BRAVE

Certificato di verginità: perchè i medici francesi non voglio abolirlo

È dal 2018 che in Francia si parla di abolire il certificato di verginità. Una richiesta mossa  da Onu Human Rights, Onu Women, dall’OMS e anche dal Ministro dell’Interno Gérald Darmanin.

Parliamo di una visita ginecologica volta a controllare l’integrità dell’imene, al fine di rilasciare il certificato a futuri mariti o famiglie. Una pratica barbara e anacronistica (per non dire folle), che alcuni medici laici ancora difendono.

Noi BRAVE ci siamo chieste: perchè?

Il certificato di verginità serve a proteggere le ragazze

In Francia, l’Islam è la seconda religione più diffusa dopo il cattolicesimo: tra il 5 e il 10% della popolazione. Molte famiglie musulmane richiedono questo certificato per far sposare la figlia senza complicazioni. Una pratica che era diffusa anche in Italia: abbiamo tutti/e sentito racconti di lenzuoli insanguinati esposti, e conosciamo tutti/e il mito della “prima notte di nozze”.  Secondo molti medici, rifutarsi di rilasciare questi  certificati, lascerebbe molte ragazze a visite mediche clandestine, o a pratiche più umilianti e dolorose. Inoltre, un certificato di verginità rilasciato da un medico laico, può essere un’occasione per la ragazza di raccontare degli abusi e magari ricevere protezione.  

Il falso mito della verginità

Se nel 2020 esiste ancora la necessità di un certificato di verginità, è perchè abbiamo ancora una visione del sesso ignorante e fallocentrica.

Oggi sappiamo che l’imene è una membrana che cambia da donna a donna. Per alcune è spessa, per altre elastica e a volte potrebbe essere assente. Ormai sappiamo che non tutte perdono sangue al loro primo rapporto sessuale, quindi il mito del lenzuolo sanguinato, era una falsa prova, alla pari di un certificato.

D’altra parte, parliamo di verginità come se riguardasse solo la penetrazione. Il sesso orale, il petting, il sesso anale e qualunque altra pratica, sono lasciate in disparte.

 Sarebbe bello se iniziassimo a smettere di perdita della verginità, rimandando sempre al pene che lacera una membrana, e iniziassimo a vedere il sesso come un gioco bello e variegato, in cui essere vergine o meno, non ha nessun significato. Se volessimo partire dal linguaggio, potremmo semplicemente smettere di dire “perdere la verginità”, e parlare invece di “debutto sessuale”. In fondo, quando inizi a fare una cosa nuova, non stai perdendo proprio nulla.

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