Cronaca

Carles Puigdemont scappa a Bruxelles e chiede asilo politico

Carles Puigdemont, insieme a suoi cinque consiglieri, si trova a Bruxelles, in Belgio, per chiedere asilo politico. Puigdemont si è affidato all’avvocato per i diritti umani Paul Bekaert, in passato difensore dei terroristi dell’Eta. Ecco perché Puigdemont non avrà l’asilo

Dopo appena qualche giorno dalla dichiarazione di indipendenza della Catalogna, Carles Puigdemont già non si trova più nel suo ufficio di Barcellona.
Carles Puigdemont, con a seguito 5 suoi consiglieri, si troverebbe ora a Bruxelles, in Belgio, unico paese dell’Ue che ha dimostrato una minima apertura nei suoi confronti.

Appena il procuratore generale spagnolo Juan Manuel Maza ha fatto sapere di voler incriminare l’ex presidente catalano per ribellione e sedizione (rischia 30 anni di carcere), Carles Puigdemont già non si trovava più presso il Palau de la Generalitat de Catalunya, sede del governo indipendentista.
Carles Puigdemont sarebbe partito con largo anticipo, temendo l’incriminazione, dopo aver proclamato l’indipendenza della Catalogna. Di lui non si avevano apparizioni o notizie già da venerdì. Egli aveva però pubblicato una foto-fake che lo raffigurava a lavoro nel suo ufficio proprio mentre era già in Belgio, probabilmente scattata in passato.

Carles Puugdemont dovrà comparire nei prossimi giorni davanti al tribunale spagnolo e se ciò non avverrà il procuratore generale Juan Manuel Maza potrà richiederne l’arresto cautelare visto il pericolo di fuga.
Per ora, però, le autorità spagnole non sembrano essere preoccupate. L’obiettivo primario è quello di riconquistare lentamente il controllo sulla Catalogna, dopo aver sciolto il parlamento e destituito il governo.

Porte chiuse da Bruxells e dalla Istituzioni europee

Carles Puigdemont e i suoi consiglieri, Joaquim Forn, Meritxell Borrás, Dolors Bassa, Meritxell Serret e Antoni Comin chiederanno probabilmente asilo in Belgio. L’ipotesi era stata avanzata dal ministro belga Theo Francken, membro dell’Alleanza Neo-Fiamminga Nva. Sembra però che il primo ministro belga Charles Michel abbia già chiuso le porte in faccia all’ex governatore catalano.

L’ipotesi «non è assolutamente all’ordine del giorno» – ha affermato Michel.

Porte chiuse anche da parte delle istituzioni europee. Sarebbe stato diramato l’ordine a tutti i membri delle istituzioni Ue di non intrattenere rapporti con Puigdemont e i suoi collaboratori. I “fuggiaschi” non devono assolutamente avere la possibilità di aprire dibattito con l’Unione Europea che, in nome dell’unità tra i paesi che ne fanno parte si è chiamata fuori dai giochi.
Se vorrà, sarà solo il governo belga a dover trattare con Puigdemont e il suo seguito.

La richiesta di asilo politico

L’asilo politico, strumento riconosciuto dal diritto internazionale a protezione degli stranieri, può essere concesso in base all’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951. La nostra Costituzione lo prevede all’articolo 10, terzo comma.
Presupposto per poter chiedere l’asilo politico è lo status di rifugiato internazionale: Carles Puigdemont dovrebbe dimostrare di essere scappato dal proprio Paese perché costretto dal Governo in carica e di temere, nel caso che qui ci riguarda, di essere perseguitato per le sue idee politiche. Nel caso in cui egli riuscisse a vedersi accordato l’asilo politico gli spetterebbe la protezione internazionale all’interno del paese ospitante il quale, sulle medesime prerogative dell’asilo non potrebbe nemmeno estradarlo ove fosse condannato in Spagna.

Perché difficilmente l’asilo politico verrà concesso

Le istanze di Puigdemont non sembra possano però essere facilemente accettare. Egli in Spagna non è stato perseguitato per le sue idee ma semplicemente perché ha violato la Costituzione, legge primaria di ogni paese che ne dispone, all’interno della quale le idee di ognuno devono trovare espressione. Inoltre, la Costituzione spagnola, conosciuta per essere molto liberale, garantisce uno stato di diritto assai incompatibile con il rischio di persecuzione, come sottolineato anche dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, non appena venuto a conoscenza della richiesta di asilo da parte di Puigdemont.

Per cercare di garantirsi asilo politico, Carles Puigdemont, inoltre, si è affidato all’avvocato Paul Bekaert, che avrebbe già incontrato a Bruxelles, specializzato nella tutela dei diritti umani e in passato salito agli onori della cronaca internazionale per aver preso le difese dei membri dell’Eta, l’ex movimento terroristico che si batté per anni per l’indipendenza dei Paesi Baschi (il che è tutto dire).

Difficilmente l’ex presidente catalano e i suoi adepti riusciranno ad ottenere asilo politico dal Belgio. Sia per i motivi tecnici in chiave di diritto appena illustrati. Sia perché difficilmente il Belgio, centro nevralgico delle istituzioni europee, si renderà protettore di una persona che ha attentato all’unità di un paese come la Spagna, membro dell’Ue.

Nel frattempo la maggioranza indipendentista catalana sembra aver subito i primi duri colpi dopo l’avvenuta dichiarazione di indipendenza. In molti si sono uniti alla marcia per l’unità del paese, altri si sentono traditi dalla fuga del loro presidente. Cosa succederà?
Lo sapremo forse il 21 Dicembre, data per la quale Mariano Rajoy ha indetto nuove elezioni per eleggere le istituzioni catalane. I movimenti indipendentisti potranno ovviamente parteciparvi, così anche Carles Puigdemont, se non sarà già in carcere o in asilo in Belgio.

#Metropolitan Magazine

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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