Cinema

Midsommar, il villaggio dei dannati

Midsommar di Ari Aster è un viaggio horror estremamente ambizioso, che confonde lo spettatore in un viaggio che lo renderà al tempo stesso estasiato e atterrito.

Ciao a tutti, oggi è venerdì e quindi come ogni settimana siamo pronti per un

Bloody Mary, Bloody Friday!

con la mia rassegna di film più terrificanti, sanguinolenti, artisticamente horror. Come ben sapete sono un’appassionata di orrore e disgusto, perciò

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Oggi vi voglio parlare di un capolavoro cinematografico, un progetto ambizioso e ben strutturato, incredibile: Midsommar di Ari Aster.

Midsommar, il villaggio dei dannati

Come definire Midsommar? Un racconto, un monito, una fiaba? Semplificando, direi che è una macabra esplorazione sulle relazioni sbagliate e sulle pessime vacanze a fini di studio. Una pellicola unica nel suo genere. “Midsommar” ha un ritmo che non si comprende subito, non è un film veloce. Ma le sue premesse ci fanno subito capire che c’è qualcosa di sbagliato e gradualmente ci porta nel baratro.

Trama in pillole:

La storia si apre con Dani (Florence Pugh) e il suo vissuto profondamente travagliato: infatti sta vivendo un momento terribile e teme di appesantire il suo ragazzo. Non fa in tempo a confidarsi con la sua amica che la situazione diventa rapidamente devastante.

Il suo fidanzato Christian (Jack Reynor), che era sul punto di rompere con lei e che non è mai stato di grande aiuto, resta bloccato nella relazione. Non può lasciarla dopo quanto l’è accaduto.

Mesi dopo Dani sta ancora passando un brutto periodo mentre Christian continua a guardare l’uscita più vicina. Lui, che doveva andare in viaggio con i compagni di corso al College, decide inaspettatamente di coinvolgere Dani.

La loro dinamica inquieta si intensifica e cambia durante il viaggio, che si rivela catastrofico. La permanenza in una piccola e strana comunità in Svezia sarà il punto cardine della pellicola. Proprio qui, nel villaggio di Harga, si celebra una festa di mezz’estate, il Midsommar: dove il divertimento estivo previsto lascerà presto il posto al terrore.

Temi affrontati nel film:

Il film non è per nulla semplice, anzi direi che è una pellicola complessa.

Quando Christian invita a malincuore Dani a unirsi a lui e ad altri studenti di antropologia in un viaggio in Svezia, i loro destini sono reciprocamente sigillati. La città da visitare, una comunità nota come Harga, riserverà loro sorprese inaspettate.

Tuttavia essi diventano molto più che semplici osservatori, ma pedine inconsapevoli di una serie di rituali e usanze che si svolgono con conseguenze finali.

Cos’è il Midsommar:

“Midsommar” rappresenta la celebrazione del solstizio d’estate che gli svedesi festeggiano il sabato che cade tra il 18 e il 26 giugno.
Oltre ad allontanare gli svedesi dalle grandi città presso le baite e le case nelle isole vicine, questa festività pagana prevede che gli uomini costruiscano il cosiddetto “midsommarstang”: un palo solido, alto e ornato da fiori simboleggiante la fertilità e l’amore.

Le donne, invece, si occupano di preparare le tavolate e di cucinare i piatti tipici della tradizione.

La cultura di Harga:

L’intensità di dettagli sulla cultura di Harga porta naturalmente a chiedersi quanto di essa abbia qualche base nella realtà. A tal proposito Ari Aster specifica che:

“Questa non è la storia svedese. Questo è folklore “

Sono quindi tutte vere, soprattutto quanto riguarda i rituali raffigurati nel film. Alcuni dettagli ovviamente hanno qualche base su fatti storici ma con una narrazione sovradimensionata.

Riguardo una specifica scena, dove una testa viene sfracellata con una mazza, la dichiarazione è la seguente:

“La mazza, abbiamo fatto una replica della mazza da un museo che abbiamo visto a Stoccolma. Quando saltano da un dirupo quella era l’usanza fino a non molto tempo fa, per gli anziani. Ma principalmente sono stati spinti. E molte delle scogliere sono ora siti storici che tutti possono vedere. Quindi è vero, tutto. E questa è la parte spaventosa. “

Il sesso e gli allucinogeni come elementi narrativi:

Avete letto bene, questi sono due temi portanti della pellicola. Temi che andrò a sviscerare senza fare spoiler, per quanto possibile.

