Cinema

“C’è tempo”, gli aneddoti del vecchio cinema

“Quand’è che si smette di essere bambini?”. È sempre meglio poter rispondere “C’è tempo“: stasera in tv la commedia scandita dal passo lento di provincia, dove il ritmo è quiete, perché chi sogna non ha fretta. Il film che non ti aspetti di Walter Veltroni, che narra retroscena di Bertolucci e il suo “Novecento“, di ScolaFelliniTruffaut, fino all’apparizione di Jean-Pierre Léaud il divo di “Ultimo Tango a Parigi”

Amarcord di commedia all’italiana

C’è tempo, foto da Termometro politico

In un piccolo paese del Piemonte, un quarantenne visionario e pittoresco, Stefano (Stefano Fresi), studia aquiloni, guarda arcobaleni, e rimane un sognatore dalle insolite occupazioni. E un unico lavoro che da precario, gli consente di sostenersi: la manutenzione di uno specchio che, riflettendo i raggi del sole, illumina la piazza del centro. Alte montagne a far da cornice nel piccolo comune piemontese di Viganella, che nel 2006 fece realmente parlare di sé, con l’installazione di un enorme specchio in grado di rimbalzare la luce del sole sul paesino, altrimenti oscurato dalle alture circostanti durante i mesi invernali. Per cento mila euro, Stefano accetta la tutela di un fratellastro tredicenne, scoperto improvvisamente alla morte del padre. Il piccolo Giovanni (Giovanni Fuoco), profondamente diverso, che abita a Roma, e non accetta subito la parentela: “È nei miei diritti rifiutarmi? Non mi ci vedo proprio con Balù!

Insieme, i due fratelli, si compenseranno; il giovane più saggio e il grande immaturo. Ci sarà una ritrovata alchimia nel viaggio di ritorno da Roma, contro ogni pronostico. Soprattutto della moglie di Stefano, che voleva incassare la quota e collocare il bambino in collegio. Ma il vagabondare in auto, nella Volkswagen Cabrio 1300, avrà risvolti inaspettati. Ciascuno avrà bisogno dell’altro. Stefano Fresi è alla prima esperienza da protagonista. Affiancato nel film, da un fratello saputo e dotto, iper cinefilo tredicenne Giovanni; odia i social e conosce “I quattrocento colpi” di Truffaut e “La prima notte di quiete” di Zurlini. Ama visceralmente il cinema perché gli fa vivere i mondi che gli sono stati negati, e Jean-Pierre Léaud, l’attore francese noto per “Le Pornographe” (2001) e “Effetto notte” (1973), che apparirà in carne e ossa nel film. Veltroni ha messo in bocca la propria sapienza cinematografica ad un pargolo. Come quella che aveva lui già da bambino. Ben 50 citazioni nel film, tratte dai grandi maestri del cinema italiano e internazionale.

Il grande cinema di tutti i tempi

Ex sindaco di Roma, politico che tutti conoscono. La pacatezza, il sacro rispetto verso l’avversario politico, sono la sua bandiera. Ma Veltroni ha un’altrettanto dichiarata passione per il cinema. Si esula dai suoi precedenti filmati-documentari, e dalle mete africane, per un film on the road nel 2019; “C’è tempo“, buoni sentimenti e tenere fantasie, che non si trattengono in un viaggio lungo tutta l’Italia. Walter Veltroni è un fanciullo cresciuto, attaccato ai suoi ricordi d’infanzia, a quel cinema che scruta fin da tenera età. Nel film fa sfoggio di segreti di cellulodie: la padella de “La grande guerra“, un abito indossato da Sophia Loren in “Matrimonio all’italiana“, segreti di set cinematografici, il cinema “Fulgor” di Federico Fellini, l’elmetto di “Brancaleone alle crociate“. Il cinema italiano più nobile come fonte d’ispirazione del suo film: da Scola a Mastroianni, passando per “Novecento” di Bertolucci e strizzando l’occhio al cinema riminese amato da Fellini.

Lo stesso Veltroni dice: La vita è tenere dentro di sé la coscienza di essere stati bambini”Lui, non ha mai fatto mistero dell’aspirazione artistica, che, se non lo rende cineasta di mestiere, almeno ne fa un politico di sensibilità. Con un film che come il vecchio cinema, vuole comunicare significati e messaggi sociali e politici, in modo non aristocratico. Ma semplice. Il simbolo è l’arcobaleno, il contrario del labirinto. Stefano, in una scena all’indietro nel tempo, si rivede davanti il cartellone dei gelati anni ’80. L’anteprima plastificata, del contenuto del freezer ghiacciato. E sceglie al banco del bar il suo preferito, ‘l’arcobaleno’. Un ghiacciolo a tre colori. E lo stecco in mano, diventa una bacchetta magica che accende la fantasia, tra visioni e realtà che si mescolano in cielo. Immaginazioni che in un fanciullo possono essere condizionanti da marcarlo per sempre, lasciandolo un sognatore a vita. Ma Veltroni la vede così, è un eterno sentimentale, senza pudore. Nel film anche la partecipazione del simpatico Max Tortora, Giovanni Benincasa noto autore tv, Laura Efrikian ex moglie di Gianni Morandi.

L’inedito dell’amico Lucio Dalla

C’è tempo” stasera in tv, è l’ultimo film italiano in cui appare la Cattedrale di Notre-Dame prima dell’incendio del 15 aprile 2019, che ne danneggiò gravemente struttura e tetto. Con momenti di rivalità calcistica tra romanisti e laziali fra Max Tortora carabiniere, e il suo collega “Chinaglio”. I dialoghi sono molto semplici, quasi tronchi. Le musiche scelte con cura, accompagnano le scene e cercano di completare i monologhi. Affidando alle note ciò che non si esprime con le parole. Il titolo stesso, è un omaggio al testo omonimo di Ivano Fossati: “Dicono che c’è un tempo per seminare, E uno più lungo per aspettare, recitano i versi della canzone. Anche la cantautrice jazz Simona Molinari partecipa nell’inedita veste di attrice: nel ruolo di una cantante in tour, che con sua figlia, si unirà al viaggio. I brani che si alternano sono “Stella Stai” di Umberto Tozzi, e Lo Stato Sociale con “Sempre lo stesso, sempre diverso“, scritto appositamente per il film.

E c’è l’inedito di Lucio Dalla del 2010 “Almeno pensami“, che fu interpretato da Ron al Festival di Sanremo 2018. Aggiudicandosi il quarto posto e il Premio della critica Mia Martini. Ma nella pellicola, c’è la versione originale interpretata e realizzata in studio dallo stesso Lucio Dalla. La Fondazione del cantante bolognese, ha accettato l’idea che la canzone fosse utilizzata per la prima volta nel film, in ragione dell’autentica amicizia tra Lucio e Walter. “Nel buio dell’oggi i buoni sentimenti sono la vera rivoluzione”, dice Veltroni. L’intento di “C’è tempo“, è far commuovere e sorridere, come un tempo avveniva al cinema per le grandi, vere, commedie. C’è tempo per ricordarsele.

Federica De Candia Seguici su Google News

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