Attualità

Biovitae, il nuovo dispositivo LED anti-Coronavirus può davvero combatterlo?

Le vacanze Natalizie sono ormai volte al termine e il nuovo anno, in tema di emergenza sanitaria, si mostra promettente grazie all’inizio della campagna di vaccinazione che, da giorni, ha iniziato a concretizzarsi.

Sembrerebbero non mancare, inoltre, altri escamotage per combattere il Covid: si tratta della Biovitae, dispositivo di illuminazione LED microbicida (alimentato dagli impianti elettrici), che previene le infezioni e riduce la proliferazione di batteri, controllando la carica batterica e virale. L’Azienda in questione, sul sito ufficiale, si presenta come “sistema di illuminazione e sanificazione degli ambienti”, grazie alla combinazione di frequenze luminose dello spettro visibile.

Gli studi sperimentali

Si è concluso, circa 6 mesi fa, il primo esperimento ma è doveroso effettuare ulteriori studi scientifici da parte degli esperti nel campo, per valutarne l’effettiva efficacia, rendendo in seguito possibile l’eventuale pubblicazione sulle riviste attinenti. Nei giorni scorsi, la Biovitae ha lanciato uno spot pubblicitario che definisce la lampada efficace contro il Covid, addirittura ad una percentuale altissima. Anche il Fatto Quotidiano ha trattato la tematica con l’intervista a Mara Biasin (Professoressa presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’Università degli Studi di Milano), la quale spiega: “Dal primo test non è chiaro come Biovitae possa inattivare il virus”. I raggi ultravioletti (UV) eliminano i virus e i batteri, rompendo i legami molecolari di DNA e RNA, ma non è ancora certo che la luce non UV abbia la stessa capacità. I ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), in collaborazione con la Fondazione IRCCS “Don Carlo Gnocchi” – Istituto Nazionale dei Tumori, hanno rilevato, con uno studio sperimentale, che la radiazione UV-C neutralizza il Coronavirus (in quanto radiazione ultravioletta germicida). Mara Biasin continua: “Abbiamo illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus, dopo una calibrazione molto attenta effettuata con i colleghi di INAF e abbiamo trovato che è sufficiente una dose molto piccola per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione”.

Purtroppo, però, è stata riscontrata la presenza di numerosi speculatori i quali vendono, su vari siti Web, lampade che vantano capacità sterilizzanti contro i virus, ma in realtà inefficaci poiché non emettono raggi UV-C. Altri venditori hanno immesso in commercio dispositivi che emanano raggi UV-A, UV-B e UV-C non conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalle Norme Comunitarie; questi caratterizzano un rischio per la salute, in quanto la persona vicina al prodotto è esposta ad una dose di raggi UV elevata, pericolosa per la pelle e per gli occhi.

Si attendono ulteriori studi e delucidazioni in merito, per capire se tali lampade potranno rivelarsi realmente utili per combattere il Coronavirus.

Enrica Valentini

Back to top button