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Calcio e Befana: storie di streghe a Benevento

Qualche anno fa il Benevento era andato sulla bocca di tutti per la sua prima storica promozione in A. Poi mantenere la categoria purtroppo non è mai semplice e i giallorossi hanno fatto un po’ la spola tra il massimo campionato e la Serie B, rimanendo comunque sempre su alti livelli. Tuttavia un fattore aveva colpito e portato a diversi approfondimenti riguardo la squadra campana ed era lo stemma. Dal 2005 infatti nel logo c’è una strega a cavallo di una scopa, come nell’immaginario collettivo viene raffigurata una befana: un unicum nel calcio italiano di alto livello.

Calcio e Befana: Benevento, il logo risale al 2005. La fama di “Città delle streghe” ben prima

Calcio e Befana: storie di streghe a Benevento

Prima di ritrarre la strega sul proprio logo, il Benevento aveva avuto in precedenza il cinghiale stolato. Poi dal 1990 la prima apparizione di uno stregone, sostituito nel 2005 dalla strega che conosciamo oggi. Ma perché ritrarre una strega nello stemma? La stessa Benevento in realtà è nota per essere la cosiddetta città delle streghe e la sua fama si deve ad un’opera latina, il “De nuce maga beneventana” di Pietro Piperno.

Con ogni probabilità ci si riferiva ai riti attuati dai Longobardi nei pressi del fiume Sabato, che scorre tra Avellino e Benevento. All’interno di questi riti alcune donne pare che saltassero attorno agli alberi. Un’altra teoria invece riporta che si trattasse di sacerdotesse della tribù dei Samentes, dotate di poteri magici e divinatori. C’è chi sostiene che gli stessi Samentes si facessero coinvolgere dai riti longobardi. Sta di fatto che l’idea delle streghe è rimasta ben presente e ai tempi dell’Inquisizione se ne subirono le conseguenze.

Janare a Benevento, Janas in Sardegna

A Benevento le streghe presero dunque il nome di Janare, Janara al singolare, con la leggenda che nacque appunto in epoca longobarda. L’origine latina appare chiara con un riferimento a Dianara, ovvero una sacerdotessa di Diana, così come da ianua che significa porta. Indica dunque, simbolicamente come queste figure fossero poste all’ingresso di un eventuale tempio. Questa seconda ipotesi sembra però più complicata, in quanto non potrebbe ricollegarsi in modo lineare al mito longobardo.

Il fatto curioso però è che, attraversando il mare, anche in Sardegna sono presenti tra le leggende locali le Janas. Queste erano equiparate a delle fate con poteri sia benevoli che malevoli, abili tessitrici e con il dono della profezia e anche loro vivevano nei boschi. L’etimologia appare la stessa, ovvero da Diana, che sarebbe rappresentata come dea madre della fertilità.

Come si arriva alla Befana?

Tornando alla Janara di Benevento, ci ricorda un po’ nel suo disegno la rappresentazione della Befana e anch’essa ha un’origine antica. Il nome in questo caso deriva dal greco Epifania, ovvero apparizione o manifestazione ed è per questo che la festeggiamo appunto nel giorno dell’Epifania. Se nella tradizione cristiana questa festa è relazionata al passaggio dei Re Magi, nella tradizione laica ci si riferisce all’anno passato, ormai concluso e rappresentato dalla vecchiaia della Befana, e i doni che porta sono i buoni auspici per l’anno nuovo.

La scopa invece, nella tradizione di diverse regioni italiane, non è solo lo strumento attraverso cui la Befana vola, ma anche lo strumento con cui, spazzando in terra nelle case in cui porta i dolciumi e giocattoli, spazza via i problemi dell’anno passato. La sua storia risale fin dal X secolo a.C. attraverso una connessione ai riti pagani propiziatori legati ai cicli stagionali dell’agricoltura. Chissà che alla fine tra la Janara, la Janas e la Befana stessa non ci sia un collegamento ben più profondo.

Maria Laura Scifo

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