A causa del Coronavirus, abbiamo dovuto forzatamente allontanarci dai nostri circoli. Ci lavora qualcuno oppure no? Ma soprattutto, come ritroveremo i nostri campi?

Un aiuto della Federazione ai Campi da golf

La sabbiatura di un green dopo la carotatura
Photo Credit: pitchcare.com

Si sentono molte lamentele da parte dei giocatori. C’è chi ha speso delle importanti cifre per iscriversi al circolo e non l’ha potuto vivere e, probabilmente, non lo vivrà fino a giugno o luglio, con la stagione ormai nel boom.
Allo stesso tempo i campionati e le gare nazionali saranno da rivedere completamente su tempi e luoghi. Tutti i giocatori a caccia di punti nell’ordine di merito sono con il dubbio di poterne ancora agguantare qualcuno quest’anno, in quanto i calendari sono completamente da rifare con la forte probabilità che l’anno sia probabilmente nullo.
Ad esempio, è notizia di venerdì 27 marzo, che i campionati dilettantistici della pallacanestro sono ufficialmente conclusi, è un rischio che corrono anche i giocatori agonistici di golf.

Queste sono ipotesi, ciò che è certo invece: i 100€ di tessera già versati.
Sarebbe forse necessario che la Federazione facesse un grande sforzo, un’ipotesi potrebbe essere quella di versare parte della somma a favore dei circoli italiani.

Come mai questa proposta?

Si vedono sui social dei circoli, foto del loro impegno costante nel mantenere il campo quanto più possibile in forma.
I tipici lavori straordinari difficili da fare con i giocatori al pascolo, ora si possono fare liberamente. Le carotature dei green e la semina (nel rispetto dei sempre risicati budget), il rifacimento dei bordi dei bunker e degli ostacoli d’acqua.

La formazione dei greenkeeper dell’Augusta National, tagliano il farway nello stesso momento e nella stessa direzione.
Photo Credit: nationalclubgolfer.com

Moltissimi circoli lo stanno facendo e dobbiamo ringraziarli per questo. Essendo i campi da golf dei grandi polmoni verdi, i dipendenti possono sempre lavorare in sicurezza e godersi anche lo spettacolo che il campo da golf deserto può offrire.

Un operaio che taglia con una macchina singola, macchinario utlizzato per i green.
Photo Credit: englandgolf.org

Per questo sarebbe utile l’intervento diretto della federazione in aiuto dei circoli, dai più piccoli ai più rinomati. Dal piccolo campo pratica al percorso di 36 buche. Questa può essere una grande occasione per la federazione e per i circoli rilanciandosi agli occhi del mondo, anche in vista della (non più sicura, almeno per la data) Ryder Cup.

Non dimentichiamo chi cura i nostri campi da golf

Una squadra di greenkeeper
Photo Credits: dailybuisnessgroup.co.uk

Un consiglio? Quando al nostro rientro colpiremo male una palla e ce la prenderemo con il terreno, quando dopo un colpo non metteremo la zolla, quando dopo una uscita dal bunker non avremo voglia di rastrellare, quando dopo aver preso il green non alzeremo il pitch mark, magari pensiamo a quei giorni in cui eravamo costretti in casa e qualcuno si stava sacrificando per il nostro (futuro) diletto.

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