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Avatar: La Via dell’Acqua, la recensione (senza spoiler): missione compiuta

Avatar: La Via dell’Acqua. Sono passati ben 13 anni dal primo film, Avatar. L’impresa di rendergli giustizia, replicando il suo successo nel 2022 è ardua: una sfida con una posta in gioco molto alta e aspettative del pubblico a non finire, se consideriamo in quante fossero le persone affezionate al grande successo del 2009.

Avatar: La Via dell’Acqua, effetti visivi mozzafiato

Avatar: La via dell'acqua
photo credits: web

Avatar: La Via dell’Acqua, come anche il suo originale, punta tutto sulla visione e gli effetti speciali. Gran parte del film è girato sott’acqua: elemento fondamentale, simbolico, suggestivo e ampliato da James Cameron, che mette in scena tecnologie mai viste prima. Il regista riprende il suo posto come grande innovatore nella storia del cinema attuale. Le riprese live-action si alternano alla motion capture e rendono dei dettagli così unici e realistici che sembra di assistere a frangenti tipici di un vero e proprio documentario: tutto sembra reale e l’esperienza 3D rende la partecipazione attiva e coinvolgente.

Cameron ha utilizzato un nuovo tipo di tecnologia motion capture sott’acqua. Sembra che abbia insistito affinché le scene fossero girate veramente sott’acqua (dunque non aggiungendo l’elemento in un secondo momento digitalmente) per offrire allo spettatore una visione più coinvolgente e la missione sembra più che compiuta.

Proprio questa grande qualità dà la sensazione a chi guarda di essere totalmente immerso in un altro mondo e non manca di stupire chi arriva al cinema con un’aspettativa molto alta. Un grande pregio e un grande difetto, se consideriamo quanto il film perderà in streaming, nel salotto di casa e senza tanti elementi che ne sostengono la visione, durante la proiezione in sala.

Tra gli elementi di forte presenza registica, visibilmente facili da cogliere, c’è anche una piccola autocitazione, un rimando a Titanic (verso la fine del film) ma non sveliamo altri dettagli.

Temi di rispetto per la natura e le sue creature, la famiglia Sully

Dati grafici a parte, Avatar: La Via dell’Acqua nel suo complesso abbraccia temi di base ecologisti: il rispetto per l’ambiente, per la natura, per il mare e per tutte le sue creature. In particolare, un visibile parallelismo di forte critica è presente per ciò che riguarda la caccia alle balene. Sono tanti i momenti commoventi di chiara simbiosi tra i protagonisti e gli elementi naturali, gli animali, gli ambienti circostanti. L’empatia è così forte che le interazioni sono di una potenza mozzafiato: i protagonisti che abitano “la via dell’acqua” riescono a sentire, piangere, comunicare e parlare sulla scena con creature marine (apparentemente non dotate di parola).

La trama in sé non nasconde grandi segreti o complessità particolarmente interessanti. Nuovamente si contrasta un attacco dell’uomo e l’introduzione di diversi nuovi personaggi permette di sviluppare più piani narrativi che rendono il film certamente dinamico e godibile, nonostante le tre ore (e più) di visione in sala.

 Altro tema introdotto all’interno di Avatar: La Via dell’Acqua è quello della famiglia. Jake Sully adesso è un padre che tiene ai suoi figlie e lotta con tutto se stesso, insieme a sua moglie Neytiri, per salvarli. Vengono ben messi in luce i rapporti, i conflitti, le dinamiche tra genitori e figli e anche quelli tra fratelli stessi.

La famiglia Sully resta sempre unita. Essa si salva, si sostiene a vicenda e si mette spesso nei guai. Questo crea un forte e movimentato quadro tipico del cinema d’azione e d’avventura.
Tuttavia, la continua altalena di ostaggi, rapimenti, inseguimenti e pericoli, non sempre è piacevole. Se da una parte mantiene viva l’attenzione del pubblico, dall’altra risulta essere un po’ ridondante. Ciò fa desiderare un taglio qua e là, durante la visione del film.

I see you: l’accettazione

Oltre alla famiglia e ai temi dedicati all’acqua e alla natura, non mancano quelli di accettazione all’interno di una comunità. Tutti argomenti ora più che mai attualissimi e che portano con il film un messaggio importante.

”I see you“ resta, in questo sequel, un’espressione di comprensione e amore puro, alla pari del primo film.

Articolo di Sofia Pucciotti

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Sofia Pucciotti

Laureata alla Magistrale di Editoria e Scrittura a Roma, presso La Sapienza, cresciuta a pane, Disney e fantasia.
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