Cinema

“Basic Instinct”, la vera storia del film scandalo stasera in tv

12 giorni. Tanto bastò allo scrittore di cinema Joe Eszterhas, per buttare giù una sceneggiatura. Era il 1990. Il pubblico era solo quello sulle poltrone del cinema, e i produttori di Hollywood interessati al copione, furono così tanti che bisognò allestire un’asta. Un film che si sarebbe certamente venduto, che profumava di Hitchcock, che era a tinte noir ma esplosivo di esplicita sensualità. ‘Battuto’ a colpi di milioni, l’ultimo incanto se lo aggiudicò una casa di produzione modesta, umile, la “Carolco Pictures“. Pagò 3 milioni di dollari, e fu storia per “Basic Instinct“: stasera in tv l’incredibile verità di scene di sesso riprese di nascosto, schiaffi e bugie. Mito o realtà?

Io non posso permettermi di provare qualcosa per te. Non posso permettermi di amare”La stoffa c’era, ma occorreva rifinire il film. E la produzione chiamò Gary Goldman come sceneggiatore, liquidando l’oramai milionario Eszterhas. Nick Curran: “Ha detto che le piace che si usino le mani..” 
Catherine Tramell: “No, ho detto che mi piaceva che Johnny usasse le mani. Non stabilisco regole, Nick, seguo l’istinto”. Si arrivò alla complicità scoppiettante, alla calda empatia che accende anche un dialogo, fra Michael Douglas e Sharon Stone, quasi per caso. Prima di scegliere la Stone, si pensò a Meg Ryan, Demi Moore, Nicole Kidman, Greta Scacchi, Madonna e Julia Roberts, oltre che a Kim Basinger, voluta da Douglas. Tutte forse disinteressate ad un film troppo hard, tra nudi integrali e nessuna censura.

L’istinto di Sharon

Allora è una professionista”. “No, dilettante”. Sharon Stone veniva da poca Tv, e dal cinema poco rilevante. Quando girò la voce delle selezioni per “Basic Instinct“, disse al suo agente che se l’avessero presa per il provino, lei che era una sconosciuta di 34 anni, il ruolo sarebbe stato suo. Accavallare le gambe è nell’immaginario collettivo, l’essenza di quel ciak di prova. Lei è stata pagata 500 mila dollari, uno dei compensi più bassi per il cinema dell’epoca. Douglas fu il temerario che non si tirò indietro dopo Al Pacino (fortemente desiderato dalla produzione), Robert De Niro, Harrison Ford, Bruce Willis, Kevin Costner, Sean Penn e Tom Hanks. Tutti rifiutarono i 15 milioni di dollari proposti. Catherine Tramell: “hai un po’ di coca? Adoro la coca con il Jack Daniel’s” – Nick Curran: “ho una Pepsi nel frigo“. Sappiamo tutti come andò a finire.

Io non posso permettermi di provare qualcosa per te. Non posso permettermi di amare. Sembrano le parole più caste pronunciate da Catherine Tramell. La scena dell’interrogatorio, fece rumore ancor prima della sua prima visione: i giornalisti ad Hollywood si passavano la notizia, che correva furtiva di bocca in bocca. Avrebbe fatto presto scalpore ‘ l’assenza della biancheria intima’. L’attrice di Meadville, che tutto deve a quello ‘spiffero’ di secondo, dichiarò anni più tardi, che quella scena la fece sentire “sfruttata e ingannata“. Pare che il regista del film, l’olandese Paul Verhoeven, le disse che le mutandine bianco candide, riflettevano la luce sbiadendo l’immagine. Non restava che toglierle. Una richiesta che per quanto assurda, convinse l’attrice, che di suo ci mise una sgambata passata alla storia. Sopra, gli abiti firmati da Nino Cerruti, recentemente scomparso. Quando Sharon alla prima del film, si accorse che la scena non era stata tagliata, si alzò in piedi e schiaffeggiò il regista davanti l’intera platea di Cannes.

Bugie, segreti e ‘sconfessioni’

Non fu l’unica bugia quella sulla biancheria intima. Scena che non era certo presente nel copione scritto da Eszterhas, ma Verhoeven l’aggiunse ispirandosi ad un suo ricordo, di quando al college, a Leida, “una ragazza un pò hippy, un pò artistoide che a tutti i party si presentava sempre senza mutandine e stava seduta“, facendo la stessa cosa della Stone, solo per mettere in imbarazzo. E il regista smentisce Sharon, dicendo che era d’accordo e consenziente: “Il fatto che lei, ora, dica che non ne sapeva nulla è falso. Anzi, dirò di più, prima di iniziare a girare, lei si è levata le mutandine e me le ha regalate”. Mentre, le scene più esplicite, erano “provate” dagli attori che non pensavano di girare l’originale; solo la produzione sapeva, all’oscuro degli altri, che sarebbero state usate nel montaggio nella versione definitiva. ‘Buona la prima’, in tutte le sue incertezze.

“E poi scopro dopo quel film, che tutte le scene di sesso tra lesbiche, lasciate che lo ripeta: tutte le scene di sesso tra lesbiche sono state tagliate perché il pubblico di prova non le ha apprezzate. Ragazzi, non ho in pugno la situazione dell’America”. Così si esprimeva Bill Hicks, nel suo ruolo di comico americano. La notizia del personaggio di “Basic Instinct” bisessuale, raffigurato come violento e psicopatico, aveva provocato la comunità a tutela della categoria. Che cercava di disturbare e rallentare le riprese con fischietti e quant’altro, ogni volta che per le strade di San Francisco si girava una scena in esterna.

Sotto, sotto

Nessuna controfigura è stata usata durante le scene di sesso tra i protagonisti. Sono loro in tutto. La ripresa più lunga di un rapporto, richiese ben 5 giorni. Tra i due attori, pare, non ci fosse realmente una grande sintonia nell’intimità. Michael Douglas fece sottoscrivere sul contratto che categoricamente non avrebbe girato scene di nudo frontale, e che il suo personaggio non doveva minimamente lasciare intendere che fosse bisessuale. E Sharon Stone fu preda di incubi: a Playboy confessò inaspettatamente, che girare la scena dell’uccisione con il ‘punteruolo’ rompighiaccio, le era costata non poche difficoltà. “Ho fatto nascondere il mio migliore amico vicino al letto, perché mi dicesse stupidaggini mentre filmavamo. E c’erano pure i paramedici con l’ossigeno perché sembrava che svenissi da un momento all’altro”.

Anche la scena in discoteca fu giudicata impropria, perché le disco dance erano considerate, ai tempi, luogo esclusivo per giovanissimi. E i 48 anni di Douglas erano fuori canone. Anche il suo essere completamente inerme in pista, oltre che comico, sembra sottolineare la sua inadeguatezza. Dalla rivista “New York“, a seguito del successo di “Basic Instinct“, stasera in tv, si scrisse:”…farà meraviglie nel promuovere le vendite di testate da letto e sciarpe di Hermès. Si spera tuttavia che non lievitino anche le vendite dei punteruoli di ghiaccio“. Solo la Sloggi ci avrà rimesso.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema

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