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Asessualità e afobia interiorizzata: ecco cos’è

L’ultima settimana di ottobre è la settimana per la sensibilizzazione sull’asessualità. Intorno all’asessualità c’è molta confusione spesso viene scambiata per una disfunzione e per questo le persone ace (asessuali) possono subire discriminazioni e vere proprie violenze, come trattamenti medici e pratiche di conversione.

Con il termine asessualità si intende invece un orientamento sessuale caratterizzato dall’attrazione sessuale verso nessun genere. Tradotto: le persone asessuali non provano attrazione sessuale. Molto spesso si mette in discussione il termine “asessuale” poiché entra in conflitto con l’immagine di una persona che, pur non provando attrazione verso nessun genere, ha un comportamento sessualmente attivo. 

L’asessualità è invisibilizzata e discriminata in molti casi. Si chiama afobia ed è spesso interiorizzata. Questo perché non si conosce appieno cosa vuol dire asessualità od orientamento sessuale. Cerchiamo quindi di fare chiarezza su cos’è l’asessualità e quali sono i meccanismi con i quali si presenta l’afobia.

asessuaità su https://metropolitanmagazine.it/asessualita-lgbt-sessuale/
https://metropolitanmagazine.it/asessualita-lgbt-sessuale/

Che cos’è l’asessualità e cosa non è

Abbiamo già detto in apertura che l’asessualità è un orientamento sessuale che descrive l’assenza di attrazione sessuale verso un genere. Uno schema semplice per provare a spiegare l’orientamento sessuale e quindi l’asessualità è:

  • eterosessuale = attrazione sessuale verso il genere opposto
  • omosessuale = attrazione sessuale verso lo stesso genere
  • bisessuale = attrazione sessuale verso più generi
  • asessuale = attrazione sessuale verso nessun genere

L’orientamento sessuale si differenzia dall’orientamento romantico, che invece indica il genere da cui siamo romanticamente attratti, ma soprattutto si differenzia dall’identità di genere che indica il genere in cui ci si identifica. Lo “spettro asessuale” comprende diverse sfumature dell’attrazione, come l’essere attratti sono in terminati circostanze (graysessualità) o l’attrazione sessuale dopo aver instaurato un legame emotivo (demisessualità). 

Tali sfumature aiutano a capire come mai le persone asessuali possono avere rapporti sessuali. Infatti si parla di “sex favorable”, “sex indifferent” e “sex repulsed” per identificare chi è interessato ad avere un comportamento sessuale e chi no. Spesso si tende a considerare l’asessualità come assenza di libido, ma non è così. L’asessualità non comporta nessun problema psicologico e/o ormonale.

Afobia: tra invisibilizzazione e discriminazione

Una persona asessuale subisce molti tipi di discriminazione e atti di violenza. Si passa dall’assenza di riconoscimento, cioè “l’asessualità non esiste“, a terapie di conversioni farmacologiche e psicologiche. Cercando su Google il termine asessualità uno dei primi risultati che salta fuori come consigliato è proprio “sintomi”.

Un classico caso di afobia è quello di collegare un orientamento sessuale a cali di prestazioni e/o voglia di avere rapporti sessuali. Così un commento tipico afobico è quello che vede l’impossibilità di essere asessuali e allo stesso tempo avere rapporti sessuali. La verità è che la mancanza di attrazione sessuale non elimina in alcun modo la possibilità di volere e provare piacere (pensiamo alla masturbazione). Ancora più violenti sono i commenti che mettono in dubbio l’orientamento sessuale perché “ha poco senso”. Arono, (@Aronohh su Instagram) attivista asessuale, ha proposto di fare un gioco. In questo si cambia il termine asessuale con un altro orientamento. Questo gioco aiuta a capire quanto è violenta una frase afobica.

Proviamo:

“voi asessuali state tutti male”
Cambiamo orientamento:
“voi omosessuali state tutti male?”

In questo modo è un chiaro commento violento, che patologizza la persone per il loro orientamento, qualsiasi esso sia. La settimana per sensibilizzare sull’asessualità serve per far conoscere correttamente l’assesualità. Ascoltare esperienze e racconti può aiutare a riconoscersi ed evitare atti di violenza.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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