Bon Jovi, l’esordio heavy metal dei capelloni del New Jersey

Il 21 gennaio del 1984 uscì uno dei più fortunati album di debutto: Bon Jovi, dell’omonima band capitanata dal biondissimo Jon, un altro figlio del New Jersey. Il disco fu pubblicato dalla Mercury Records e prodotto da Tony Bongiovi, cugino del cantante e co-proprietario dei Power Station Studios di New York, dove fu registrato.

Soltanto nell’anno di pubblicazione Bon Jovi vendette due milioni di copie e vinse due dischi d’oro e due di platino. Non male come esordio!

La copertina di Bon Jovi - Ph: listal.com
La copertina di Bon Jovi – Ph: listal.com

Runaway e la nascita dei Bon Jovi

Era dall’inizio del decennio che il giovane Jon cercava di attirare l’attenzione di qualche casa discografica, producendo demo e facendole girare. Ma la sorte non si mosse a suo favore fino all’82, quando la radio WAPP 103.5 FM iniziò a passare spesso Runaway, un pezzo che Jon aveva scritto insieme a George Karak due anni prima. Nell’83 la canzone vinse un concorso indetto dalla stessa radio ed arrivò il primo contratto con la Mercury. Al ventunenne serviva un gruppo e lo trovò in David Bryan (tastiere), Alec John Such (basso), Tico Torres (batteria) e Richie Sambora (chitarrista che sostituì Dave Sabo).

Vista la discreta notorietà già raggiunta dal cantante, i discografici suggerirono di chiamare Bon Jovi sia la band che il disco d’esordio. Il 24 settembre dell’83 il gruppo iniziò il Bon Jovi Tour, che durò un paio di mesi, per promuovere l’album. I Bon Jovi partirono dal Madison Square Garden di New York, in supporto agli ZZ Top, e terminarono a Le Zenith di Parigi, aprendo per i Kiss.

I Bon Jovi - Ph: rockapedia.com
I Bon Jovi – Ph: rockapedia.com

L’hair metal e le tracce dell’album d’esordio

Gli anni ’80 furono quelli del pop sintetico e della new wave. I Bon Jovi presero, invece, direi abbastanza prepotentemente, posto nei canali del cosiddetto hair metal, la branca cotonata e “fashion obsessed” del metal, che prediligeva le linee melodiche e le power ballad. Lo fecero soprattutto con Slippery When Wet dell’86, ma il seme del loro sound era già decisamente tracciabile nel disco d’esordio. La voce di Jon era ancora un po’ acerba ma erano già presenti i suoi falsetti acuti. Così come era evidente il grande potenziale della chitarra di Sambora.

Il disco si apre con la tastiera tirata di Runaway, che uscì anche come primo estratto e trainò il successo del disco. Ad oggi è un brano sempre presente nei live del gruppo. Segue Roulette, metafora sull’imprevedibilità della vita. She Don’t Know Me, l’unica traccia a non essere stata scritta da nessuno dei componenti della band, prelude alle numerose ballad che faranno la fortuna dei Bon Jovi. Più o meno sulla stessa scia anche Love Lies. Da segnalare il riff di Sambora in Breakout e il ritmo semplice ma accattivante di Burning for Love. Ancora un pezzo potente e tirato è Come Back. Mentre Shot Through the Heart e la nona traccia, Get Ready, che chiude l’album, sono dei clamorosi pezzi heavy, dalla scarica elettrica e adrenalinica.

Sulla copertina del disco, Jon Bon Jovi è nel mezzo di un’anonima strada di New York, con un travestito sullo sfondo. Sul retro la foto prosegue con gli altri membri avvolti in abiti di pelle nera.

Runaway – Bon Jovi

Il video di Runaway e i Bon Jovi dopo Bon Jovi

Il video di Runaway fu girato in un ristorante di San Francisco ed è francamente, col senno di poi, di un trash esilarante (guardare per credere!). Chiaramente è del tutto immerso nel contesto glam metal di quegli anni, a partire dai capelli cotonati dei membri della band, ai loro vestiti attillati e sgargianti, fino alle movenze esagerate. Per non parlare della trama che il regista ha messo in scena, degna di un film di terza categoria a metà fra il disaster movie e il soprannaturale (il fuoco dagli occhi? Sul serio?), con la giovane nipote resa protagonista. Ed infatti i Bon Jovi l’hanno odiato da subito, ma all’epoca non avevano alcun potere decisionale a riguardo.

Fortunatamente il pezzo era un gran pezzo e lo è ancora adesso a distanza di più di tre decenni! E complessivamente, l’intero lavoro è stato un ottimo biglietto da visita, tanto da piazzarsi alla posizione 54 della classifica dei 100 album heavy metal migliori di sempre, secondo la rivista Kerrang!

Già dal terzo disco in poi i Bon Jovi volteranno pagina, lasciandosi un po’ alle spalle i mid tempo, i pezzi super tirati, la ritmica sostenuta e la batteria assaltata da Tico Torres del debutto. Le urla e i falsetti di Jon non scompariranno ma saranno meno preponderanti. Insomma, l’hard rock lascerà il posto ad un pop rock un po’ più commerciale e melodico. Ma soprattutto, per nostra somma gioia, scompariranno progressivamente il vestiario appariscente e le cotonature!

Emanuela Cristo

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