colpisce, arresta, fa inciampare e destabilizzare lo spettatore. Rende l’opera quasi blasfema.

Riesce a ridurre una tematica religiosa così drammatica e di pietà, in un cartoon, sostituendo il corpo di Cristo, morto per un sacrificio, con quello di Superman, famoso eroe dei fumetti. Con la sua tutina attillata da supereroe, viene riprodotto moribondo sulle gambe di Maria, vestita secondo l’iconografia tipica, e affiancato da un putto alato, che gli tiene la mano. L’artista, attraverso l’opera, cercò di sfidare il pubblico e la critica, creando questa fusione tra religione e fumetto, ed esponendo quest’opera a Venezia, in occasione della Biennale del 2010.

Federica Minicozzi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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