Che cos’è la libertà? Rivoluzione, arte, musica

Parlare di rivoluzione con l’arte e la musica: il dipinto “La Libertà che guida il popolo” di Delacroix e “Viva la Vida” dei Coldplay

Che cos’è la libertà? Guardiamo il telegiornale, sfogliamo un quotidiano, facciamo scorrere il pollice sul telefono per dare un’occhiata ad alcune testate online. Cambia il medium ma non la notizia: guerre, crisi, omicidi, riscaldamento globale, truffe, morti e morti. Veniamo bombardati da così tanta cronaca nera che non solo non riusciamo più ad essere positivi, ma nemmeno abbiamo più il tempo di scandalizzarci per qualcosa, perché già si pensa alla disgrazia successiva.

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Jacques-Louis David – “La morte di Marat”
(Foto dal web)

Che cos’è la libertà? Condizione per la quale l’uomo si (ab)batte da millenni. Eppure in certi momenti storici abbiamo ottenuto la libertà, e sarebbe bello ricordarsi più spesso delle vittorie dei “buoni”: ieri è stato l’anniversario del crollo del muro di Berlino, i nazisti hanno perso la seconda guerra mondiale, l’apartheid è ora considerato un crimine contro l’umanità, i francesi hanno ghigliottinato quei sovrani a cui non importava del proprio popolo.

Ma dalla storia non si impara mai, e non troppi anni dopo la Rivoluzione francese, nel 1829, si crea un nuovo governo autoritario, che porta ad una nuova ribellione. “Sarà il caso, questa volta, che i futuri re si ricordino di non farci arrabbiare”. Avranno pensato i francesi. Sarà il caso di ricordare, quello che è successo.

Per fortuna esisteva Eugène Delacroix, uno dei principali esponenti del romanticismo francese. Il pittore ha deciso di immortale l’insurrezione del 1829 nel celebre dipinto “La Libertà che guida il popolo”

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Eugène Delacroix – “La Libertà che guida il popolo”
(Foto dal web)

Protagonista è la Libertà, che cammina a testa alta, contro il potere autoritario. Regge il tricolore e si fa strada fra le barricate, vincitrice, mentre personaggi provenienti da tutte le classi sociali la sostengono. La celebrazione del patriottismo e il messaggio di speranza hanno reso la tela un capolavoro pittorico atemporale.

Il quadro è, in effetti, diventato simbolo della Rivoluzione francese e dei suoi ideali di libertà, uguaglianza e fraternità. È stato rappresentato sulle banconote, è diventato simbolo del femminismo e dei movimenti studenteschi nel ’68.

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Frame del video “Viva la Vida” dei Coldplay
(Foto dal web)

La sua iconografia ha attraversato i secoli, fino ad arrivare al 2008, quando i Coldplay hanno inciso l’album “Viva La Vida or Death and All His Friends”. La copertina del disco altro non è se non il dipinto di Delacroix, che viene utilizzato anche nel videoclip di “Viva la Vida”, settima traccia della raccolta.

Il testo della canzone è un melting pot di nessi storici e religiosi, nei quali si possono individuare riferimenti a vecchi sovrani che, in tempi passati, hanno governato un regno, per poi finire in miseria a causa di insurrezioni.

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Copertina del disco “Viva La Vida or Death and All His Friends” dei Coldplay
(Foto dal web)

“One minute I held the key / Next the walls were closed on me / And I discovered that my castles stand / Upon pillars of salt and pillars of sand”.

Così inizia il brano. La rivoluzione torna anche in qualche strofa successiva: “Revolutionaries wait / For my head on a silver plate”.

Il messaggio di Delacroix non viene solo interpretato, ma anche sviluppato dai Coldplay. Infatti, il castigo del despota non si limita alla rivolta e alla perdita della ricchezza terrena, ma supera i confini sensoriali, condannandolo alla dannazione eterna. “For some reason I can’t explain / I know Saint Peter won’t call my name”. San Pietro, guardiano del paradiso, non lascerà dunque entrare il vecchio monarca.

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Pellizza da Volpedo – “Il Quarto Stato”
(Foto dal web)

Viva la vita, o la morte e tutti i suoi amici. La canzone, l’album, Delacroix: sembrano moniti, come a voler dire “se non sei in grado di celebrare la vita, non ne sei degno, e finirai per cadere nel buio”.

I secoli passano, il mondo cambia e cambiano i suoi protagonisti. Ma cadiamo sempre negli stessi buchi neri, quasi non volessimo imparare dalla Storia. Le guerre, oggi, hanno solo diverse coordinate geografiche e armi più letali. 

Servirebbero più arte e più musica, a ricordarci cosa dobbiamo evitare e per cosa, invece, vale la pena lottare.

 

 

Laura Bartolini

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