AttualitàCronaca

Caccia al pedofilo via web per vincere la noia del lockdown

Giovani sul web fanno gruppo per individuare i pedofili: parte la giustizia fai-da-te, ma le autorità di polizia invitano a segnalare i casi.

Tutto é iniziato in Olanda: alcuni giovani, insieme sul web per scovare online sospetti di pedofilia, ne rintracciano alcuni e li aggrediscono. Poi, in tutta Europa, la vicenda fa proseliti.  A partire dal luglio 2020 ad oggi, sono ormai più di 250 i casi di gruppi di ragazzi che, tramite portali online, cercano di avvicinare dei sospetti pedofili per fare giustizia “in proprio”.

Tutto si implementa nei mesi del primo lockdown, quando il coronavirus costringeva in casa tutti i cittadini europei. E’ li’ che aumenta il numero di gruppi social, costituiti fra migliaia di giovani, che si fanno giustizieri, sostenendo di muoversi per un “bene comune”.

I piu’ famosi, su Facebook, si fanno chiamare “Pedohunters NL” e “Pedophiles unmasked”.

Cos’è successo?

Un caso per tutti: verso la fine di ottobre di quest’anno, un olandese, Jan Kruitwagen, insegnante in pensione di 73 anni, viene attirato da una chat per omosessuali e convocato per un incontro erotico nel parco di Arnhem. Un “appuntamento al buio” che non finisce bene. Una gang di giovani lo stava aspettando per aggredirlo, picchiandolo crudelmente. L’uomo muore poche ore dopo.

Un altro episodio, sempre in Olanda, riguarda un un presunto molestatore che viene assalito nella provincia di Zeeland, finendo in ospedale. Nello stesso comune un altro uomo e’ costretto a nascondersi, in seguito alla pubblicazione della sua foto sui social.

La polizia olandese ha lanciato un appello a tutti i cittadini, chiedendogli di fermare la “caccia all’uomo”: “Smettetela di provocare e di fare gli investigatori”, ha affermato Oscar Dros, responsabile della divisione d’indagine regionale. ”Cosi’ non siete d’aiuto…” 

Ferdinand Grapperhaus, il Ministro della Giustizia, ha invitato i cittadini a rivolgersi immediatamente alle autorità nel caso vi fosse un sospettato di abuso e di evitare gli incontri personali.

Per l’omicidio del professore ad Arnhem sono stati fermati sette adolescenti: due sono ora in stato d’arresto, uno solo è maggiorenne. L’avvocato di un quindicenne ha riferito alla stampa che “l’idea di dare la caccia ai pedofili è principalmente nata dalla noia creatasi in questi tempi di pandemia”.

La commemorazione

Ad Arnhem, il 7 novembre scorso, si sono riuniti in strada, come elemento di commemorazione, i vicini di casa dell’ormai defunto insegnante ed alcuni dei suoi ex studenti per deporre fiori e candele nel luogo dell’aggressione.

Il sindaco, Amhed Marcouch, ha definito l’accaduto come “un crimine orribile” ed ha in seguito affermato che Jan Kruitwagen non aveva alcun precedente penale per abusi sessuali, nonostante avesse accettato, nel giorno della sua morte, di incontrarsi con un ragazzo minorenne.

In seguito alla commemorazione, il capo della Polizia Oscar Dros ha ribadito come il comportamento di questi giovani che decidono di operare da vigilanti sia inutile, dal momento che le prove che pensano di ottenere sono molto spesso insufficienti o inesatte. Il fenomeno, tuttavia, non é diffuso solo in Olanda.

Non solo in Olanda

Nel Regno Unito si parla ormai di piu’ di 100 episodi alla settimana di aggressione mossi dai Ocaag, un gruppo online creato contro i molestatori.

Ma in Scozia una Corte di giustizia già impugna uno dei casi di pestaggio di gruppo. “Gli interessi dei bambini hanno priorità rispetto a quelli dei molestatori”, scrivono i giudici, legittimando, in qualche modo, la “giustizia fai-da-te” e citando l’articolo 8 della Convenzione Europea sui diritti umani. Non c’é dubbio che siamo appena all’inizio di un caso che farà discutere.

Daniela De Gregorio

Back to top button