Prima ancora che gli studenti arrivino al villaggio, prendono funghi psichedelici. Già da qui vediamo emergere i problemi tra tra Dani e Christian, come se l’allucinogeno fosse un espediente narrativo oltre che una caratteristica antropologica importante per il villaggio.

Una volta che sono tra gli Harga, viene spesso dato loro del tè che è anch’esso composto di una qualche forma di sostanza allucinatoria. L‘immagine del film spesso si deforma in modo sottile poiché gli attori a volte sembrano un po’, appunto, storditi.

Aster ha detto che:

“C’è stato un lungo processo di tentativi ed errori per trovare l’esatta sfumatura delle immagini. Ci sono alcune cose che abbiamo fatto davanti alla telecamera, ma per la maggior parte abbiamo avuto artisti degli effetti visivi che lo facevano in post. Sono sicuro che per alcuni di questi scatti siamo arrivati al punto in cui avevamo 60 versioni. In un’iterazione lo scatto era troppo distraente e non prestavi attenzione ai personaggi, e poi l’hai portato al punto in cui se presti attenzione ai personaggi, non noterai mai gli effetti dello sgancio.

Da notare inoltre come su un arazzo è disegnato il rituale d’amore che viene eseguito su Christian. Il rituale, la cui visione è un’esperienza intensa che non voglio rovinare con spoiler, è inteso a legarlo a una giovane donna per il concepimento e la procreazione. Questo porta a una delle scene più inquietanti del film, in cui un uomo drogato viene portato a fare sesso con la giovanissima donna di fronte a un coro di donne nude che cantano. La scena, nella sua intricata coreografia, è snervante e tanto macabra quanto divertente.

Altri elementi antropologici:

Anche i costumi del villaggio di Harga raccontano una storia. Molti pezzi sono stati ricamati a mano, mentre altri sono stati dipinti o stampati, con costumi usati per indicare famiglie diverse e persino lavori diversi all’interno della comunità, come server o musicisti. Ad ogni costume è stato assegnato un simbolo runico individuale per identificare i personaggi.

La costumista al riguardo ha dichiarato al Los Angeles Times:

“È un taglio e un design classici svedesi. Ma Ari ha deciso che tutti fossero vestiti di bianco e che queste persone stessero facendo i loro vestiti da soli. Quindi tutti i costumi dovevano essere diversi da piccoli dettagli, è tutto fatto a mano sia nella vita reale che nella storia del film. È come se l’avessero fatto solo per loro stessi. “

Tra i molti dettagli sullo sfondo che il pubblico può vedere ripetutamente ci sono i murales e gli arazzi che si vedono in tutto il villaggio, che presagiscono molti degli eventi del film.

Perchè vedere “Midsommar”:

Il geniale senso estetico di Ari Aster e la gradualità con cui immerge nel terrore lo spettatore gli sono bastati a celebrare la pellicola nei “must watch” di ogni fan dell’horror che si rispetti. Ari Aster ci fa vedere come non serve il buio per terrorizzare: la peculiarità del film è una fotografia limpida, chiara, con un equilibrio cromatico quasi candido.

Tuttavia questo non influenza la drammaticità di ogni scena che passa sotto lo sguardo attonito dello spettatore. Tra crani fatti a pezzi e collettivi riti grotteschi Ari Aster ci guida verso un inferno che è tutto umano. Oltretutto, con una sottile capacità di spiegare dinamiche umane complesse. Nella pellicola vediamo infatti chiaramente come siano complessi e stratificati i rapporti tra tutti i protagonisti, le cui interiorità si integrano perfettamente con la Trama.

Un film introspettivo, inquietante ed equilibrato. Un piacere per la vista che eleva lo spirito. Ma nel frattempo un nodo alla gola ti non abbandonerà mai, nemmeno quando la visione sarà terminata.

Consigliato, consigliatissimo, anzi: un “must watch”.

Vi è piaciuto l’articolo? Ci vediamo la prossima settimana con

“Bloody Mary, Bloody Friday”

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
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