Cronaca

Banche venete tra progetti e speranze

Il salvataggio dei due istituti veneti è ormai storia chiusa. Intesa San Paolo ingloberà la parte sana delle due banche grazie al supporto dello Stato, che garantirà i ratios patrimoniali di Ca’ De Sass con 5,2 miliardi di euro subito a disposizione e altri 12 in garanzia. Il Governo si aspetta di recuperare 700 mlm di euro dall’operazione. Ora che la partita “pubblica” a cui è maggiormente interessata gran parte dell’informazione, inizia quella privata, fatta di progetti e speranze.

Con il decreto legge n.99 del 25 giugno scorso, il Governo ha finalmente dichiarato la parola fine sull’annosa vicenda veneta. Decretata la liquidazione coatta amministrativa ma, vista la particolarità della situazione, è stato deciso di agire in deroga al Testo unico bancario, così come si legge dalla relazione tecnica allegata alla legge di conversione del decreto. Saranno stanziati 5,2 mld di euro, finanziati dal fondo istituito con il decreto di dicembre 2016.

Oltre ad una spiegazione dettagliata dei vari articoli del decreto, dalla relazione tecnica è possibile capire quali siano le speranze del Governo in merito alla situazione. Il totale ipotesi di realizzo, ovvero il guadagno previsto di cui beneficerebbe nel tempo lo Stato, ammonta a 11,6 mld di euro, come si può leggere direttamente dalla tabella interna alla relazione; di contro, il totale degli impegni a fronte del realizzo, ovvero i costi a carico dei contribuenti arriva a 10,6 mld. In sostanza, 700 mln di margine positivo ricavabile dall’operazione.

Questa la speranza del Governo. Difficile prevedere cosa potrà avvenire nel processo di liquidazione dei crediti deteriorati, il vero aspetto cruciale della faccenda. In generale, non si può essere fiduciosi guardando gli ultimi strumenti messi in atto dall’esecutivo per affrontare la situazione. Il fondo Atlante, che avrebbe dovuto risanare i due istituti e intervenire per istituire un mercato strutturato dei crediti deteriorati italiani, è praticamente a secco di capitale, ed il fallimento della sua operazione è stato certificato dallo stesso responsabile del fondo il presidente di Quaestio S.g.r. Alessandro Penati. Il piano di ricapitalizzazione precauzionale, presentato la scorsa primavera, è stato respinto dalla Dgcompetition, l’organo europeo responsabile del controllo degli aiuti di Stato, con una richiesta di 1,25 mld di capitale privato aggiuntivo necessario a coprire le perdite dei due istituti e permettere l’ingresso di capitali pubblici. La ricerca del miliardo aggiuntivo non ha portato niente, visto che nessun acquirente è stato disposto a perdere ulteriori somme di denaro nel salvataggio dei due istituti.

Alla fine si è arrivati a questo punto. Il Governo ha scelto di non applicare la direttiva Brrd (relativa al bail-in) che avrebbe coinvolto nel piano anche ulteriori classi di obbligazionisti, praticando una strada sicuramente impopolare ma in regola con le norme recepite dall’ordinamento italiano, quindi legge dello Stato.

Intanto Intesa prepara il progetto di risanamento delle due banche del nord-est. Prevista la chiusura di 600 sportelli e piani di prepensionamento per una platea potenziale di 8 mila aventi diritto. Il piano di integrazione della popolare di Vicenza e di Veneto Banca dovrebbe chiamarsi Vivaldi, secondo indiscrezioni giornalistiche.

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