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Belgio: la cancel culture contro la statua di re Leopoldo II

In Belgio si parla di cancel culture. La statua di re Leopoldo II potrebbe essere fusa e trasformata in un altro monumento. Nel corso del suo governo, in Congo ci furono milioni di morti a causa delle sue politiche coloniali. Il report sulla decolonizzazione urbanistica di Bruxelles è stato pubblicato.

Questa possibilità si accesa a seguito di studi di un gruppo di esperti, storici e architetti che hanno incaricato il governo belga a trovare un modo di decolonizzare i monumenti e le opere pubbliche della capitale, dopo che durante le proteste Black Lives Matter diverse statue furono modificate o estirpate per manifestare contro il colonialismo.

Tutto partì dopo la morte di George Floyd, quando nel giugno del 2020, a Bruxelles e nel mondo, le proteste BLM si accesero. Già da quel momento, un gruppo di attivisti si era mobilitato e vandalizzò la statua dell’ex re, che si trova in centro a pochi passi dal Palazzo reale. Si avviò anche una petizione online per far sì che determinati monumenti non esistessero più né in Europa né da nessuna parte.

Bruxelles per un modello urbanistico “decoloniale”

A novembre 2020 il governo di Bruxelles su iniziativa di Pascal Smet, Segretario di Stato per il Patrimonio e l’Urbanistica, decise di creare un gruppo di esperti che si occupassero di questa decolonizzazione. Un report di suggerimenti per avviare quest’opera di rivoluzione urbanistica era il cuore del progetto, che è adesso stato pubblicato.

Lo scorso giovedì 17 febbraio il gruppo di lavoro convocato da Pascal Smet ha presentato il suo report a Rachid Madrane, presidente del Parlamento di Bruxelles. Il report, lungo 256 pagine, presenta un progetto per fondere la statua del re Leopoldo e trasformarla in un monumento che renderebbe omaggio a tutte le vittime congolesi della sua politica coloniale in Congo. Si legge nel report: “Uno spazio pubblico decolonizzato non è uno spazio in cui tutte le tracce coloniali devono essere cancellate, ma deve essere privo di elementi materiali che promuovono allora come oggi il rapporto asimmetrico tra l’ex colonizzatore bianco e l’ex colonizzato di colore, perpetuando un’ideologia razzista e fatta di disuguaglianze“.

Adesso sarà lo stesso Smet a decidere quale sarà la soluzione migliore da prendere per la statua di Leopoldo II, e sviluppare un piano di azione che ha come data di scadenza il mese di settembre 2022.

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