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Brasile in ginocchio per il coronavirus: in Amazzonia si scavano fosse comuni

Il Brasile sta combattendo la battaglia più forte mai avuta contro il coronavirus. Nello stato di Manaus, la capitale amazzonica si sono registrati più di 1.664 contagi e in queste ore si scavano fosse comuni. I sopravvissuti alla terribile pandemia parlano di cifre impressionanti: 100 morti al giorno, e a quanto pare il presidente Bolsonaro sta facendo di tutto per nascondere l’evidenza dei fatti.

Brasile raso al suolo dal coronavirus, in Amazzonia si scavano fosse comuni

L’epidemia da coronavirus si sta espandendo sempre di più in Brasile, nonostante i dati ufficiali e le dichiarazioni del presidente Jair Bolsonaro confermino l’esatto opposto. Stando alle dichiarazioni dei diversi sindaci, in alcune metropoli del Brasile, si sta consumando una vera e propria ecatombe. Come nel caso di Manaus, capitale dell’Amazzonia, dove si contano cento vittime al giorno.

Il sindaco Aldo Virgilio Neto, parla di un disastro senza precedenti:” Qui le persone muoiono nelle proprie case, senza neanche un’adeguata assistenza sanitaria. Per far fronte al numero sempre più crescente di morti, siamo costretti a costruire delle fosse comuni. Ormai nel cimitero di Nossa Senhora Aparecida, non ci sono più posti”.

Una situazione drammatica, che spinge i vari sindaci a chiedere l’intervento al G7, l’organizzazione intergovernativa ed internazionale, composta dai sette Stati economicamente più forti come: Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e America.

Epidemia sanitaria in Brasile: l’accusa al presidente Bolsonaro

“Il presidente Bolsonaro sta insabbiando i dati ufficiali” questa l’accusa mossa da diverse autorità istituzionali brasiliane contro il presidente Bolsonaro. Sono molte le polemiche contro la gestione della pandemia ad opera del presidente brasiliano. Soprattutto in seguito alla rimozione del ministro della Salute Luiz Mandetta, accusato di attuare una politica eccessivamente restrittiva per contrastare la diffusione del Covid-19.

A quanto pare infatti, l’ex ministro Mandetta era concorde con le misure di prevenzione adottate dall’OMS. Più volte aveva messo in guardia i cittadini sul come affrontare questa epidemia, facendo leva sul distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il divieto di assembramenti. Tutte decisioni a quanto pare non condivise dallo stesso Bolsonaro, che dall’inizio dell’epidemia ha sempre minimizzato i toni.

Ma questo modo di fare sicuramente non gioca a suo favore. Secondo indiscrezioni infatti, le dimissioni del ministro Mandetta, aprono una fase di incertezza sul gradimento del presidente Bolsonaro. Un sondaggio di uno dei principali istituti del Brasile, ha evidenziato come il 76 per cento dei cittadini fosse d’accordo con le decisioni prese dal ministro della Salute e che solo un esiguo 33 per cento fosse dalla parte di Bolsonaro.

La deforestazione una delle cause dell’incremento dell’epidemia

“I trafficanti di legname e l’incessante deforestazione dell’Amazzonia, ha senz’altro contribuito alla diffusione del coronavirus”. Questa la denuncia da parte dell’arcivescovo di Porto Velho, dom Roque Paloshi e dalla rete ecclesiale panamazzonica. Secondo le loro affermazioni, la deforestazione ed il via via incessante dei trafficanti di legname, hanno contribuito alla rapida diffusione del virus.

Nell’ultimo anno si è registrato un incremento del 30 per cento, con 9.762 chilometri quadrati di foresta distrutti. Questa una delle più grandi colpe attribuite all’amministrazione del presidente Bolsonaro, accusato di favorire chi commette crimini ambientali ed il completo annientamento delle popolazioni indigene.

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