Il modello di intelligenza artificiale ChatGPT sviluppato da OpenAI non sta per fallire, sia chiaro. Eppure, rispetto al mese precedente è stato registrato un arresto della crescita e un aumento delle disinstallazioni pari al 132%. Si tratta soltanto di un calo fisiologico, una relativa stabilizzazione oppure c’è dell’altro?
ChatGPT sta davvero subendo un calo?
Dobbiamo tener conto di alcuni fattori importanti per comprendere il fenomeno. Il primo punto è legato al tempo. ChatGPT, infatti, è stato lanciato a novembre 2022. Nei tre anni e mezzo dal suo rilascio un’ipotetica stabilizzazione non sarebbe del tutto folle. Nell’arco di pochissimo tempo è diventata una delle applicazioni consumer con la crescita più rapida della storia: parliamo di oltre 100 milioni di utenti che hanno scelto di utilizzare il modello IA. È apparso strano, però, che questo calo si sia verificato soltanto di recente. Anche se sono stati avanzati paragoni con le altre intelligenze artificiali per giustificarne il rallentamento, è emerso un altro punto importante. Pare, infatti, che l’arresto della crescita e le disinstallazioni siano avvenute quando OpenAI ha siglato un accordo con il Pentagono lo scorso febbraio. È molto probabile che sia stato il malcontento esternato dagli utenti a portare questi risultati.
In merito a ciò, la società di analisi Sensor Tower ha riportato un aumento del 132% delle disinstallazioni su base annua rispetto allo stesso periodo del 2025, riferendosi specificamente ai dispositivi mobile. Anche se l’accordo con il Pentagono ha indubbiamente avuto un ruolo, è importante sottolineare ChatGPT ha ugualmente subito a gennaio un aumento di utenti attivi al mese pari al 168% e del 78% ad aprile. Su base annua, invece, i download di ChatGPT sono aumentati del 14% negli ultimi mesi. Un elemento che emerge è che gli utenti, viste le opzioni a loro disposizione, stanno iniziando a vagliare anche altre alternative di chatbot più settoriali.
Stefania Cirillo





