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Baby Miss: la violenza patriarcale sulle bambine

Nel 1996, la Baby Miss, Joe Benet, viene trovata avvolta in una coperta, violentata e uccisa. Il tragico evento ha messo in luce il mondo oscuro dei Child Beauty Pagaents, ovvero i concorsi di bellezza per bambini.

Come abbiamo visto anche in film come “Cuties” o “Little Miss Sunshine”, l’accusa in questi casi è di “sessualizzare” delle bambine. Noi BRAVE ci chiediamo se il marcio si celi davvero in un po’ di trucco e ammiccamenti, o ci sia una violenza sistemica più spaventosa, di cui dobbiamo parlare.

Le tipologie di baby miss: “natural” o “glitz”?

I concorsi di bellezza per bambini, nascono negli anni ’20, in America, come attrattiva nei villaggi turistici e parchi divertimenti. Dal 1920 fino ad oggi, i pagaents sono diventati un business considerevole, e ne sono nati di diversi tipi. La diversificazione avviene per fasce d’età (che solitamente vanno dai 0 ai 16 anni) e tipologia. Ad oggi esistono principalmente due tipi di concorsi: “natural” e “glitz”. Solitamente è il glitz a generare più stupore e indignazione: le bambine che gareggiano in questa categoria possono indossare tacchi, make up pesante, e anche push up e denti finti. Si presentano al pubblico come delle adulte in miniatura, ma più simili a delle barbie che a delle donne. I preparativi per queste competizioni sono estenuanti, ma non è questo che preoccupa chi rimane scandalizzato. La critica che viene mossa più spesso è quella di sessualizzare le bambine.

In Little Miss Sunshine (2006), si racconta anche il mondo dei concorsi di bellezza per bambine. source: web

Come abbiamo visto anche in Cuties e in Little Miss Sunshine, se le bambine sono libere di esprimersi in questi contesti, il risultato è grottesco, più che sessuale. La violenza patriarcale non sta tanto nelle ciglia finte o negli abiti pomposi, ma nell’esposizione forzata. Per queste giovanissime, i concorsi non sono “giochi”, in cui il glitz sarebbe lecito, ma lavori. Come accadde in giovane età a Britney Spears o a Shirley Temple, per i genitori i concorsi diventano investimenti e forme di guadagno. Sulla “pelle” delle loro figlie.

Quali conseguenze

Come afferma Carleton Kendrick, terapeuta familiare di Boston:

I concorsi di bellezza per bambine insegnano alle partecipanti che ciò che di meglio possano fare nella loro vita, nonché il modo in cui possono ottenere il maggior tasso di attenzione, è vedendosi e presentandosi come un’accozzaglia di parti del corpo. E incoraggiandole ad attrarre attenzione su quelle parti del corpo le si danneggia immancabilmente, creando problemi di varia natura: di autostima, di disordini alimentari, di approccio alle relazioni interpersonali.

Nel 2011, il Girl Scout Research Istitute, ha svolto una ricerca che metteva in luce quanto questa rappresentazione influisse negativamente sulla bambine. Un terzo delle intervistate, affermava candidamente come il valore di una donna passasse per l’estetica.

Quando fin da piccola la tua missione è competere con altre bambine per “essere la più carina”, da adolescente sei portata a sviluppare disturbi alimentari e depressivi. In uno studio del 2005, si misero a confronto un gruppo di 11 donne che avevano partecipato ai Child Beauty Pagaents, e altre 11 che non lo avevano fatto. Si è scoperto che le prime undici erano molto più portata a sviluppare disturbi come l’anoressia nervosa (Wonderlich, Anna, Diann Ackard, Judith Henderson. “Childhood Beauty Pageant Contestants: Associations with Adult Disordered Eating and Mental Health.” Eating Disorders 13 (2005) : 291-301).

Con l’esplosione di social usati da giovanissimi (come Tik Tok), il fenomeno non riguarda più una fetta di popolazione, ma tutte/i quanti/e. L’esposizione alla competizione è una violenza patriarcale, a cui veniamo esposte tutti i giorni. Se da una parte si condannano le bambine che, come in Cuties, twerkano vestite di glitter, dall’altra si lasciano passare immagini patinate, che istillano complessi e danneggiano mentalmente bambine e bambini.

A farci paura dovrebbero essere le immagini patinate di cui usufriamo quotidanamente, i genitori che spingono le figlie alla competizione con altre donne, e che lucrano su questo. La danza di Olive, nel finale di Little Miss Sunshine, è un grido di ribellione: anche da bambina, il corpo è mio e ballo come voglio io.

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